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Dallo stealth alla guida sfrenata.

Quando si parla di GOTY (per i babbani “Game of the Year”, vale a dire “Gioco dell’anno”), è sempre difficile spiegare perché un gioco sia meglio di un altro, specialmente se si parla di titoli un po’ fuori dagli schemi. Mi spiego meglio: facendo una rapida lista dei videogiochi usciti quest’anno sul mercato videoludico, sotto i riflettori ci possiamo sicuramente trovare nomi altisonanti come God of War, Red Dead Redemption 2, Marvel’s Spider-Man, Fallou… no, quello meglio lasciarlo stare.

Battute a parte, se in mezzo a questi Tripla A pluripremiati e acclamati dal pubblico ci trovaste A Way Out non vi suonerebbe un po’ strano, come una nota stridula? Non che sia un gioco da cestinare, ma sicuramente è stato al centro più di polemiche che red carpet per diversi aspetti che al pubblico non sono molto piaciuti. Eppure, io ho deciso di inserirlo nella categoria GOTY di quest’anno. Perchè? Ve lo spiego subito.

Prima però facciamo un passo indietro. Presentato per la prima volta durante l’E3 2017 sul palco di Electronic Arts e sviluppato dai ragazzi di Hazelight Studios, A Way Out è un gioco esclusivamente in modalità cooperativa con annesso split screen che offre ai giocatori la possibilità di immedesimarsi nei panni di Vincent Moretti e Leo Caruso, due detenuti che si ritrovano a collaborare per un obiettivo comune quando scoprono di avere un conto in sospeso con la stessa persona: Harvey, capo della malavita latino-americana.

Il punto cardine su cui si basa A Way Out è lo spirito di collaborazione: senza l’aiuto del proprio compagno, proseguire con la storia è impossibile. E non si tratta solamente di spingere assieme una cassa pesante o guardarsi le spalle durante una sparatoria. Leo e Vincent, spinti dallo stesso ideale di giustizia privata, diventano l’uno l’ombra dell’altro e nasce un legame che li porta a supportarsi a vicenda e lavorare assieme per uscire dalle situazioni più complicate e disparate.

E nonostante gli evidenti difetti che si celano dietro il gameplay di A Way Out, come la scarsa presenza di scelta data al giocatore (al contrario molto osannata nelle fasi iniziali di presentazioni del gioco) che si ritrova ad agire in una sorta di corridoio, questo gioco a mio parere rappresenta ciò che manca molto sul mercato videoludico negli ultimi tempi. Ormai siamo abituati a titoli multiplayer online in cui ci si incontra tutti sullo stesso server e si gioca, ma cosa dire dei bei vecchi giochi co-op in locale? Avere la possibilità di passare qualche ora in compagnia di un amico fianco a fianco tentando di collaborare al meglio per raggiungere un obiettivo comune.

Innegabilmente ci sono molti titoli che rispecchiano questa meccanica, si vedano Resident Evil 2 Revelations, Overcooked, Portal 2, ma nessuno di questi è una esclusiva creata appositamente per questa tipologia di gameplay e questo rende A Way Out per me un gioco che si merita un posto tra i big di questo anno, tra mille difetti che in ogni caso lo caratterizzano. Potrebbe essere visto come un extra, un titolo che non avrà meriti particolari per la grafica, comunque ottima, la longevità della trama o un gameplay unico e innovativo, ma che comunque si difende in tutti questi aspetti: caratterizzato da una storia ricca di colpi di scena e un finale multiplo, riesce ad equilibrare le scene più serie e sul filo del rasoio con quelle di vita quotidiana mostrando il lato umano di due detenuti rinnegati dalla società.

Infatti, sia Vincent che Leo hanno una famiglia alle spalle che nonostante tutto li supporta e tiene a loro, per questo si alternano spesso situazioni durante il gameplay che permettono di conoscere i due protagonisti al di là delle loro apparenze, come a voler dire che anche nei cuori di due galeotti esistono sentimenti come la pietà, la tristezza, la solitudine e il pentimento. Ora dopo ora, Leo e Vincent impareranno a fidarsi l’uno dell’altro e questo li porterà ad aprirsi e a raccontare del proprio passato e del motivo per cui sono finiti dietro le sbarre.

Quindi, sicuramente A Way Out è un titolo che potreste giocare da soli in camera vostra con un altro giocatore misterioso che vive magari dall’altra parte del mondo, ma secondo me merita di più se vissuto dall’inizio alla fine assieme ad un amico uno vicino all’altro, in cerca di un modo per sfuggire alla polizia e trovare vendetta. Chissà, magari trovate nel vostro compagno la persona migliore con cui vorreste eventualmente finire in cella un giorno.