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Ma non erano giochi per bambini?!

Generalmente quando ci si riferisce alla serie videoludica di Mario, si pensa a videogiochi adatti a bambini e famiglie. Non è però il caso del 27enne Satoshi Kishimoto, che è stato arrestato a Tukushima, in Giappone, con l’accusa di aver trasportato cinquanta pasticche di ecstasy con la forma di Wario, l’arci-nemico del noto idraulico italiano. L’uomo ha poi confessato il reato davanti alle autorità locali.

Sì, avete capito bene, la gran parte delle cachet era stata creata in modo da assomigliare al personaggio ideato da Nintendo, probabilmente con lo scopo di attirare nel mondo della droga nuovi clienti, anche molto giovani.

La costituzione giapponese, però, prevede delle condanne particolarmente severe per chi spaccia droghe, basti pensare alla volta in cui il personaggio Kyohei Hamura, dello spin-off di Yakuza, Judgment, era stato censurato poiché l’attore che lo interpretava aveva ottenuto un risultato positivo al drug-test. Di conseguenza, Kishimoto rischia una multa di 5 milioni di yen (all’incirca 40 mila euro) o, nel peggiore dei casi, una pena da 1 a 10 anni di carcere.

Un triste esempio, questo, che ci ricorda come il mondo videoludico e quello degli stupefacenti siano stati, e purtroppo sono ancora, molto legati tra di loro. In svariate occasioni, infatti, sono state rinvenute tracce di cocaina ed eroina in confezioni per videogiochi o in vecchie console.

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