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Prendono piede, sempre più, i giochi come abbonamento. Tra dubbi e certezze, ci ricordiamo di com’era prima?

24 Marzo 2006, terza media. Mi precipito in bicicletta da Calamai Tekno (storico negozio di videogiochi di Firenze, ormai chiuso). Nello zaino il portafogli con i sudati risparmi. Sale l’eccitazione, non vedo l’ora di avere la confezione tra le mani. Finalmente è qui, e sono anche riuscito a farmi mettere da parte una copia per il giorno del lancio. The Elder Scrolls IV: Oblivion, era da una vita che aspettavo la sua uscita, mi ero ormai divorato ogni singola informazione da ogni singola rivista che ne parlasse. Torno a casa, apro la confezione, la odoro (dai, non mentite, chi non si è mai crogiolato, almeno per un istante, nel magnifico odore di nuovo che sprigionavano i CD, con le relative confezioni), inserisco il CD nel lettore; avvia installazione. A questo punto vorrei dirvi qualcosa come “iniziò l’avventura”, tuttavia la scheda grafica decise, in maniera forse fin troppo umile, di non poter sopportare l’onore (e l’onere) di quello che sarebbe stato uno dei giochi, per me, migliori di sempre e decise di abbandonarmi proprio prima del primo cancello di Oblivion. Dovetti attendere ancora un po’, prima di iniziare seriamente a prendere a calci qualche principe Daedra, ma questa è un’altra storia.

Spero, con questa introduzione, di aver riportato alla memoria quella che, almeno per me, nerd sulla soglia dei trent’anni, era l’abitudine quando usciva un nuovo videogioco per PC.
I tempi cambiano, i negozi di videogiochi chiudono. Iniziano ad aprire altri store, quelli digitali. Pian piano, le Key iniziano a sostituirsi ai CD, anche quelli acquistati fisicamente. Migliorano le connessioni ad internet (Italia fanalino di coda d’Europa, as usual. Tuttavia ad oggi il gap si è ridotto). Inizia ad emergere uno store su tutti, Steam. Qualche anno dopo il panorama si amplia: arrivano Origin, Uplay, GOG, Epic, Blizzard. È la rivoluzione del digitale. Compaiono periodi di saldi, weekend di prove gratuite, sconti, ed in negozio le confezioni fisiche iniziano a prendere polvere; alcuni chiudono, altri si reinventano. Ad oggi nemmeno ricordo più l’ultima volta che ho acquistato una copia fisica di un gioco. Non ricordo più il ritorno a casa, non ricordo più cosa voleva dire spulciarsi il manuale del gioco mentre questo si installava. Ora che ci penso, non ricordo quasi nemmeno più il rumore di un masterizzatore DVD mentre legge il disco, sono anni che il mio PC ne è sprovvisto.

Logo Steam

Ma va bene così. Non bisogna perdersi nei ricordi ma sempre guardar avanti. E guardando avanti, per come si sta delineando l’industria del videogioco al momento, quel che vedo non mi dispiace. Forse avrò perso quella vena di romanticismo crescendo, forse adesso sono più attaccato al lato economico e pratico ma il mondo degli store digitale non è poi così male. Trovo che siano più pratici, più immediati. Possiamo avere le nostre librerie di giochi sempre a portata di mano (connessioni permettendo). Possiamo precaricare i giochi i giorni prima del lancio. Possiamo acquistare a sconto durante i saldi. Possiamo avere i salvataggi al sicuro, sempre in rete. Adesso, addirittura, si prospetta un futuro nel quale prenderanno sempre più piede gli abbonamenti, stile Netflix, per accedere ad i vari cataloghi videoludici. E sapete cosa? Mi piace.

Non nego che in parte mi manchi l’atmosfera descritta ad inizio articolo, ma saremmo disposti a sacrificare tutto il resto per un mero attaccamento alla routine del passato? Personalmente no. Nell’ultimo anno ho provato Origin Access Premier (100€ annuali) e, calcolatrice alla mano, posso affermare di aver risparmiato non pochi soldi. Tra i vari titoli ad i quali sono appassionato, figurano anche FIFA e Battlefield e, se non avessi sottoscritto l’abbonamento, solo per questi due titoli avrei speso, considerando il loro prezzo di lancio, circa 120€. Oltretutto avrei sicuramente preso Anthem, nel quale, nonostante lo stato attuale, riponevo un grande interesse; e siamo a 180€. Ho citato solo tre dei titoli principali che mi hanno spinto a sottoscrivere l’abbonamento. Dobbiamo tuttavia aggiungere all’equazione anche i vari pacchetti premium che ci vengono consegnati all’interno dei vari titoli, ma soprattutto a tutto il resto del parco giochi inclusi nell’abbonamento. Nonostante il tempo per giocare scarseggi e, di conseguenza, non sia riuscito a giocare continuativamente praticamente a nulla, devo ammettere di aver spelluzzicato e provato molti dei titoli presenti su Origin, cosa che non sarebbe stata possibile senza la sottoscrizione al servizio. Certo, avrei potuto comprare ogni singolo titolo ma a quel punto quanto avrei speso?

Libreria Origin Access

Una delle critiche che sento più spesso portare contro questo modello riguarda il “possesso” dei videogiochi. In molti, a quanto pare, non si sentono a proprio agio sapendo di non possedere il titolo ma di usufruirne sotto forma di abbonamento. Scusatemi, ma trovo che sia un pensiero a dir poco maniacale. Quello che interessa a me, per esempio, non è il possesso sul videogioco, quanto sui miei progressi nello stesso. Sapendo che progressi e salvataggi rimangano comunque miei allo scadere dell’abbonamento, non vedo dove sia il problema. Sto giocando al gioco? Pago. Non ci sto giocando? Non pago. Voglio tornare a giocare in futuro? Torno a pagare. Dal punto di vista economico, con quello che mi costa un singolo gioco, sono in grado di giocarne, potenzialmente, centinaia, in svariati mesi, sapendo che li posso interrompere e riprendere a piacimento, senza perdere nulla.

Ormai l’abbiamo capito. Sono fortemente a favore di questo modello di distribuzione videoludica ma non nego che non vi siano interrogativi. C’è fondamentalmente, per il mio punto di vista, un unico grosso problema. La frammentazione dei cataloghi. Credo che questo sia un vero e proprio “dramma” relativo a questo modello di distribuzione videoludica. Tutte le belle parole spese a descrivere come, con questi abbonamenti, sia evidente il risparmio per il videogiocatore, finiscono fondamentalmente in vacca quando ci si ritrova a dover abbonarsi, per poter giocare ad i propri giochi preferiti, a più di un singolo servizio. Le cose allora si complicano non poco; si passa da 8,33€ al mese di Origin Premier (in formula con pagamento annuale), a circa 23€ se aggiungiamo Uplay, per arrivare poi a circa 33€ quando Microsoft Game Pass uscirà dalla beta. Inizia ad essere una bella spesa che, se non si ha il tempo materiale per poter sfruttare giocando un po’ a tutto ciò a cui abbiamo accesso, diventa quantomeno poco sensata e ci riporterà ad acquistare il singolo gioco, anche se a prezzo pieno, che tuttavia sarà quello che principalmente giocheremo nei mesi a venire. Speriamo che il futuro ci riservi accordi tra i vari servizi e/o prezzi più accessibili. Sarebbe un peccato minare da subito un tipo di servizio che, secondo me, potrebbe essere perfetto per tanti dei videogiocatori moderni, me compreso.