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Navicella a vapore, tante risate e si va su Marte.

In questi ultimi anni le varie agenzie spaziali mondiali stanno investendo molto del loro tempo e del loro denaro per sviluppare tecnologie che possano finalmente portare il primo uomo su Marte. Cosa accadrebbe, però, se due inglesi del diciannovesimo secolo arrivassero su Marte semplicemente utilizzando delle tecnologie disponibili in quell’epoca? Questo è ciò che viene narrato in 39 Days to Mars, una divertente e bizzarra avventura cooperativa realizzata da una sola persona che ha deciso di aprirsi un one-man-studio dal nome di It’s Anecdotal. Questa è la nostra recensione.

Trama

39 Days to Mars è ambientato nel diciannovesimo secolo e i protagonisti sono due aristocratici inglesi: Sir Albert Wickes e Clarence Baxter. La loro vita quotidiana è abbastanza monotona e la vivono con estrema tranquillità tra varie passeggiate al parco, il classico tè delle cinque, le discussioni sullo stato del paese e della politica, le letture dei giornali e insomma, tutti i classici cliché della vita dei ricchi inglesi di quel periodo. Un giorno i due uomini decidono di annullare questa monotonia e di imbarcarsi in un viaggio tanto arduo quanto avvincente: andare verso il famoso Pianeta Rosso, Marte. Le tecnologie adoperate, però, sono alquanto antiquate e improbabili. Verranno usati una nave spaziale a vapore, palloni aerostatici e addirittura dei pedali. Questo è quindi il preambolo di questa bizzarra avventura indie da giocare da soli o in cooperativa locale.

Gameplay

Il gioco si presenta come un colorato puzzle game bidimensionale dallo stile illustrato simile ai vecchi libri fantastici o ai giornali di circa due secoli fa. I protagonisti, infatti, avranno delle movenze come se fossero degli schizzi su fogli ingialliti (arancioni per l’esattezza) mentre passano da un enigma all’altro chiedendoci di risolvere dei problemi di logica e di abilità tutt’altro che semplici. Gli enigmi sono numerosi, ma già dai primi possiamo comprendere lo stile molto britannico del titolo grazie al sempre presente british humor ed un doppiaggio completamente in inglese dall’accento inconfondibile. Non si può andare in viaggio, ad esempio, senza indossare l’iconico cappello, non si può fare qualcosa senza aver fatto spuntino o bevuto il tè delle cinque e così via. Queste azioni fanno parte del gameplay perché non sono altro che piccoli enigmi o minigiochi.

Ad esempio il minigioco della preparazione del tè vi inviterà ad usare l’acqua di mare bollente, zucchero e latte per creare il tipo di bevanda che i due protagonisti vogliono in quel momento. In un’altra fase del gioco necessiterà trasferire una chiave appesa ad un amo da un punto ad un altro della mappa facendola passare attraverso vari ostacoli. Insomma, gli enigmi consistono anche nel rimettere insieme dei pezzi, nel mettere il giusto ordine in un determinato luogo e nel seguire delle precise azioni. Ogni minigioco ha le proprie regole, ma tecnicamente consistono solo nella pressione di un tasto o gli stick del controller.

Gli enigmi si faranno sempre più difficoltosi man mano che l’astronave si avvierà verso lo spazio profondo. In tutto questo si potrà esplorare interamente l’astronave in stile steampunk con cui si potrà interagire e analizzare le varie azioni da compiere. Nei 39 giorni di viaggio avremo a che fare con problemi tecnici ed imprevisti che dovremo sistemare risolvendo vari enigmi. Il tutto è studiato per essere affrontato sia in collaborazione che da soli. Inoltre sono presenti anche delle missioni secondarie davvero intriganti.

Comparto tecnico

39 Days to Mars è un gioco visivamente bello, ma non mostra nulla di eccelso. Lo stile minimale simile ad una illustrazione è originale e d’impatto, ma la mancanza di una grafica 3D lo rende molto semplice e pulito. Il mondo di gioco è però molto originale ed estremamente curato nei dettagli sia visivi che sonori. Il tema di fondo è il british ben rappresentato negli abiti, nelle decorazioni e ovviamente anche nel doppiaggio sempre molto calmo, pacato e divertente. Purtroppo, però, è anche esageratamente pieno di cliché anche offensivi che arrivano al punto di mascherare i pochi contenuti che il gioco offre. I minigiochi infatti sono spesso ripetitivi e quando per la decima si vedono i protagonisti farsi una tazza di tè, si comprende che qualcosa non va. Un’altra pecca tecnica è la collaborazione con il proprio compagno. Nonostante, infatti, i livelli siano ben studiati per essere giocati in cooperativa, la fisica, le collisioni e i comandi poco intuitivi distruggono il piacere del gioco.

In conclusione 39 Days to Mars è un originale e simpatico puzzle-adventure con una storia simpatica e un british humor surreale, divertente, ma esagerato. Il gameplay è fatto di enigmi interessanti, ma fin troppo ripetitivi e con comandi non sempre precisi. La breve lunghezza del gioco permette, però, di passare due orette circa di divertimento soprattutto in compagnia di un amico. Si consiglia un amico non troppo schizzinoso, perché i problemi tecnici non sono rari.

39 Days to Mars

7.3

Trama

7.0/10

Gameplay

7.5/10

Comparto Tecnico

7.5/10

Pros

  • Visivamente originale e simile ad una illustrazione stampata
  • Gli enigmi sono interessanti e dalla giusta difficoltà
  • Il divertimento è assicurato...

Cons

  • ...ma alcuni cliché sono fin troppo ripetitivi
  • I difetti tecnici rendono difficoltosa la giocata cooperativa
  • Alcuni enigmi sono troppo uguali