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Quanto è bello essere il Dio della guerra?

Il 20 aprile 2018 è uscito in tutti gli store, fisici e digitali, l’esclusiva PS4, God of War.

I primi rumor hanno subito incantato migliaia di fan della saga, me compreso. Una nuova avventura con Kratos, praticamente un sogno che si avverava. Reinterpretare lo stermina-dei nella sua continua lotta interiore ed esteriore è sempre avvincente e affascinante. Fare stragi di nemici, mitici e non, immersi in un’ambientazione suggestiva come l’antica Grecia con una colonna sonora pomposa ed incisiva, creava il mix perfetto per il mio divertimento.

Perché God of War era così atteso?

Il finale del terzo capitolo concludeva alla perfezione la saga e, quindi, al suo annuncio, tutti si sono chiesti come e cosa sarebbe successo al nostro protagonista nel nuovo gioco. L’hype era a mille!

Il finale di God of War III rappresenta, in tutta la sua cruda brutalità, la ribellione al fato e il diniego delle classiche virtù: Kratos termina il suo cammino da antieroe, non nascendo come tale. Egli, infatti, da impavido e retto, smarrisce le qualità dell’eroe greco poiché logorato dai suoi raccapriccianti trascorsi. Diviene lussurioso, avido, superbo e bramoso di potere. Raggiunge lo stato divino, divenendo una minaccia concreta perfino per il suo stesso padre, Zeus.

La Τυχη e l’empatia.

Kratos, durante il primo ciclo di God of War, percorre un tragitto ricco di disgrazie e sofferenze. La sorte che “arbitra e amministra tutte queste vicende” gli è fortemente avversa, però è anche tipica delle commedie di Menandro: irrompe sì, nella vita di Kratos, ma è lui a poterla dominare. Infatti, nonostante il suo disegno sia contaminato dal forte senso di vendetta, egli riesce a prevalere sulla sfortuna, vincendola e compiendo la sua delirante missione. Getta il mondo nel caos e, contemporaneamente, crea un nuovo punto di partenza per l’umanità intera, ridandole speranza.

E allora chi non diviene empatico nei suoi confronti? Chi non si appassiona alle sue strazianti vicende? Chi non desidera ribellarsi alla sorte, divenendo padrone del proprio destino?

Hack ‘n’ slash!

Il fulcro della serie non è la trama: il gameplay spiana la strada al divertimento e, fortunatamente, ritroviamo questo tratto distintivo anche nell’ultimo capitolo per PS4.

Rimane peculiare l’alternanza tra attacchi pesanti e leggeri, ma il sistema di combattimento si evolve durante tutto l’arco narrativo del gioco, divenendo sempre più completo ed articolato. Infatti, l’albero delle abilità dedicato alle varie armi ci concede di variare il nostro stile di gioco; le rune ci permettono di avere abilità uniche legate alle nostre risorse (armature e armamenti); le diverse tipologie di frecce e le abilità del piccolo Atreus ci consentono di affrontare i nemici in diverse maniere.

A proposito di Atreus…

Egli è, certamente, il co-protagonista meglio riuscito della storia videoludica. Il suo aiuto durante i combattimenti è praticamente indispensabile e diviene fondamentale con l’avanzare della storia. Atreus è sempre un beneficio per il giocatore, mai un intralcio. Non c’è bisogno di preoccuparsi di lui, anzi, sarà proprio il ragazzo a prendersi cura del giocatore, avvisandolo degli attacchi alle spalle o della provenienza dei dardi nemici.

Il suo ruolo non è solo rilegato alle battaglie: egli è, infatti, la chiave per la riscoperta dell’animo umano di Kratos: inserire il Fantasma di Sparta in un contesto familiare, estremamente lontano dal suo mondo fatto di tracotanza e violenza, è stata una mossa geniale. L’evoluzione del rapporto padre-figlio è perfettamente coerente con il background dei due personaggi.

“Atreus è lo specchio che brilla su Kratos, che gli permetterà di capire che ha bisogno di accogliere il cambiamento… Atreus tirerà fuori l’umanità del padre. A Kratos verrà mostrato il suo lato umano e scoprirà come accettarlo ed abbracciarlo.” Queste sono le parole di Cory Barlog, il creative director di God of War. Esse descrivono precisamente la relazione tra i due ed il ruolo fondamentale del piccolo semi-dio.

Strizzare l’occhio al passato con uno sguardo al futuro.

Vi è un punto nella storia che segna un profondo solco nel cuore dei giocatori di vecchia data, un tuffo nel passato che coinvolge i veterani della saga. Questo è anche il punto di svolta (avete capito di che momento si tratta?).

Adesso siamo completi e pronti. Adesso possiamo combattere! L’autore ci ha detto: “Hey, ti va un po’ di vecchio gameplay di God of War? Solo io e te?”. Tutto migliora: la trama comincia a scorrere come un fiume in piena, il mondo inizia ad arricchirsi, il gameplay diviene profondo e frenetico e arriva il colpo di scena che non ci si aspettava e che rende tutto magico.

Un altro punto di svolta si ha proprio nel finale: la scoperta delle origini di Atreus rappresenta il cliffhanger perfetto per tenere sulle spine gli appassionati che, certamente, adesso sono più curiosi che mai. Come si concluderanno le vicende dei nostri due protagonisti? Aspettare è doloroso, ma necessario. Il personaggio introdotto nel finale è spaventoso ed imponente e come lo scoglio infrange la narrazione e, come l’onda travolge il giocatore, ancora più voglioso di conoscere le future avventure del duo protagonista.