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Il primo dragon age fu un’autentica sorpresa. Seguito spirituale di quel Baldur’s Gate che mi fece sognare da bambino, finalmente un gdr di stampo classico, con personaggi accattivanti, una storia interessante e un sistema di gameplay ottimo. Il secondo capitolo della saga scatenò il mio fastidio, a causa di un’impostazione troppo dedita all’action e molto poco ruolistica, personaggi più piatti e il vergognoso riutilizzo di parti di gioco in più punti. Non fui l’unico ad essere contrariato e all’annuncio di DA:Inquisition, la Bioware, affermò di aver imparato dai propri errori. All’uscita il gioco prese voti astronomici e anche le recensioni degli utenti erano buone… ma qualcosa non tornava. Iniziarono a fioccare i primi premi tra cui GDR dell’anno e gioco dell’anno. Felice come se avessi ritrovato un vecchio amico, mi approcciai al titolo pieno di speranze e ottimi propositi, ma dopo più di 90 ore di gioco mi son dovuto arrendere all’evidenza: qualcosa non torna.

Draghi, cavalieri e missioni

Dragon Age: Inquisition

DA:Inquisition è un gdr di stampo occidentale nel quale il giocatore è chiamato a guidare un gruppo di eroi di cui uno è il personaggio principale, creabile dal giocatore, gli altri sono personaggi della storia che man mano si aggiungeranno al nostro gruppo. Nel proprio party si avranno un massimo di 4 figuri (compreso il giocatore), tutti gli altri PG assoldati potranno essere sostituiti dal giocatore a seconda del ruolo che ricoprono o ai propri gusti personali, all’interno di specifiche aree.
Come ogni rpg che si rispetti i nostri beniamini avanzeranno di livello man mano che acquistno esperienza e, ad ogni level up, avranno a disposizione un punto abilità spendibile in uno dei rami della nostra classe.
Ovviamente sarà possibile equipaggiare i nostri eroi con gli oggetti più fashion che il mondo fantasy abbia a disposizione, oggetti che protremo creare di nostra iniziativa o trovare come bottino dai mostri uccisi.
La gestione del gruppo può avvenire in due modalità: attiva e tattica.
La modalità attiva prevede la telecamera centrata sul personaggio selezionato, con un’inquadratura che varia da “sopra le spalle” a ” leggermente distante”. In questa modalità avremo il controllo diretto del nostro personaggio, in un’impostazione molto simile al secondo capitolo della serie.
La modalità Tattica, distinta da una visuale a volo d’uccello, prevede la possibilità di poter impartire un’ordine a ogni personaggio, che varia da “attacca un tal nemico” a “spostati in quel punto”.

Bene, ma in soldoni: è un bel gioco?

Non mi soffermerò più di tanto sul carattere tecnico del gioco, ma dopo aver passato molte ore su di esso penso sia giusto tirare le somme su cosa il gioco faccia centro e su cosa fallisca miseramente:

Cosa mi è piaciuto

  • Il mondo è vastissimo:
    Inutile negarlo. Il mondo di DA:I è veramente enorme e dona un senso di esplorazione appagante. La varietà di ambientazioni è piuttosto soddisfacente e non si ha mai la sensazione di “già visto”.
  • Visivamente bello negli scenari:
    Dal punto di vista grafico gli scenari sono mozzafiato. Orizzonti bellissimi e scenari particolareggiati sin nel minimo dettaglio. Una vera gioia per gli occhi.
  • Buon sistema di crafting:
    Il sistema di crafting è semplice e funzionale. Con pochi click si possono creare armi e armature della più svariata natura.

