Tempo di lettura: 5 minuti

La seguente recensione è un repost dell’originaria, uscita nella vecchia versione di qdss.it (giugno 2018) – (ndr)

Fai le tue scelte… la tua storia!

La Quantic Dream, studio francese di sviluppo di videogiochi soprattutto a base narrativa, ha sempre attirato la sua giusta dose di attenzione e curiosità nonostante la nicchia a cui titoli di questo tipo sono in genere (ahimé) destinati. Tanti i motivi: le ambizioni sperimentali, la cura grafica e motion capture fotorealistiche, le storie coinvolgenti, soprattutto l’interazione possibile con la trama. Grazie a un range di scelte determinante per l’esito, che permette di fare vero roleplay.

Inutile dire dunque, da subito, che anche Detroit: Become Human rientra perfettamente nella categoria in molti punti dando un senso di “futuro del videogioco” che di rado si vede in giro. In alcuni momenti superando i titoli precedenti.

Detroit: Become Human

Detroit: Become Human – Quantic Dream – Esclusiva PS4 (2018)

Il titolo, in vendita solo per PS4 dal 25 maggio, è l’ultima fatica di David Cage, autore insieme ad altri della sceneggiatura e regista. Ambientato in un futuro (direi anche troppo) vicino al nostro, Detroit parla di robot, umanità e libertà in maniera molto classica e lineare, raggiungendo però un livello di “plasmabilità” della storia che sia Heavy Rain (2010) che Beyond: Two Souls (2013) guardavano col binocolo.

Ma andiamo con ordine.

QUELL’ANDROIDE SEMBRA VERO! – COMPARTO TECNICO

Cominciare parlando di grafica e animazioni sembra la cosa più sensata, essendo questo un aspetto che spendendo poche parole si può promuovere a pienissimi voti. Quantic conferma infatti la sua immancabile cura del comparto tecnico, che non solo è in linea con quanto ormai tutti i giorni si vede su console nella corrente generazione, ma che spesso fa veramente rimanere con la bocca aperta.

La motion capture sempre più avanzata ha permesso animazioni facciali e fisiche incredibili, una cattura di sguardi ed emotività nelle espressioni che non poteva mancare in un gioco che si propone di coinvolgere il giocatore al punto da plasmare una propria versione della storia. Questa componente si fa sentire e non solo: più volte il classico passante davanti allo schermo della tv esclama “ah, credevo stessi guardando un film“.

Detroit: Become Human

Detroit: Become Human – Quantic Dream – Esclusiva PS4 (2018)

Gli androidi sembrano vivi, somiglianti all’inverosimile agli attori dietro le quinte ricoperti di puntini e in tute aderenti. Un risultato stupefacente e contornato da altrettanto meravigliosi effetti di luce e sound design a livello con tutto il resto. Ottimi anche doppiaggio e recitazione, seppur leggermente superiori in lingua inglese.

Per le ambientazioni, il più delle volte semplici corridoi o limitati spazi tridimensionali, è più appropriato utilizzare il termine “scenografie“, di nuovo per cura e fotorealismo.

Detroit: Become Human

L’abitazione di questo personaggio è una delle scenografie più belle e curate – Detroit: Become Human (2018)

I’m ALIVE! – TRAMA E AMBIENTAZIONE

Sei anni dopo il difetto di fabbrica di Kara, questa frase comincia a spuntare un po’ ovunque nella Detroit del 2038. Androidi si ribellano ai loro padroni, scappano, rifiutano gli ordini, addirittura uccidono, credendo di essere molto più che semplici macchine.

Detroit: Become Human

Il cortometraggio di Quantic Dream “Kara” (2012), anticipazione del progetto che sarebbe diventato Detroit: Become Human (2018)

Per un titolo come questo la trama è il cuore pulsante del videogioco, l’effettiva fonte del suo successo o fallimento (come è stato per Beyond). Bisogna quindi fare molta attenzione nel giudicarla, tenere in considerazione la sua natura interattiva e sempre diversa, il lavoro enorme di scrittura e più simile a quello di un’opera cinematografica.

La storia prosegue, nel corso di più di 30 capitoli, alternandosi tra tre personaggi principali: Connor, Kara (che rivelando il suo nome nella sua scena di presentazione, fa saltare un battito al cuoricino fragile dei veterani dei titoli Quantic) e Markus. Tutti e tre androidi, tutti diversi e caratterizzati in profondità, empatici e carismatici. Aggiungendo i concetti di rivoluzione e investigazione, di tutto il resto è quasi impossibile parlare. Ogni giocatore plasma la propria storia, dà a Connor più freddezza o incertezza, a Kara impulsività o materno senso di protezione, a Markus vendicativa violenza di intenti o pacifismo di un leader illuminato.

In un lavoro che, di base, viene da più di 4000 pagine di sceneggiatura, da schemi narrativi che nemmeno Doctor Who o Inception (date un’occhiata agli interessantissimi EXTRA se siete curiosi) è quasi scontato che non si possa essere perfetti e coerenti al cento per cento. Qualche scelta può portare a colpi di scena che, secondo quanto deciso in precedenza, possono rivelarsi più o meno efficaci o telefonati. Altri fanno storcere il naso, anche rigiocando e cercando di fare scelte diverse.

