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Gillette insegna ad essere tutti migliori.

In questi ultimi giorni si è discusso molto riguardo uno spot presentato dalla Gillette. Ci sono state innumerevoli polemiche sui social, con chi si è schierato a favore e chi invece si è sentito offeso e preso in causa dagli argomenti trattati dal famoso brand. Per poter analizzare fino in fondo la problematica è giusto fare qualche passo indietro e ripercorrere la strada più lentamente, cercando di lasciare la mente aperta e di riuscire anche a fare autocritica.

Lo spot cerca di sensibilizzare le persone sul tema della “mascolinità tossica”, utilizzando un linguaggio visivo chiaro e semplice. La pubblicità è tutta al maschile, in quanto i protagonisti sono uomini, ragazzi e bambini, tutti portatori di un messaggio importante. Lo spot cerca di mettere in evidenza le problematiche derivate dal bullismo sessista degli uomini verso gli uomini stessi e le donne.

Nel video di quasi un minuto e cinquanta vengono presentate diverse situazioni in cui un possibile atteggiamento tossico può danneggiare irrimediabilmente il prossimo. Guardare due bambini picchiarsi e decidere di non agire affinchè capiscano cosa c’è di sbagliato nel loro gesto, lasciare che i più sensibili, considerati “deboli”, vengano presi di mira e permettere che una donna per strada venga apostrofata con termini offensivi sono tutti modi per far sì che l’indifferenza e la tossicità prendano il sopravvento. Perchè deve essere sottratta ad un figlio maschio la possibilità di esprimere i suoi sentimenti o di piangere? Perchè è da considerarsi meno uomo se ha atteggiamenti meno forzati e meno duri?

Evidenziare come anche solo le parole o l’indifferenza possano essere dannose per tutti noi è forse il punto principale di questo spot. Cosa succede, infatti, se si decide di agire per cambiare quel che è sbagliato, per rendere se stessi e il mondo in cui i nostri figli vivranno e cresceranno migliori? Ed è qui che lo spot raggiunge il suo climax:  si passa da genitori che decidono di intervenire in una lotta tra bambini, pittosto che lasciare “the boys be boys”, a uomini che salvano un ragazzino dal bullismo dei compagni, fino ad arrivare a chi decide di difendere una ragazza non permettendo al suo amico di molestarla verbalmente. Sì, perchè la campagna abbraccia anche il tanto discusso movimento #MeToo a favore delle vittime di violenze sessuali ed abusi.

Ovviamente le critiche mosse a questo spot sono state tantissime. Si potrebbe partire semplicemente dal dire che i “non mi piace” sul video postato su YouTube raggiungono all’incirca una cifra doppia rispetto ai “mi piace”. Già qualche ora dopo la sua pubblicazione su internet si sono potuti leggere numerosi commenti e tweet a riguardo, in cui alcuni clienti del famoso brand si sono risentiti del messaggio a loro lanciato, decidendo addirittura di postare foto in cui gettavano rasoi e altro merchandise nel cestino, metafora perfetta per far capire quanto il video sia stato malinterpretato e mal recepito. Inoltre, l’affiliazione alla campagna #MeToo non ha aiutato la Gillette a trasmettere l’insegnamento dietro una semplice pubblicità commericale.

So che anche questo articolo potrebbe essere criticato, in quanto a redigerlo e stilarlo è stata una donna, quindi parzialemente presa in causa dallo spot. Eppure posso affermare con assoluta certezza ed anche un pizzico di felicità di essermi sentita io stessa toccata e chiamata a rispondere positivamente al messaggio. In quanto persona infatti posso fare la mia parte, migliorando il mio comportamento verso il prossimo, imparando quanto il bullismo possa essere distruttivo e lacerante, insegnando a mia volta che i sentimenti e le emozioni che si provano devono essere espresse e non represse. Inoltre questo spot mi ha fatto capire quanto sia sbagliato fare di tutta l’erba un fascio e, in quanto donna, quanto io debba fare le dovute distinzioni parlando di uomini, facendomi sentire più unita a e rispettata da quelli che il messaggio l’hanno apprezzato, compreso e condiviso.

Questo, a mio parere, non è un video che parla solo ad un determinato genere di persone, anche se, per forza di cose, è quello a cui principalmente si rivolge. Qui si parla a tutti noi, a tutti coloro che sono stati vittime o carnefici di atti vili e spregevoli, che si sono sentiti feriti o che hanno ferito. Andando più nel profondo e ragionando su un semplice spot, è possibile trovare un messaggio di uguaglianza e unione, nonostante i commenti  e i tweet abbiano messo in risalto il sentimento di divisione che molti hanno provato.

Chiedendo anche a uomini il loro punto di vista sulla situazione, ho potuto constatare che in generale lo spot è stato gradito, è stato afferrato il suo significato profondo ed è stato condiviso con gli altri. Ovviamente non sempre un messaggio “scomodo” costringe le persone a ragionare, soprattutto se non lo si affronta con mente aperta e desiderio di autocritica. Ma anche a questo servono video/articoli/film del genere, perchè la critica di oggi può essere feroce, può essere incompresa e criticata, ma se viene discussa comincia ad entrare nella mente di tutti e a modificare qualche piccolo tassello mentale, o almeno a scomodarlo.

Il messaggio della Gillette recita giustamente “The best a man can be” ma io credo che il suo significato si possa ampliare benissimo a “The best a person can be”.