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Spero di riuscire a mantenere la calma.

 

Questa sarà forse una delle recensioni più difficili per me da scrivere, essendo sempre stato un Potterhead ed avendo sempre adorato le opere della “zia” Rowling. Eppure, stavolta ci troviamo di fronte ad un mini-decesso, che neanche è uscito al botteghino e già ha fatto arrabbiare tantissimi (forse tutti) fan della J.K. più famosa al mondo, e delle sue opere. Semplicissimo da capire il perché: Animali Fantastici i Crimini di Grindelwald è inguardabile. E soprattutto, stavolta hanno toccato la continuity di Harry Potter, distruggendola.

Nel 2014, in riferimento al ciclo narrativo seguito da queste nuove avventure, venne detto che sarebbe stata prodotta almeno una trilogia. E, confermata la presenza della Rowling come sceneggiatrice, i fan hanno tirato un mezzo sospiro di sollievo. Dopo la figuraccia di Cursed Child eravamo pronti al peggio… ma il destino sa riservare sempre delle sorprese, perchè il risultato è oltre le peggiori aspettative. Nel 2017 iniziano le riprese, per poi ufficializzare l’uscita per il 16 novembre 2018. Con la promessa della presentazione di nuovi personaggi, e con la speranza di vedere qualcosa di più interessante del primo, eccoci finalmente davanti al secondo capitolo.

Anche se mi sembra inutile dirlo, vi avverto: ALLARME SPOILER

Com’è questo Grindelwald?

Nonostante vesta ancora una volta i panni del personaggio strano e borderline, Johnny Depp ha il suo fascino come cattivissimo mago del vecchio mondo magico. Sviluppato come un simil-Mussolini, le sue motivazioni riescono a raccogliere l’attenzione del pubblico, confondendo sia noi che il manipolo di maghi, che lo ascolta avidamente. Diverso da un semplice e puro distruttore come Voldemort, adora circuire, intrappolare le persone nella speranza di una salvezza, dando a tutti un qualcosa da guadagnare. Buona la prova e molto buona la caratterizzazione.

Parliamo di tecnicismi, però, giusto per un secondo. Rispetto al primo capitolo dove in determinati punti la CG era talmente riconoscibile  da sembrare uno dei primi episodi di Once Upon A Time, ci siamo parecchio ripresi. Sebbene le scene vere e proprie che la coinvolgano siano poche, sommerse da dialoghi e riprese attraverso una Parigi magica parecchio scialba, vuota. La regia di Yates, che negli Harry Potter era più che buona, già nel primo capitolo cadeva a volte nella confusione, a volte in tempi morti. Di nuovo accade la stessa cosa e, seppure non sia pessima, ci si aspettava qualcosa di leggermente meglio.

Fotografia dai toni spenti, senza troppa fantasia o creatività. Specialmente su uno sfondo come Parigi, avrebbero potuto dare un tocco d’originalità in più, in modo che ci fosse qualche differenza fra la Parigi magica e non. Ma anche tra Parigi e New York. O tra Parigi e Londra. Per la barba di Merlino, nulla da obiettare sulla qualità del guardato, ma come abbiamo detto in parecchie recensioni: è un film del 2018, ormai alle porte del 2019, se neanche la parte tecnica, tecnologica, riesce ad essere all’altezza, tanto varrebbe per la WB chiudere.

Problemi di continuity

Sento voi Potterhead sfregarvi le mani. Parliamo della sceneggiatura, e di quello che è stato la causa del flop di questo film. Come detto più su, quest’ultima è stata affidata a J.K. Rowling, che da oggi in poi potrà essere soprannominata come “La Rettificatrice”. Negli anni (così come in alcune ultimissime opere o anche tweet) abbiamo imparato che questa supereroina, invece di lasciare tutto perfetto così com’era, preferisce dare di tanto in tanto qualche twist, “arricchendo” l’universo narrativo da lei creato, e contemporaneamente facendo precipitare lo stato di salute dei fegati di chi la segue da anni, viste le incongruenze che vanno a crearsi.

Le novità di questo film? Innanzitutto, la presenza di Nagini, personaggio che si rivela utile come un sottobicchiere, ma allo stesso tempo almeno interessante per le sue origini, finora sconosciute. Seppure non siano di alcuna utilità al plot. Ah, e ricordate la McGranitt? La professoressa che canonicamente nasce nel 1935? Negli anni narrati dal film, e cioè intorno al 1927, ha già una buona trentina d’anni. Fate voi i conti, e mi raccomando ms. Rowling, redirigiamo il tutto con un tweet. Arriviamo quindi a quello che più ha fatto saltare sulla sedia i fan: la presenza di un quarto Silente.

