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Era il lontano 1993 quando i nostri pc casalinghi furono invasi da quel capolavoro indiscusso di DOOM. Un esempio di grande programmazione, idee visionarie e adrenalina. Dopo numerosi sequel e un adattamento cinematografico ci troviamo difronte alla sua ultima incarnazione. Avrà rispettato tutti i canoni o il suo destino è già segnato ? Benvenuti a ” DooM – La recensione “.

Storia

La storia di DooM è realmente ridotta all’osso. Su Marte era collocata una stazione per l’estrazione di energia, la quale veniva estratta direttamente dagli inferi. Inutile dire che alla prima bolletta salata i demoni non hanno preso bene il nostro allaccio abusivo e, sfruttando un piccolo incidente all’interno della base, son riusciti a giungere nel nostro mondo, intenzionati a farcela pagare cara a suon di mazzate sulle gengive. Fortunatamente gli addetti della base avevano trovato un sarcofago contenente noi, la leggenda , l’unico essere in grado di fermare i demoni dispensando

democrazia calibro 50. Liberati e indossata la nostra iconica tuta il nostro compito sarà semplicemente far fuori qualsiasi cosa si muova a schermo. Niente enigmi, niente ricerca di strade: solo tanto piombo e heavy metal. La storia avanza rapidamente per le 13 missioni che la compongono senza grossi fronzoli o velleità narrative, ma raccontandoci giusto l’indispensabile per giustificare la carneficina a schermo.

Doom

Gameplay

Per quanto riguarda il gameplay la prima cosa da dire potrà sembrare quasi tautologica, ma risponde alla domanda che tutti gli appassionati della serie probabilmente si stanno ponendo: Questo è DooM.
Può sembrare una banalità, ma si percepisce subito la differenza con qualsiasi altro sparatutto. La frenesia, la velocità e l’adrenalina continua, e, fatevelo dire, non sarà un titolo particolarmente impegnato intellettualmente, ma è maledettamente divertente.
Il titolo della id software è immediato nella sua concezione: puntiamo il mirino e spariamo con uno dei numerosi strumenti di morte di cui saremo dotati. La velocità al quale si svolge l’azione è superiore a quella a cui gli sparatutto moderni ci hanno abituato, dandoci una continua sensazione di dinamismo e frenesia. Le mappe, molto ampie e ispirate, ci propongono spesso vasti spazi aperti che fungono da arena dove dovremo affrontare un’ondata infernale che andrà sempre più ad infittirsi e, alla conclusione della quale, potremo accedere alla prossima area e cosí via fino al completamento della missione. Ad essere sinceri una piccola componente di esplorazione c’è, ma serve solo a trovare piccoli segreti, scorte aggiuntive di munizioni o piccoli potenziamenti per le nostre armi o per la tuta. Ogni arma avrà a disposizione due possibili modifiche, da attivare strappandole a piccoli droni volanti, che ci doneranno uno sparo secondario da poter sfruttare a seconda delle occasioni. Non saremo costretti a scegliere tra uno sparo secondario o l’altro poiché potremo cambiarli anche nel bel mezzo dell’azione. Ognuno di questi può essere ulteriormente potenziato spendendo i punti uccisione guadagnati facendo fuori le bestie infernali, donando particolari

