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Dunkirk è il nuovo gioiello del regista Christopher Nolan. Cerchiamo di mettere un po’ di ordine tra i vari pareri con questa recensione.

Dunkirk è l’ultima fatica cinematografica del facoltoso e pluripremiato regista britannico Christopher Nolan. Dietro questo film c’è un’idea portata avanti dal regista a partire da un viaggio effettuato a Dunkirk insieme alla moglie effettuato ben 25 anni fa. Come ci si immaginava, l’opera è stata sotto l’occhio del ciclone fin dal primo giorno in cui è stato distribuito nelle sale (ovvero un mese fa, ma noi in Italia lo abbiamo ricevuto solo da pochi giorni) e ha immediatamente diviso il pubblico tra coloro che lo hanno amato follemente e la controparte che lo ha fortemente odiato. Bianco o nero, nessun grigio tra le critiche internazionali e nazionali, vedremo di capire perché invece sarebbe importante usare anche la scala di grigi e cerchiamo di accontentare un po’ tutti evitando inutili scontri ideologici.

Dunkirk

Una storia, tre punti di vista

Il film narra le vicende accadute nei giorni che vanno dal 27 maggio al 4 giugno 1940. Siamo nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale, le truppe tedesche avanzano fortemente all’interno della Francia aiutati anche dalla presenza massiccia della Dea bendata a loro seguito. Questo avanzamento porta le truppe alleate alla ritirata. Nello specifico ci troviamo nella spiaggia di Dunkerque, cittadina francese situata sulla riva della Manica e considerata l’unica via di fuga per le truppe britanniche.

L’opera di Nolan ha permesso di osservare questo triste, quanto importantissimo, evento sotto tre punti di vista: il molo, in cui vengono mostrate le sofferenze e le speranze di più di 300.000 soldati che attendevano con ansia di salire su una nave che li potesse portare sani e salvi in Inghilterra. I civili inglesi a cui vengono requisite le imbarcazioni private per usarle come mezzo di salvataggio dei soldati bloccati sulla spiaggia francese e infine i cieli, continuamente martoriati da battaglie aeree tra forze dell’Asse intente a distruggere quante più navi e vite nemiche e aerei britannici il cui unico obiettivo è aiutare il più possibile i loro compagni.

Tutto questo è raccontato come una sorta di Inception che si lega sempre di più verso il finale perché non cambiano solo i luoghi, i racconti e i personaggi, ma anche il tempo. I civili inglesi hanno compiuto il viaggio verso Dunkirk in un giorno, ma i soldati hanno dovuto attendere una settimana prima del loro arrivo e le difese aeree, i cui protagonisti principali furono i piloti degli Spitfire, aiutarono gli alleati solo per un’ora. Intrecciare tutto questo non è un lavoro da poco ed è impossibile non notare, quindi, la mano magistrale del regista che è tutt’altro che disabituato a certe meccaniche narrative.

Dunkirk

Una gioia per gli occhi

Nolan monta bene il “suo più grande progetto”, come da lui stesso dichiarato, ma non si ferma qui. Lo arricchisce tecnicamente e lo fa in maniera egregia. Visivamente Dunkirk è uno spettacolo: nessun virtuosismo inutile, nessun abuso di CGI, ogni elemento è spaventosamente e tristemente reale e tangibile sia che essi siano elementi umani, sia navi, aerei e mezzi terrestri. A prima vista viene impossibile credere che ciò che si vede su schermo è reale, ma lo è. Sono tutti modelli reali e accertati storicamente a cui sono state poste delle modifiche per poter migliorare la resa video. Basti pensare che per realizzare le riprese all’interno degli Spitfire è stata inserita una speciale cinepresa ad altissima risoluzione con pellicola di 70mm di un peso e una dimensione tale da essere inserita all’interno di velivoli storici. Insomma, dal lato visivo nulla da dire, sembra davvero di essere all’interno dell’azione specialmente in particolari scene in cui vi è l’uso di action cam per riprese in primo piano.

Come essere dentro l’azione senza usare la tecnologia 3D

Se visivamente è magistrale, il film mostra i muscoli nel comparto sonoro. Ogni suono ambientale è deciso, forte, reale e i brividi lungo la schiena lo sono pure. Ogni cambiamento di sguardo di un personaggio che scruta all’orizzonte con il conseguente abbassamento nella posizione difensiva dei soldati, significa solo una cosa: il bombardiere nemico è in azione. Il sibilo dell’aereo in picchiata entra subito nelle orecchie e bastano pochi secondi per sentire il terrificante suono della bomba che esplode. Nessuno è totalmente salvo, nemmeno chi sta all’interno delle navi le quali subiscono attacchi da ogni fronte e di ogni tipo, ognuno con un suono ben definito e spaventoso.