Detroit: Become Human

Detroit: Become Human – Quantic Dream – Esclusiva PS4 (2018)

Stesso tipo di imperfezione vale per l’ambientazione e il contesto narrativo, in parte trasmesso al giocatore tramite gli articoli delle riviste sparse e consultabili in vari momenti del gioco. Anche in questo caso, qualcosa fa storcere il naso o sembra poco verosimile.

Nulla di quanto detto intacca davvero l’esperienza. I momenti toccanti non mancano nonostante i difetti, le scelte difficili e le sequenze d’azione concitata turbano psicologicamente.

Insomma, seppur poco originale, aspirante a una somiglianza non necessaria a Blade Runner o alle storie di Azimov, Detroit: Become Human emoziona e coinvolge, non annoia nemmeno per un secondo.

Toccando temi come identità, libertà e natura dell’uomo o della macchina, il gioco si rivela umano e di conseguenza imperfetto, per questo più efficace in ciò che voleva essere e (almeno a mio modestissimo parere) la migliore storia mai raccontata da David Cage finora.

PASSI AVANTI… PASSI INDIETRO – GAMEPLAY E MECCANICHE DI GIOCO

Detroit: Become Human

Detroit: Become Human – Quantic Dream – Esclusiva PS4 (2018)

Per chi avesse ancora dei dubbi sul tipo di gioco cui ci troviamo di fronte, è perfettamente intuibile che il gameplay non sia il centro della questione. Non significa che sia un aspetto di poco conto o secondario, piuttosto che tutto ciò che deve fare è soddisfare il bisogno di coinvolgimento che serve alla trama. I comandi devono solo dare la sensazione di stare mimando le azioni dei personaggi con le dita e i movimenti del controller.

Più vicino alle meccaniche di Heavy Rain che a quelle di Beyond, si può forse parlare di passo indietro o di un ormai superato modo di giocare. Basti pensare ai movimenti sixaxis che ancora richiede (che sfido chiunque ad aver mai trovato comodi o divertenti da usare). Personalmente ho comunque apprezzato questa intenzione, l’allontanamento dal gameplay più “action-oriented” di Beyond che molto stona con un gioco a netta prevalenza narrativa.

La cosa più interessante dal punto di vista del game design rimane comunque una soltanto: i diagrammi. Permettendo di ricaricare da numerosissimi check point e di ripetere i capitoli per effettuare scelte diverse in qualunque momento, Detroit ha di conseguenza un fattore rigiocabilità di tutto rispetto. I diagrammi sono chiari e stratificati, permettono di capire dove intervenire (aspetto particolarmente utile per chi volesse dedicarsi ai trofei).

Detroit: Become Human

Il diagramma della missione di apertura – Detroit: Become Human (2018)

Ci si sente sopraffatti al pensiero di cosa deve essere stato scrivere, girare e animare ogni cosa. Valutare reazioni, caratterizzazione, risvolti e combinazioni per i punti successivi della trama (combinazioni che nel finale sfiorano il migliaio…).

Chloe, una chicca di “metagaming” deliziosa, ci guida nel menù di gioco. Dice: “Ricorda che questo non è solo un gioco, è il nostro futuro“. La più importante riflessione che si può fare dopo un’esperienza come Detroit: Become Human forse è proprio questa. Come molte storie d’autore, ci invita a fare i conti con ciò che siamo e diventeremo, più di tutto con il nostro libero arbitrio. Un must-play per tutti gli appassionati di fantascienza videoludica. Imprescindibile per chi ama le avventure grafiche e abbia voglia di giocarne un’evoluzione sperimentale e simil-cinematografica. Una storia che nella sua umanità e imperfezione merita 10 e lode per quanto può toccarti, un po’ meno se lo si valuta come un gioco e basta, tra pregi e difetti.

Ho solo da aggiungere che se questo davvero dovesse essere il nostro futuro, credo l’essere umano avrebbe le stesse crisi d’identità, affronterebbe le stesse scelte difficili, crudeli… senza controller in mano.

Detroit: Become Human

Detroit: Become Human – Quantic Dream – Esclusiva PS4 (2018)

Detroit: Become Human

8.9

Storia e ambientazione

8.5/10

Gameplay

7.5/10

Comparto Video

9.5/10

Comparto Audio

10.0/10

Pros

  • Colonna sonora meravigliosa e cucita addosso ai personaggi
  • Video e audio lasciano a bocca aperta, sanno di "prossima generazione videoludica"
  • Grande rigiocabilità
  • Storia coinvolgente e molti momenti toccanti (nonostante i contro)
  • Tematiche importanti e affrontate senza ricorrere a stereotipi o personaggi banali e poco profondi

Cons

  • Ambientazione non tanto originale e i cui dettagli lasciano a volte perplessi
  • Colpi di scena non sempre efficacissimi