Dragon Age: Inquisition

Cosa ho odiato

  • Storia lenta.
    La storia ricopre un ruolo fondamentale in questa categoria di giochi e in DO:I questa procede con la stessa velocità di una corsa tra narcolettici. Si ha sempre la sensazione di vagare a vuoto, per lo più inutilmente, senza dare un contributo vero e proprio alla storia. Complice la vastità del mondo, il gioco rimane troppo dispersivo da questo punto di vista, con il risultato che la storia principale diventa un semplice pretesto per girare l’ennesima area dove hai altre duemila cose da fare. I pochi momenti in cui la trama si scuote un pò, risvegliandosi da un torpore invernale, si possono contare sulla punta delle dita e si scordano al caricamento dell’area sucessiva (caricamenti nemmeno troppo brevi).
  • Nessuna continuità nelle aree.
    Altro difetto derivante dalla vastità mal gestita del mondo è la mancanza di una logica o un critereio nelle aree. Da un lato è molto bello dire “posso andare ovunque”, dall’altra spesso ci si pone la domanda “si, ma perchè?”. Se la storia mi porta in una determinata area , ne esistono altre 20 che dovremmo esplorare perchè… perchè… boh! Il che appesantisce ulteriormente tutta l’esperienza che ci porta semplicemente a girare, girare,girare (la ripetizione è voluta) in cerca di incarichi minori, ma con la sensazione di non fare un piffero.
  • Personaggi stereotipati
    Nano ladro, Paladina, ladra, Mago umano: leggete qualsiasi racconto fantasy in cui si parla di queste classi e avrete una idea precisa delle personalità in DA:I. Anche il nano Varric, considerato (non capisco bene perchè) il personaggio più riuscito, alla fine risulta essere il tipico nano ladro, a metà tra il grezzo condito di saggezza di strada, già visto praticamente in ogni dove. Anche l’orientamento sessuale, all’insegna del politicamente corretto, è organizzato con banalità. 6 personaggi con il quale instaurare una relazione, 3 uomini e 3 donne, di cui 2 eterosessuali (un maschio e una femmina), 2 bisessuali (un maschio e una femmina) e 2 omosessuali (un maschio e una femmina). Capisco perfettamente il voler essere “politicamente corretti” , ma, oltre a notevoli incongruenze con gli altri capitoli (nel primo il mio personaggio e leliana facevano coppia e qui lei è gay… non l’avrà soddisfatta abbastanza la prestanza del mio elfo??) il mettere un persoanggio per categoria sa di troppo calcolato e un pò paraculo. I dialoghi tra personaggi sono molto poco importanti e interessanti , tanto che mi viene difficile ricordarne anche solo uno. Non rimangono impressi e non hanno la minima importanza nella storia.
  • Intelligenza artificiale rivedibile.
    Spesso saremo costretti a delegare azioni all’intelligenza artificiale, ma la sua gestione mi lascia perplesso. Mentre nel primo capitolo della serie potevamo utilizzare addirittra condizioni (se succede questo , fai questo) , in DA:I abbiamo un sistema di priorità di incantesimi che mal si sposa con l’aspetto tattico del gioco, soprattutto per i caster che vedono dissipare la loro riserva di mana con incantesimi meno indicati per la situazione. Per di più l’intelligenza artificiale non è in grado di fare nessun tipo channeling come cercare di far risorgere un compagno caduto o utilizzare un oggetto. Si vengono a creare perciò dei siparietti tra il grottesco e comico se , magari, voi siete il guerriero che sta tankando un particolare mostro e date l’ordine al vostro caster di andare ad aiutare un compagno caduto. Esso infatti si avvicinerà al moribondo, ci sputerà sopra, e riprenderà a fare quello che stava facendo prima dell’ordine.
  • Combattimento poco pianificabile
    Conseguenza diretta dell’intelligenza artificiale poco evoluta è la mancanza di una strategia all’interno del combattimento. Pur utilizzando la modalità tattica i nostri gregari tenderanno spesso a fare di testa loro, andando proprio in faccia al drago di turno o affrontando un mostro nel modo meno convenzinale possibile (e spesso morendo miseramente). Questa deficenza non permette perciò di pianificare al meglio chi prende i danni, cosa che normalmente dovrebbe essere relegata al tank di turno, togliendo tutta la componente strategica e tattica  e riducendo il tutto a “se sei ben equippato butti giù tutto”.
  • Bottino inutile
    Un’altra cosa molto importante di un’esperienza gdr è il loot, ossia le ricompense per una battaglia. Ci aspettiamo tutti quanti dopo uno scontro particolarmente impegnativo con il drago “trick e track” di trovare la mega spada della distruzione dei mondi , nel tesoro del mostro. Tutto ciò però è vanificato dal fatto che a parità di livello tutto quello che possiamo crearci con il sistema di crafting e di gran lunga superiore a tutto quello che troveremo. Al che, perchè affrontare temibili battaglie se non si è ricompensati? Diventa giusto una sorta di farming di esperienza che gratifica assai poco.
  • Inventario da denuncia
    Direttamente dalle avventure testuali alla Zork ecco a voi l’inventario testuale! Non so bene a chi sia saltato in mente una cosa del genere , ma quello di DA:I penso che sia l’inventario più brutto e meno funzionale che abbia mai visto in un gdr. In sostanza l’inventario è fromato dall’immagine del nostro peronsaggio e di lato una lista di oggetti di cui è possibile vedere il nome. La teoria vorrebbe che noi provassimo uno alla volta gli oggetti , leggendone le caratteristiche, ma quando torni al castello con 20 spade nuove, ci si rompe presto le scatole a scartabellare statistiche. Capire chi indossa cosa nella lista non è semplicissimo e spesso mi son ritrovato a demoralizzarmi difronte a tale tristezza di menù.
  • Epicità?
    Questo è un fantasy gdr. Il mondo è sull’orlo della distruzione e voi siete l’unico che può mettere le cose a posto… ma la cosa non solo non frega niente a nessuno , ma dopo un po non fregherà più nemmeno a voi. Sarà per la lentezza della storia , sarà per le numerosissime sotto quest (porta 10 fiorellini al campo cosi preparano la tisana per le emorroidi dei soldati), ma ad un certo punto l’epicità va a farsi benedire.
  • Skill noiose
    Molto spesso nei gdr fantasy ci si trova spesso a dire ” quando sarò al livello X prenderò quella skill fighissima!”, qui le skill sono di una tristezza tale che ad un certo punto ci si tova a preferire di potenziare le skill di basso livello piuttosto che avanzare nel ramo. Ovviamente a quel punto anche l’avanzare di livello diventa un mero inseguimento al power up senza il minimo stimolo.

