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L’emozione di un gioco che nasce

Devo ammetterlo, questa volta mi trovo in difficoltà. È il primo articolo di questo tipo che mi trovo a scrivere e cercare di capire come approcciarmi è stato complicato – e non credete, ancora adesso ho i miei dubbi. Quindi, affrontiamo la questione nel modo più semplice che conosco e, nel modo più semplice possibile, parliamone. Mi è stato proposto di scrivere le mie impressioni su Empty Sharp, un titolo tutto italiano e dalle tinte poetiche e cupe. Come sarà andata la prova su strada?

Che cosa è Empty Sharp?

Empty Sharp è un titolo senza dubbio singolare, un gioco di ruolo narrativo in cui si riesce a vedere l’amore che gli sviluppatori ci hanno messo. Ho avuto modo di giocare alla demo del gioco, ancora in beta, e ho provato sentimenti contrastanti per tutto il tempo. Da un lato c’era qualcosa che mi ha fatto leggermente storcere il naso, ma dall’altro… non importa a cosa fosse dovuta quella sensazione, dovevo andare avanti. Ancora una schermata, poi un’altra, poi un’altra ancora, in cerca del prossimo dialogo, della prossima scena d’intermezzo, come se non ne avessi mai abbastanza.

È un titolo perfetto? No, è ancora acerbo e ha ovviamente alcune cose su cui bisogna lavorare.

È un gioco appassionante? Nonostante quelle piccole magagne… sì. Oh, sì, lo è eccome.

Cerchiamo di affrontare insieme ogni punto sulla lista che ho scritto mentre lo giocavo, così da chiarire il più possibile ogni aspetto.

Giusto, un’ultima piccola parentesi prima di continuare: su quello che riguarda la narrazione e il raccontare storie sono spaventosamente pignola e fastidiosa. Scrivo e gioco di ruolo da vent’anni, ormai, e questo mi porta a tenere le orecchie ben dritte e gli occhi ben aperti per trovare eventuali debolezze e sfruttarle – o aggiustarle per cercare di renderle dei punti di forza. Non me ne vogliate se dalle mie parole potrà sembrare che io sia più severa di quello che vorrei; credetemi, parlo con il cuore in mano riguardo ad Empty Sharp perché, in modo totalmente inaspettato, mi sono davvero affezionata a questo prodotto.

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Punti di forza di Empty Sharp

Il doppiaggio

Prima ho nominato le scene d’intermezzo e i dialoghi e sarà proprio da questo che partirò, per i suoi punti di forza.

Chi mi conosce sa che sto sviluppando ormai da tempo una leggera fissazione per il doppiaggio e il lavoro fatto su Empty Sharp è delizioso, non trovo altri termini per descriverlo. Al titolo hanno lavorato doppiatori professionisti e non, prestando la loro voce con una delicatezza e una forza davvero notevoli. Ho amato follemente la voce della protagonista, Rosalie, fin dalla scena d’apertura. I volumi sono perfetti, si amalgamano bene con la colonna sonora e sono… vissuti. C’è una forza, in quelle voci, che in alcuni passaggi ti fa trattenere il respiro. Un lavoro davvero egregio.

Il design

empty sharpQui bisogna specificare per bene di che cosa sto parlando, perché alcune cose mi sono piaciute davvero da impazzire mentre altre, insomma, un poco meno. Per fortuna, la bilancia qui pende molto più verso il “wow” che verso il mio famigerato “meh”.

Le scene d’intermezzo, ad esempio, sono chiaramente disegnate a mano e con uno stile delicato, malinconico ed elegante. Semplici, certo, ma non per questo meno curate e con un loro fascino tutto particolare. Come accennavo poche righe fa, l’introduzione al gioco è un perfetto mix tra disegni, testo e doppiaggio che regala un brivido di estatica bellezza.

Gli sfondi delle zone, invece, sono più semplici e con colori più delicati, quasi acquarellati e anche questi, da quel che posso intuire, fatti interamente a mano. Danno un bell’effetto di contrasto con i modelli 2d dei vari personaggi e oggetti dello scenario.

L’unica nota leggermente “stonata”, se mi passate il termine, è data dagli avatar dei png più comuni o sconosciuti, che presentano modelli già visti e ripetuti con l’unica modifica del colore che li circonda. Peccato, anche se immagino che fosse complesso e dispendioso dare un volto unico ad ogni abitante di quel mondo.

L’ambientazione

Dell’ambientazione vera e propria si scorge soltanto un frammento minuscolo, nella demo che ho provato, ma è bastato uno sguardo alla mappa a farmi rizzare le antenne da giocatrice di ruolo un po’ old style e farmi già pensare a cosa si potrebbe nascondere in quel luogo o quali personaggi interessanti si potrebbero incontrare nelle profondità di una foresta velenosa e difficile da raggiungere. Di certo abbiamo solo che la protagonista ha un segreto importante per l’intera esistenza di quel fragile mondo e che qualcuno trama contro di lei. E’ un punto di forza, per quello che mi riguarda, perché mi ha stuzzicato la curiosità quel tanto che basta da farmi dire “ok, ma ne voglio ancora”.

