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Lo Gnu Gnu che ci insegna ad usare i social

L’uomo ha la capacità di cambiare in meglio il mondo in cui vive, creare un luogo dove tutti abbiano le stesse possibilità, dove ci sia amore e condivisione tra simili, rispetto e attenzione per la natura e le specie che con noi popolano la terra. “It’s in your hands”: un futuro migliore, un rinnovamento radicale, è tutto nelle nostre mani. E il nuovo spot della Huawei vuole farcelo capire nel migliore dei modi, stimolando la nostra coscienza e cercando di commuoverci nel profondo.

gnu gnu

Il dolce Gnu Gnu dello spot, con la sua semplicità e purezza ha colpito i cuori di ognuno di noi.

La società cinese con sede a Shenzhen ha utilizzato questa bellissima trovata pubblicitaria non solo per promuovere il suo nuovo smartphone, il P Smart+, ma anche per toccare gli animi di clienti e profani e spingere alla critica della società e all’autoanalisi dell’io contemporaneo. Il piccolo trailer vede come protagonisti un teenager e un tenero animaletto appartenente ad una specie ancora sconosciuta all’uomo, ribattezzata “Gnu Gnu”. La domanda, soprattutto nell’era della tecnologia e delle foto a cronaca di ogni attimo della nostra vita, sorge spontanea. Perchè non immortalare questa bellissima creatura e postare l’immagine in rete? Le conseguenze, ovviamente, lasciano poco all’immaginazione. Lo spot, infatti, continua mostrando un futuro non troppo lontano in cui la viralità dell’immagine pubblicata in rete rende ugualmente famosi sia il ragazzo artefice dello scatto che il povero Gnu Gnu.

Il destino è già scritto: gadget, giocattoli, magliette che ritraggono il dolce Gnu Gnu spopolano in tutto il mondo, mandando in “tilt” ogni singola persona che sia entrata in contatto con la sua foto. Non solo, il tenero animaletto, non più libero di vivere la sua vita, libero di correre per la foresta e di essere ciò che è, ciò che vuole, viene allontanato con forza dal suo habitat naturale e gettato in una gabbia, divenendo un fenomeno “da baraccone” per il web e per il diletto di chi ne fruisce. Ma è qui che il trailer ci lascia uno spunto ancora più importante su cui riflettere: la scelta spetta a noi. Il teenager del video, dopo aver immaginato quali sarebbero potute essere le implicazioni di un suo gesto ritenuto da molti innocuo, torna alla realtà e cambia, riscrive la storia dell’animaletto e la propria. Lancia un messaggio che sembra banale, ma che, al giorno d’oggi, ha una potenza vitale: elimina la foto scattata, salvando la vita dello Gnu Gnu e risparmiandogli innumerevoli sofferenze.

Da questo piccolo spot ognuno di noi dovrebbe trarre le sue conclusioni. Basta scorrere la nostra pagina Facebook o fare un giro online per leggere notizie simili, ma purtroppo vere. Vediamo animali provenienti da ogni parte del mondo sottratti a quella che è la loro casa, solo per compiacere un uomo sempre più narcisista, che tenta di ripresentarsi a tutti come onnipotente, colui che qualsiasi cosa vuole può ottenere. Ma è proprio quando agiamo per vana gloria che dimentichiamo quanto è prezioso ciò che ci circonda. Crediamo che essere gli artefici dell’estinzione di una specie ci renda grandi, invincibili, indomabili. Ma la realtà è che questo comportamento ci impoverisce ogni giorno di più, rendendoci ciechi di fronte alle bellezze del mondo e ai bisogni del prossimo. L’idea di una terra che è qui “per noi e noi soltanto”, che è al nostro servizio, dove tutto è per nostro semplice uso e consumo fa sì che si perdano ogni giorno i valori della vita e della solidarietà, della riscoperta e della salvaguardia. Sì, perchè è nostro dovere salvare il futuro non solo nostro, ma anche del luogo che abitiamo e su cui siamo solo dei visitatori temporanei.

L’ignoranza e l’egoismo dell’uomo, il quale spesso dimentica cosa o chi si ha davanti, sono la causa per cui i diversi, i deboli, o gli innocenti, proprio come lo Gnu Gnu del video, finiscono in una gabbia, reale o immaginaria, alla mercè di chi si sente potente, forte, di chi crede di poter pensare solo a se stesso senza dare importanza ad uno sguardo d’insieme. La speranza è che la viralità di questo video possa essere considerata buona, tanto da risvegliare quel briciolo di altruismo ed empatia sopiti da troppo tempo nell’essere umano.

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