Per tutta la durata dei Crimini di Grindelwald, sia del primo che del secondo, si indaga sulla vera identità di Credence. Prima una persona priva di qualsiasi abilità magica, ma ospite di un Obscuriale, poi un probabilissimo componente della famiglia Lestrange, ed infine la grande e pura verità: Credence a quanto pare è il fratellino di Silente. Possibile? Certo, ma come tante altre volte forzato e veramente di cattivo gusto. Fino a che punto ci spingeremo con il sensazionalismo? Il voler inventare ed estrarre dal cappello un nuovo coniglietto solo per tentare di sbalordire?

Certo, nonostante sia stato spiegato sia nei film che nei libri, è possibile esista un quarto membro della famiglia Silente. Ma non vi sembra una cosa decisa dopo, solo per apportare qualche piccante novità, visto che di suo questa serie non ha alcun mordente? Si chiama Animali Fantastici, eppure dei suddetti conosciamo bene solo lo Snaso. Tutto sembra essere solo una giustificazione per mettere nel titolo il nome di un libro davvero esistente, per poi raccontare tutt’altra storia. Sarebbe come ad esempio intitolare libri e film dedicati al mago occhialuto: “Il Frate Grasso e La Pietra Filosofale”.

Tutto per soldi?

Devo cominciare a credere che il brand stia iniziando a languire, che l’universo Harry Potter abbia bisogno di nuovi e abbondanti pound in entrata, altrimenti non si spiega un modo così incorretto, confusionario ed incoerente di raccontare una storia. Essere l’autore di un’opera concede davvero la libertà di poter modificare -anche dopo tanti anni- quello che è stato dettato prima? Vorrei poter trovare una giustificazione più plausibile del denaro, eppure pare sia fatto solo per quello, dato il modo irrispettoso di trattare un arco narrativo adorato dai fan. Perché ricordiamoci sempre, che questi film dovrebbero essere fatti apposta per i fan e con l’obiettivo di far avvicinare le nuove generazioni al brand.

Il primo film presentava degli spunti interessanti. Se tutto si fosse attenuto di più alla ricerca, classificazione e scoperta di nuove creature, così come sembrava dal primo capitolo, il risultato sarebbe stato quasi sicuramente migliore. Dare alla linea narrativa di Grindelwald il ruolo di equilibrato comprimario, poteva essere la tattica vincente (nonché molto più divertente) per una trilogia, magari terminante con uno scontro fra Silente e Grindelwald. Purtroppo, così non è, tramutandolo in un classico errore alla Ron Weasley alle prese con Trasfigurazione. Film noioso, senza alcun ritmo, con pochissima azione, che lascia con la perenne ansia nell’attesa di vedere finalmente la storia ingranare. Ansia che vi accompagnerà fino all’auto parcheggiata fuori al cinema.

Tutto pare perdere importanza in confronto al piano di Grindelwald, che con arroganza prende le redini di trame e sotto-trame. Harry Potter è riuscito a conquistare milioni di adoranti ragazzi e adulti, forse proprio per l’intreccio di vita scolastica e un pericolo sempre più ingombrante, fondendo la leggerezza e l’inquietudine. I Crimini di Grindelwald mi ha fatto quasi addormentare, con trame pesanti e inutilmente intricate, che durano quasi un paio d’ore. Il problema maggiore con questo prodotto cinematografico è proprio la sceneggiatura, gran peccato dato che per sviluppare la storia si poteva tirare acqua al mulino da mille altri fiumi.

Ultima cosa di cui mi sento di parlare, data la crescente rabbia, è il sempreverde fan-service, che appare prima o poi in tutte le saghe. Avevo apprezzato parecchio il distacco che era stato programmato con Animali Fantastici. Lontani dal mondo di Harry Potter e da qualsiasi citazionismo. Peccato che nel secondo capitolo tutto cambi, ritornando a Hogwarts, presentando la McGranitt, Nagini e persino facendo dei richiami a Voldemort, abbandondando completamente Newt e associati. Mi dispiace ancora una volta, ma non è così che si rende giustizia a dei racconti che ci hanno rubato mente ed occhi per tanti anni. Questa è la vera maledizione senza perdono.

Nonostante non si possa dire praticamente nulla dal punto di vista tecnico, Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald, è da considerarsi un flop. Dall’andatura molto lenta, e da una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti, anche per i neofiti del brand è un prodotto con mille punti da correggere.

Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald

3.6

Trama

3.0/10

Sceneggiatura

1.5/10

Effetti Speciali e Scenografia

6.0/10

Colonna Sonora

4.0/10

Regia

3.5/10

Pros

  • Bella CGI, comparto tecnico di tutto rispetto
  • Più che buona l'interpretazione di Grindelwald

Cons

  • Sceneggiatura che non rispetta la continuity
  • Nessun approfondimento dei personaggi
  • Estremamente lento senza alcuno sbocco narrativo
  • Una regia appena sufficiente