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Come non si fa un gioco educativo.

Cybercity Chronicles, per chi non ne avesse mai sentito parlare, è il gioco educativo sviluppato dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Questo progetto si inserisce nell’ambito della campagna Be Aware Digital, promossa dalla sicurezza nazionale e volta a sensibilizzare i più giovani ad un utilizzo corretto e consapevole della rete. Voglio essere onesto con voi: inizialmente questa doveva essere una recensione, ma mi sono presto reso conto che sarebbe stato un bagno di sangue. Purtroppo il gioco è fallimentare in entrambi i suoi intenti: non riesce a istruire né a divertire. Riflettendoci, mi sono reso conto che spesso i giochi educativi hanno questo problema e ho deciso che questo articolo sarebbe stato un memento: se vuoi fare un gioco e insegnarmi qualcosa, non fare queste cose.

Cybercity Chronicles

Non farmi annoiare

Questo vale per tutti i giochi, ma nei giochi educativi si sperimenta più facilmente la noia e non mi riferisco alle parti educative (a quelle arriviamo dopo). I giochi educativi poi, sono rivolti ad un pubblico molto giovane, difficile da catturare ed estremamente suscettibile alla noia. Cybercity Chronicles è un platform action estremamente lento (il giocatore non può nemmeno correre) in cui esploriamo mappe discretamente realizzate piene di nemici e oggetti da raccogliere. Gli oggetti da raccogliere servono spesso ad aprire dei passaggi, ma non si può parlare di veri e propri puzzle ambientali. Per quanto riguarda i combattimenti invece: c’è una buona varietà di armi, ma il nostro personaggio è lento ed è difficile divertirsi durante queste fasi. Se abbiamo armi da distanza ci mettiamo in una posizione comoda e spariamo, se abbiamo armi melee dobbiamo metterci l’anima in pace e subire i colpi del nemico. C’è anche qualche minigioco di facile risoluzione.

Cybercity Chronicles

Ci sono due componenti principali che possono dare il giusto grip e rendere il gioco degno di essere giocato: una è il gameplay (e abbiamo visto che non è questo il caso), l’altra è la storia. E com’è la storia di questo Cybercity Chronicles? Banale. La città è estremamente avanzata a livello tecnologico e questo apre le porte a nuove minacce. Un cattivone con i capelli di Wolverine ruba dati, ci scatena contro scagnozzi e robottini vari e noi, in qualità di agenti del CSD, dobbiamo fermarlo. Come in altri casi, la storia è fatta appositamente per abbracciare determinati argomenti e spiegare cosa sono ed è giusto, ma non dovrebbe essere lo scopo primario. La storia dovrebbe catturare l’attenzione del giocatore in modo che si possa sfruttare per insegnargli qualcosa. Come fai a insegnare a qualcuno che non ti segue?

Cybercity Chronicles

Non farmi studiare

Un enorme vizio di forma che ha Cybercity Chronicles è il modo in cui il grosso dei concetti sono spiegati. Nei dialoghi qualcosa viene scritto in grassetto e diventa una voce consultabile nel Cyberbook, una specie di glossario in cui ci sono diverse definizioni informatiche. C’è poi anche la lista degli aggiornamenti di Ar.I.A.N.N.A., assistente olografico che si aggiornerà man mano che andremo avanti nell’avventura. Più che una lista di aggiornamenti è una sorta di decalogo con molti consigli utili per la “sopravvivenza” in rete. Il problema è che gli insegnamenti non sono realmente integrati nel gioco, ma sono piuttosto informazioni collaterali che pochi andranno a leggere ed è anche giusto così. Sto giocando, non sto studiando, non ho voglia di mettermi a leggere e capire concetti come fossi davanti ad un libro. Si chiama Edutainment perché si impara giocando e (per estensione) divertendosi. Qui si gioca e si impara, in fasi separate. Questo mi porta al prossimo punto…

Cybercity Chronicles Firmware

Non scindere gioco e insegnamento

In Cybercity Chronicles, per come è strutturato, la parte educativa è sostanzialmente opzionale: basta non aprire mai il Cyberbook e gli aggiornamenti firmware. Ogni tanto esce qualcosa di interessante in qualche dialogo, ma ve lo devo dire io che i dialoghi si possono saltare? Questo, secondo me, è il problema più grosso che un gioco educativo possa avere. Ammettiamo che il gioco sia bello e la storia interessante, se poi la parte educativa è totalmente staccata, cosa mi impedisce di godermi il gioco senza imparare nulla? Probabilmente è anche la maggiore difficoltà che si incontra nello sviluppo, non voglio negare che sia difficile amalgamare parte ludica e didattica, ma se non lo si fa, il gioco, in quanto prodotto di Edutainment, è un prodotto fallimentare.

Cybercity Chronicles Cyberbook

Se vuoi parlare ai giovani, chiedi ai giovani

In Cybercity Chronicles c’è anche un altro grosso problema, che non influisce troppo sull’esperienza complessiva, ma sono sicuro possa essere causa di abbandono. Alcuni dialoghi, nel tentativo di risultare giovani e giovanili, sono imbarazzantissimi. Altri lo sono nel tentativo di essere informativi, quasi rompendo la quarta parete, ma non alla piacevole maniera di un Deadpool, per dirne uno. Davvero, io capisco che si voglia parlare ai giovani nel loro linguaggio, è assolutamente comprensibile. Ma in diversi punti appare palese che si tratti di un prodotto fatto da gente un po’ fuori target e la sensazione è la stessa che si prova a veder entrare dalla porta Mr. Burns con il berretto viola e la t-shirt, avete presente? Ci sta eh, non sto dicendo che dovevano farlo sviluppare a dei quattordicenni, ma almeno cercare di capire come rivolgersi a loro.

Cybercity Chronicles

Tutto da buttare?

Nì. Cybercity Chronicles, nella sua realizzazione, si. Tuttavia l’idea che c’è dietro è giusta, quasi lodevole: sensibilizzare i giovani all’utilizzo consapevole dello strumento più potente che hanno a disposizione, fin dalla più tenera età. Qualcuno deve pur farlo e i genitori non sono sempre adeguati, quindi è un intento decisamente nobile. Cybercity, per come la vedo io, è un esperimento fallito e me ne dispiaccio molto, ma mi auguro di vedere altri progetti di questo genere, magari realizzati meglio. Credo fermamente che il videogioco sia un mezzo fondamentale per comunicare con le nuove generazioni e vada sfruttato a fondo.