caratteristiche come i proiettili perforanti o il mirino telescopico, ecc… Per ricaricare i nostri gingilli dovremo solamente passare sopra i proiettili che troveremo sul pavimento e i nostri caricatori rappresenteranno sempre la totalità dei proiettili posseduti in quanto non dovremo mai ricaricare l’arma.
Anche la nostra tuta potrà essere potenziata attraverso delle schede recuperate dai cadaveri di chi ci ha preceduto, che potranno aumentare, a nostra scelta, la vita, la corazza o la quantità di munizioni trasportabili.
Se uno dei demoni viene portato vicino alla morte, verrà stordito dandoci la possibilità di interagire con lui attivando una mossa finale particolarmente cruenta che, in particolare, farà in modo che la morte del mostro rilasci celle di energia utili per ricaricare la nostra vitalità. Questa meccanica è pensata proprio per non spezzare l’azione durante gli scontri facendoci vagare in cerca di energia, ma spingendoci a ingaggiare una frenetica battaglia anche per ricaricare la nostra barra della vita.
Di quando in quando nelle arene saranno disponibili dei power up tra i più classici: velocità, immunità ai danni, potenziamento della nostra potenza di fuoco e il berserk che ci renderà un mostro assetato di sangue capace di uccidere i nemici a mani nude.
Nel nostro vagabondare alcune volte incontreremo delle pietre runiche che, se toccate, teletrasporteranno in un’area apposita dove dovremo affrontare una particolare sfida come per esempio uccidere determinati mostri in un tempo limite o raccogliere degli oggetti. Se completate, le sfide ci doneranno una runa che attiverà nuovi bonus passivi per il nostro eroe. Per completare le 13 missioni che compongono la campagna single player ci vorranno circa una decina di ore al quale possiamo aggiungerne altre 5 nel caso andiate alla ricerca dei collezionabili disseminati in ogni mappa.
Il multiplayer è suddiviso in quattro modalità: Team deathmatch, clan arena, freeze tag e Dominio. Se pur interessanti la sensazione è quella di rimpitivo, forse per far tacere le malelingue che all’uscita di “Wolfenstein: the new order” si lamentarono proprio della mancanza di un multiplayer. Infine, per gli amanti delle mappe fatte in casa, il gioco è comprensivo di DooM SnapMap, un potente editor per la creazione delle proprie mappe

Tecnica

Doom

Il nuovo capitolo do DooM inaugura la nuova versione del motore grafico della Id Software:  Id Tech, arrivato alla sua sesta incarnazione, che mostra i muscoli sin da subito con modelli poligonali dettagliatissimi, particellari convincenti e una fluidità invidiabile anche quando sulla mappa avevamo una trentina di demoni alle nostre calcagna in spazzi dalla visuale ampia. Se da un lato è visivamente appagante rimane qualche riserva su alcune piccole sbavature. C’è da considerare che questi piccoli nei sono probabilmente voluti per restituire il feeling anni ’90 del vecchio DooM, ma si ha la sensazione che la fisica sia “liberamente interpretata”. Il senso di questa mia frase lo si trova in alcuni elementi come il senso di scivolamento che ha il personaggio, che più che correre sembra che pattini o fluttui. O sul fatto che alcuni elementi siano interagibili, come alcuni teschi sul pavimento e alcune lattine, altri della stessa tipologia no. Perciò magari potrete veder

rimbalzare un teschio colpito da un proiettile, altri no. Oppure la brutta sensazione che si ha quando, sparando contro qualcosa, viene appiccicata sopra l’oggetto una texture rappresentante il foro di proiettile che dopo qualche secondo scompare. Intendiamoci sono piccole sbavature, probabilmente necessarie per tenere una velocità e una fluidità cosi alte, ma mi sarebbe piaciuta una più alta distruggibilità e una maggiore interazione. Il sonoro è ottimo, con effetti sonori evocativi e convincenti e un doppiaggio all’altezza. La colonna sonora, affidata a Mick Gordon, giá autore della premiata colonna sonora di Killer Instinct,  appare durante gli scontri arena e le boss fight, con brani metal adrenalinici e magistralmente realizzati.

Voto: 8,5

Forse qualcuno storcerà il naso per un gameplay che strizza un po’ troppo l’occhio agli sparatutto anni ’90, ma per quanto mi riguarda, ho trovato DooM un gioco dannatamente divertente e adrenalinico, una boccata di aria fresca in una foresta che tende sempre di più al filosofico e al prodotto intellettuale, dimenticando quello che deve fare un prodotto del genere: divertire. Quelche piccola sbavatura non mina l’esperienza che consiglio vivamente sia ai neofiti che agli amanti della serie. Preparate le armi: DooM è tornato