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Dante e le sue donne: coraggiose e toste come non mai.

Devil May Cry, saga presente nel panorama videoludico dal 2001, ha, fin dagli albori, sempre avuto personaggi femminili. Con l’uscita del quinto capitolo della saga nel marzo 2019, alcuni recensori hanno però puntato il dito contro il brand, dichiarandolo sessista. Cerchiamo allora di capire come il ruolo delle donne di DMC sia cambiato nel corso degli anni: il brand merita davvero l’appellativo di maschilista?

La Beatrice dantesca

Nel primissimo capitolo Dante, il cacciatore di demoni per eccellenza, era affiancato dalla bionda ed avvenente Trish. Creata da Mundus ad immagine e somiglianza della madre di Dante per poter più facilmente soggiogare il protagonista, ella si dimostra una combattente molto esperta. Durante la cutscene della primissima missione infatti, Trish piomba nell’ufficio di Dante in sella ad una moto, e non ha problemi a combattere il semi-demone.

devil may cry

Nel corso di tutto il gioco inoltre, seppur Trish sia una doppiogiochista da manuale, alla fine deciderà di schierarsi con Dante, scegliendo lei stessa di subire un colpo mortale per proteggerlo da Mundus. Vero clou della vicenda? Perfino nel logo del primo capitolo appare la silhouette di Trish: non male per una coprotagonista.

La (mai) dimenticata Lucia

Passiamo poi al capitolo 2, dove appare la rossa Lucia. Anche lei demone creata per il solo scopo di combattere Dante, si rivela invece un’ottima alleata per lui. Seppur il titolo presenti più bassi che alti, vera innovazione del gioco fu proprio l’idea di renderla giocabile dopo aver completato le missioni principali con Dante ed inserendo il secondo disco.

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Dotata anche lei di una propria forma demoniaca, il suo gameplay non fu neanche così terribile come auspicato, anzi quasi perfino migliore di quello stucchevole di Dante. Un passo in avanti degno di nota per un mercato videoludico ancora un po’ arrugginito in quanto ad emancipazione femminile.

Una milady sui generis

Arriviamo quindi al capitolo con la C maiuscola: il famoso Devil May Cry 3. Capolavoro indiscusso per critica e videogiocatori, fu il trampolino di lancio per un’altra figura femminile che avrebbe fatto la storia del brand: Lady. Armata del leggendario bazooka Kalina Ann, la ragazza dagli occhi eterocromici è forte, determinata, a tal punto da decidere lei stessa di dare il colpo di grazia al padre, corrotto dal potere di Sparda.

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Più volte Dante cercherà di sedurla, ma con scarsi risultati: Lady rappresenta la donna andata sempre avanti in solitaria, e che non ha bisogno di un compagno per sentirsi realizzata.

Il fanservice: amore e odio?

Ma ecco sopraggiungere il quarto capitolo, con l’introduzione del nuovo personaggio Nero, e della sua compagna Kyrie. Seppur la ragazza abbia sì la sola funzione di donzella in difficoltà, Kyrie rappresenta il fulcro stesso della trama, il motivo per cui Nero decide di aver bisogno di più potere. Non per avidità, non per egocentrismo, ma per amore. In effetti, è lei la vera e propria donna angelo dantesca.

Ed ecco allora i critici antisessisti storcere il naso: Kyrie è la sola donna nel gioco? Assolutamente no. Presenti sia Trish che Lady anche qui, ed entrambe (in particolare la prima) seriamente coinvolte nelle indagini riguardo la misteriosa città di Fortuna e del relativo culto soprannominato “Ordine della Spada”.

Nella Special Edition di Devil May Cry 4 poi, è possibile anche giocare al titolo proprio nelle loro vesti: insomma, un gradito ritorno ai gameplay in rosa. È da fare però una doverosa precisazione: sì, entrambe le precedenti compagne di Dante hanno ora forme e scollature sapientemente selezionate. Ecco allora il sessimo, la mercificazione della figura femminile? Ancora una volta no, e vi rimandiamo sempre ad una parentesi della saga.