Dragon Age: Inquisition

I premi

Alla luce di quanto detto, a parer mio Dragon Age: Inquisition è un buon gioco, ma con numerosissime pecche che ne inficiano il gradimento. Ma allora come mai tutti questi premi ? Addirittura Game Awards 2014 e D.I.C.E. summit awards 2015? Qualcosa non torna. Volendo escludere una qualsivoglia malizia, potrei essere io a non aver colto lo spirito del gioco, ma nonostante mi sia approcciato ad esso con le migliori intenzioni non riesco a spiegarmi questo fioccare di riconoscimenti e premi se non con la mancanza di un vero e proprio avversario (a ben vedere ce ne sarebbero anche… ma facciamo un’attimo finta di credere che non ce ne siano). Dubbio. Questo è lo stato d’animo che mi pervade.

Considero dragon age:inquisition di molto inferiore al primo capitolo e lo pongo, qualitativamente parlando a metà strada tra il primo e il secondo. Bioware ha imparato dai propri errori solo in parte , confezionandoci un buon prodotto, ma che di gdr ha ben poco. Un gioco dalla durata immensa piagato da una lentezza degna della corazzata potemkin. Magari con il citato film non ha in comune il fantozziano giudizio, ma non riesco a spiegarmi l’ondata di premi che lo incensano.