I collezionabili

Personalmente, e i miei amici lo sanno, ho un serio problema con il completismo e il collezionismo nei videogiochi. Se ci sono cose da raccogliere o da sbloccare, m’impunto tanto da averle al 100%. In alcune schermate di Empty Sharp, infatti, ci sono dei piccoli “sbloccabili” che non ti aggiungono soltanto un numero ad una statistica in un elenco – o ti sbloccano chissà che achievement, no. Sono anime, spiriti, che risvegliano ricordi nella protagonista e ti danno informazioni in più sul suo passato, su quello che ha vissuto e su chi ha incontrato e amato. Due pollici bene bene in alto per questa idea! Mi piace avere una lore su cui ragionare e ipotizzare, ma apprezzo anche quando qualche informazione più precisa mi arriva direttamente dal gioco, se ho abbastanza tenacia da raggiungere anche soltanto un piccolo obbiettivo come un collezionabile.

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Debolezze di Empty Sharp

I comandi e gli spostamenti

Qui andiamo un poco più sul delicato, ma non c’è nulla di così grave da rendere il titolo non godibile. I comandi e i movimenti, in gioco, sono a volte un po’ strani. Ci ho messo un po’ a capire che potevo usare anche il mouse per spostarmi e interagire, cliccando sul terreno o sugli oggetti, oltre alle frecce direzionali e pochi altri tasti sulla tastiera. E’ una possibilità poco chiara e, a volte, un poco imprecisa. Nelle varie location, ad esempio, non sempre sono chiari i punti in cui puoi interagire direttamente e dove puoi effettivamente andare – se spostarti nelle schermate successive solo cliccando a destra o a sinistra o se puoi, ad esempio, uscire dalla parte alta dello scenario – o le zone in cui si attiva il passaggio alla zona successiva.

Non vi spoilero troppo la demo, in caso voleste provarla, ma mi sono ritrovata ad essere più infastidita del previsto – easy, per me, che mi irrito in fretta anche sui triplaA – per colpa di una combo tra ghiaccio e continui switch di zona non desiderati.

Niente di grave, appunto, ma è una sbavatura che mi ha fatto dire “peccato”.

L’audio di gioco

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L’audio è molto alto. C’è la possibilità, nelle opzioni, di andare a modificarlo ma anche se messo al minimo rimane comunque piuttosto ingombrante e può essere un problema se giocato in cuffia – cosa che consigliano gli sviluppatori e che, di cuore, vi consiglio anch’io per gustare al massimo il doppiaggio di cui mi sono innamorata follemente.

Altra cosa che ho ritrovato e che non mi ha convinta appieno è la libreria di suoni usata all’interno del titolo che, in più di un’occasione, mi hanno fatto pensare “ma quel suono non l’ho già sentito in quel titolo?”. Non so se è stata una scelta voluta o una casualità, ma il contrasto con la delicata ricercatezza delle voci è marcato e stona.

I testi

Devo ammetterlo, all’inizio ero partita piuttosto scettica e “aggressiva” per quello che riguarda la trama e quel poco che si è visto nella demo. Poi, però, mi sono fermata e ho messo a cuccia il mio pessimo carattere e le mie centinaia di fissazioni da master di dungeons & dragons e mi sono detta: calma, Noemi, e dagli tempo, dagli modo di sviluppare la storia e di stupirti. Spesso sono le cose all’apparenza più semplici quelle che danno le migliori soddisfazioni – e questo punto poteva tranquillamente virare in un punto di forza. Però…

Sì, c’è un però che mi ha fatto sorridere e che ha fatto pendere la bilancia verso il difetto. Ho trovato alcuni errori di sintassi nei testi e, su un gioco che si basa molto sui dialoghi scritti e sulle informazioni a schermo, questo non è un bene. Ricordiamoci sempre che il titolo è ancora in beta e sono assolutamente certa che i ragazzi avranno tutto il tempo e tutte le capacità per sistemare anche questa leggera sbavatura e tornare a bomba con un altro punto di forza dalla loro parte.

Conclusione

empty sharpHo scritto un papiro infinito che spero non vi abbia annoiato e che, anzi, vi abbia messo quel brividino di hype e di curiosità che sto provando io da quando, da brava dipendente videogiocatrice, ho finito la seconda run sulla demo.

Empty Sharp, creatura nata dallo studio italiano MeltdownerGames, è un indie che mi ha incuriosita e a cui, senza nemmeno che me ne rendessi conto, mi sono assurdamente affezionata. Ho preso a cuore il titolo e sto aspettando con ansia una demo più avanzata dove testare i combattimenti – sì, ci saranno anche quelli! – e da cui carpire qualche informazione in più, qualche brandello in più di storia e ambientazione.

Vi consiglio di andare sulla pagina facebook di questi ragazzi e seguire lo sviluppo del progetto, di provare la demo [ vi lascio proprio qui il link da cui scaricarla! ] e di scivolare in quello che, in fin dei conti, è un quadro che ti parla e ti racconta la storia di chi popola quel mondo.