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Pochi fronzoli, la risposta è si ma con riserva. Vi spiego il mio punto di vista.

Non voglio essere bollato come uno dei tanti detrattori del titolo, spesso trascinati dalla moda del seguire la shitstorm più che da una vera morale di critica, sana e giustificata. Non voglio essere chiamato detrattore proprio perché detrattore non sono; Anthem è un gioco che mi sento vivamente di consigliare. A questo punto penso sia logico chiedersi come sia possibile definirlo una delusione per poi, poche righe sotto, consigliarne l’acquisto al pubblico. Ed è qui che credo si debba iniziare a sviluppare un discorso un tantino più complesso, lasciandoci dietro i retaggi di questo internet ormai così categorico, dove un prodotto o è top o è flop. Credo che la definizione migliore di Anthem la si possa trovare proprio a cavallo tra i concetti di successo e di fallimento.

Game as a service

La nuova fatica di Bioware si identifica come un GAAS (Game as a service), di fatto già spaccando il pubblico in detrattori ed ammiratori di questo modello di videogioco tanto in voga negli ultimi tempi. In questo senso mi sento di schierarmi, in parte, a favore dei GAAS; perché dovrebbe dispiacermi un modello nel quale un prodotto da me acquistato e con il quale mi diverto, possa essere supportato ed ampliato nel tempo? Penso che la critica verso questo modello sia spesso ingiustificatamente feroce e poco logica. I GAAS sono sempre esistiti, solo che prima si chiamavano MMO. Adesso la logica di base degli MMO si è spostata, ha raggiunto il grande pubblico ed infiltrato altri generi, come quello rappresentato proprio da Anthem. Capisco però una parte della critica che si rivolge a questo modello; la paura principale è quella della lenta transizione verso modelli più Pay-to-Win, dove l’esperienza degli utenti diventa frammentata tra giocatori premium, sempre aggiornati e ricoperti di regali ed accessi anticipati, ed utenti base, reclusi in una posizione marginale dell’esperienza. Tuttavia non credo sia il caso di scadere in precoci allarmismi, Bioware ha assicurato costanti aggiornamenti gratuiti ed ha sottolineato l’intenzione di non frammentare l’utenza. Tuttavia alcune critiche al GAAS sono sacrosante. La principale riguarda l’utilizzo di questa definizione per rilasciare sul mercato prodotti evidentemente non completati o addirittura in fase di testing, oppure tagliando materiale dal titolo base per poterlo somministrare nel tempo e massimizzare i guadagni. Per quanto riguarda Anthem, credo si possa stare abbastanza tranquilli nel caso in cui le dichiarazioni di Bioware relative ad un supporto esteso e gratuito si rivelino veritiere, tuttavia è innegabile come il prodotto si sia presentato al grande pubblico in maniera decisamente acerba, quasi fosse veramente in piena fase di beta-testing.

Tecnica

Parliamo adesso proprio del lato tecnico. Anthem è meraviglioso. Dal punto di vista visivo penso sia impossibile criticare il lavoro di Bioware; texture incredibilmente dettagliate, illuminazione e particellari monumentali, effetti spaccamascella, level design molto ispirato fino ad arrivare ad un comparto sonoro d’eccellenza. Insomma, Anthem alza l’asticella sotto il punto di vista della resa grafica. Ma è veramente tutto oro quel che luccica? No. Dal punto di vista della realizzazione tecnica sono molte le problematiche: prestazioni inspiegabilmente ballerine su sistemi di eguale potenza, grande quantità di bug e glitch, pesantezza generale del motore di gioco ma soprattutto enorme frammentazione dell’esperienza ludica, con caricamenti che entrano a gamba tesa in praticamente ogni fase di gioco, estremamente deleteri per l’atmosfera del titolo. Ed i caricamenti sono solo il sintomo di una problematica molto più grande; la struttura portante di tutto il titolo è malata. Parole pesanti direte voi, ma quantomai calzanti. Le fondamenta di Anthem sono estremamente vacillanti ed ingiustificatamente complesse. La compartimentalizzazione dell’esperienza ne è il primo sintomo (la cui ovvia conseguenza è la snervante presenza di caricamenti per ogni fase di gioco); volete andare in missione? Caricamento. Volete tornare a Fort Tarsis? Caricamento. Volete modificare equipaggiamento? Caricamento. Veramente troppi caricamenti (e nemmeno così rapidi). Rendetevi conto di quanto sia assurdo il tempo di attesa per semplicemente provare un nuovo item droppato: l’assenza di “poligoni” o scenari di addestramento ci costringe a dover equipaggiare l’item nell’apposita sezione di gioco (accessibile dopo un caricamento), tornare a Fort Tarsis (altro caricamento), avviare una missione o una fase di gioco libero (caricamento), provare l’item, tornare alla base e modificare l’equipaggiamento (caricamento). Pura follia.

Gameplay

Tocchiamo però anche l’argomento gameplay. Anthem porta su schermo un esperienza fresca, nuova e decisamente appagante. La verticalità ed in generale l’estrema mobilita degli strali si configura come un enorme punto di forza di tutta la produzione. A questo dobbiamo aggiungere un gunplay di buon livello, incrinato solamente da una veramente inspiegabile limitata quantità di modelli di armi ed equipaggiamenti, gravissima mancanza, a mio modo di vedere le cose, per un titolo che si identifica come loot-shooter. Come tale, oltretutto, commette il più grave degli errori; il loot system, al momento in cui scrivo, è gravemente fallace, inconcepibile per questa tipologia di videogioco. Oltre, come accennato prima, alla mancanza di una vera e grande varietà di item, i drop rates sono terribilmente sballati. Che senso ha portare a compimento lunghe missioni a difficoltà elevate se il gioco continua a distribuire completamente a caso il bottino? Mi è capitato più volte di droppare item di grande valore in missioni veloci ed a difficoltà bassa, quando non sono stato ricompensato parimenti con missioni lunghe ed a difficoltà elevata. Problema sul quale Bioware sta lavorando, ma che rimane inconcepibile per un prodotto che fonda la sua anima essenzialmente sulla ricerca del loot.

Storia

Per quanto riguarda la trama non vorrei dilungarmi molto. Si sviluppa abbastanza linearmente, eventi un tantino scontati si mischiano a colpi di scena non sempre narrativamente così solidi. Tutta la narrazione si configura tuttavia come un grande prologo per una storia che è palesemente in divenire. Per assurdo, mi ha convinto molto di più l’incipit dato dall’ultima scena finale sul prosieguo della storia.

Per concludere, perché quindi definisco Anthem un titolo deludente ma ne consiglio in effetti l’acquisto? Semplice. Anthem si è presentato al pubblico come acerbo, ancora in divenire, lacunoso in diverse strutture base. Tuttavia sono innegabili i punti di forza, quali ad esempio un gameplay estremamente divertente, un comparto tecnico meraviglioso ed un’atmosfera evocativa e potenzialmente ricca di storie da raccontare. Insomma, un titolo che non potrà mai raggiungere la perfezione dati gli evidenti problemi strutturali ma pieno di potenzialità che potrebbero regalarci molte sorprese con il supporto futuro, per poi affermarsi in tutto il suo splendore con un ipotetico Anthem 2.