Nel terzo capitolo, Dante era “costretto” a fare la primissima missione in topless (maschile), mostrando il proprio six pack senza alcuna remora. Eppure, lì nessuno gridò allo scandalo.

Quindi, come chiarimento per tutti: il fanservice non è (per forza) sessismo. Personaggi che mostrano il proprio corpo (come ne troverete in ogni gioco, neanche uno mancherà all’appello) non sono necessariamente poco profondi o basati su stereotipi, anzi tutt’altro. Inoltre, mai come in questo caso, troviamo un fanservice quasi perfino bilanciato tra personaggi maschili e femminili.

Paladine della sensualità, Lady e Trish dimostrano comunque brillantemente le proprie doti in combattimento, e prendersela per questo sarebbe come lamentarsi di una Scarlett Johansson nelle parti della Vedova Nera nel MCU.

L’infelice parentesi del mondo alternativo

Quando poi la saga finì nelle mani di Ninja Theory, ci fu un netto e brusco calo della morale da sempre perseguita in Devil May Cry, in nome di un reboot che avrebbe dovuto ringiovanire il gioco. Il ruolo femminile è sì volutamente degradato a mo’ di denuncia della società contemporanea, ma la resa complessiva risulta piuttosto infelice e poco riuscita. Insomma, un cattivo gusto che supera il limite del tollerabile, ma non riesce a fare il giro completo per essere vincente.

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Abbiamo l’alleata Kat, ma proprio lei si rivela ben poco rilevante nel gioco (a mo’ di medium/guida), dando infatti facilmente spazio a figure femminili canonizzate a spogliarelliste e simili, utili solo (e tristemente) a riferimenti sessualmente espliciti, in cui donne demoni sono dichiaratamente intente ad azioni ambigue. E no, questo scorretto espediente non è neanche lontanamente paragonabile ad un sano e sereno fanservice. Kat avrebbe potuto ribaltare la cosa a proprio favore, per emergere come donna assolutamente estranea a quelle situazioni, ma in realtà non fa altro che finire nel dimenticatoio dei personaggi del gioco.

Se volessimo quindi trovare un titolo realmente sessista nella saga, dovremmo condannare proprio questo DmC : Devil May Cry, piuttosto che la linea temporale condivisa dai 5 giochi attuali. Nel 2013 infatti, il gioco fu vittima di una serie di critiche da parte di videogiocatori e non, proprio per il suo netto distacco con la saga originale sotto ogni punto di vista.

Le donne di DMC nel 2019

Sei anni dopo il reboot, ecco allora arrivare l’ultimo capitolo della saga, che seppur accolto con meritato consenso e plauso della critica, ha al contempo aperto un divario sull’argomento. La lamentela sul 5 partiva proprio dalle figure di Lady e Trish, le quali non vedremo in effetti mai coinvolte attivamente in combattimenti, quanto piuttosto precedentemente sconfitte e poi salvate dai protagonisti maschili. Più simili a sexy cameo, che vere e proprie partecipanti attive alla storyline. Ma sono le uniche rappresentanti femminili? Ancora una volta, no.

Colei che porta alto l’onore del gentil sesso è l’artista d’armi Nico: genio della meccanica ed ingegneria, è sboccata, brillante ed assolutamente spontanea. Ma ha anche dei difetti.

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Nico racchiude in sé caratteristiche di un cervello maschile, e le fa proprie a modo suo, un modo assolutamente unico ed innovativo. È lei ad aiutare Nero, a supportare il videogiocatore con le proprie suppellettili che porta in giro per le mappe con un van guidato egregiamente.

Sorge allora la domanda: era necessario approfondire i personaggi di Lady e Trish? Anche qui e di nuovo, no. Le due avevano già avuto la loro storia nei precedenti titoli, e tre protagonisti in un gioco (Dante, V, Nero) sono già di per sé difficili da gestire all’unisono per una trama stabile e ben riuscita.

Per questo, Nico salva l’equilibrio dei generi nella saga, portando avanti una tradizione che ci racconta come una ragazza possa fare qualunque cosa se ha il solo desiderio di riuscirci: che sia umana, demoniaca, o semplicemente motivata.

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