La presenza di Hans Zimmer per la realizzazione della colonna sonora è solo la ciliegina sulla torta. Ritmi incalzanti fin dai primi minuti, ticchettii assordanti e nervosi. Nessuna melodia se non nelle parti finali, solo un tappeto di suoni ansiogeni con forti componenti acute. La colonna sonora e i suoni ambientali si fondono in un tutt’uno donando una sensazione di stupore e terrore per tutto il film. La pelle d’oca è assicurata.

Dunkirk

Film corale, ma emerge un cast stellare

Passiamo, adesso, alla realizzazione generale del film analizzando anche il lato attoriale del film. Dunkirk mette in campo un numero di attori e comparse incredibile, ma sono davvero pochi i veri protagonisti anche se definirli protagonisti, per certi versi, è errato. Il motivo è presto detto: nel film, così come nella guerra vera, ogni uomo è uguale ad un altro, tutti possono morire o vivere, tutti provano più o meno le stesse sensazioni che manifestano in modo più o meno diverso in base solo al loro carattere. In Dunkirk emergono in particolare 10 uomini, chi più chi meno, ma sono solamente la punta dell’iceberg. Tra questi alcuni non hanno nemmeno un nome o parlano davvero poco comunicando solo con lo sguardo, proprio a voler marcare l’idea che in guerra contano più i fatti che le parole e conta più l’azione del singolo che il ruolo militare o sociale che egli ricopre.

Nello specifico troviamo: tre soldati di terra, uno francese e due inglesi, interpretati da Aneurin Barnard, Harry Styles, e Fionn Whitehead, un comandante della marina di stanza sulla spiaggia di Dunkerque interpretato da Kenneth Branagh, tre civili interpretati da Mark Rylance, Barry Keoghan e Tom Glynn-Carney, un soldato soccorso dai civili e traumatizzato interpretato da Cillian Murphy e infine due piloti dell’aviazione britannica interpretati da Tom Hardy e Jack Lowden. Alcuni di loro non parlano per tutta la durata del film, ma la loro interpretazione è ugualmente di altissimo livello poiché spesso basta un semplice sguardo o un’espressione facciale per dire tutto.

Dunkirk

Tanta sperimentazione, poco Nolan

Bisogna anche dire che in questo Nolan è stato bravo poiché ha evitato inutili azioni eroistiche degne dei classici film di guerra in salsa americana, limitandosi al più complesso lato psicologico e introspettivo dell’evento. Spesso, infatti, il regista è stato accusato di essere troppo “spiegone” e di dilungarsi in scene inutili per il proseguo della storia. Qui tutto questo non c’è, anzi, in alcuni casi ha lasciato libera interpretazione allo spettatore ed è proprio qui che troviamo il primo errore ed è per certi casi grossi. Non farò spoiler, non l’ho fatto fino ad ora, ma vi basterà sapere che il soldato traumatizzato non lo è per tutto il film, ma non viene spiegato il perché, sarete voi a doverlo capire. Scelta registica o meno, sarebbe piaciuto più dettaglio in quel frangente soprattutto perché il personaggio, seppur come detto prima non ha un ruolo da protagonista, è l’unico a mostrare segni di cedimento dati dalla pesantezza della guerra. Quindi sorge spontanea la domanda: perché lui sì e gli altri no? Si capisce, ma non viene esplicitamente detto, peccato.

Siamo ormai alla conclusione e allora non posso che citare l’ultimo difetto del film ed è proprio legato al racconto della vicenda. Il film è ben narrato, la vicenda storica pure, ma c’è un problema ed è legato proprio alla caratterizzazione dei personaggi. Vero, poco fa ho detto che in guerra sono tutti uguali e quant’altro, ma quanti di voi seriamente conoscevano la battaglia di Dunkirk? Senza conoscere la storia, il film non spiega bene gli eventi e manca quasi totalmente una contestualizzazione. Il quasi è legato in particolar modo ai personaggi di Tom Hardy e Barry Keoghan, ma è talmente poco da risultare irrilevante. Quanti di voi, invece, conoscevano l’evento? Per voi la cosa è un po’ più pesante poiché non vi sarà alcun colpo di scena. La scelta, quindi, di una trama non lineare assumerà per voi una connotazione più tecnica che di gradimento narrativo. Insomma, il Nolan “spiegone” in questo caso non sarebbe dispiaciuto.