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Stadia non quello che credevo!

Di pochi giorni fa è la diretta incentrata su Stadia, la nuova piattaforma di Google per i videogiochi che fino a qualche mese fa aveva fatto parlare molto di sé. Le ultime notizie hanno gettato nuova luce sul suo funzionamento e sulle sue mirabolanti capacità, definendo quello che effettivamente può o non può fare. In generale la reazione di gran parte del pubblico è stata di “scontento”, verso quello che doveva essere una rivoluzione, a detta di molti al tempo, ma che poi si è rivelato essere un semplice abbonamento. Tuttavia andiamo con ordine.

Stadia

Google Stadia, la rivoluzione già fallita

Si parla di rivoluzione fallita perché le premesse che più avevano interessato il pubblico sono sfumate nelle poche ore della diretta. Quello che doveva essere uno strumento eccezionale, che era stato in grado di far crollare in borsa le azioni di aziende enormi come Sony e Microsoft, sembra invece essere stato più fumo di paglia che altro. Dai primi annunci era chiaro, o almeno si lasciava intendere così, che sarebbe stato possibile videogiocare non solo totalmente tramite streaming, ma che sarebbe stato possibile farlo ovunque, non solo sulla televisione di casa o su diversi PC, ma anche sui nostri telefoni cellulari. In realtà tuttavia questa cosa non è proprio vera. Lo streaming su qualsiasi tipologia di dispositivo è vera, ma con le dovute limitazioni poiché non sarà così semplice come era stato inizialmente propinato al pubblico.

PS4 Pro

La concorrente numero uno di Stadia.

Per chiunque sia avvezzo un minimo con la trasmissione dati e sul suo funzionamento era chiaro che questa profetica tecnologia avesse una veridicità alquanto discutibile. Infatti, esclusi i PC, il resto avrà bisogno di qualche “accorgimento”, per usare un eufemismo. Per quanto riguarda gli smartphone si potrà utilizzare Stadia solo sui Pixel 3, mentre gli altri dispositivi avranno bisogno di altro tempo per essere resi “compatibili”, anche se non è chiaro né quali né quando. I televisori invece necessiteranno di Chromecast, un aggeggio già particolarmente noto per chi aveva a che fare con lo streaming, ma che stavolta si presenta in due diverse edizioni, una per il semplice full-HD ed una per il 4K.

Stadia

“Guardate ragazzi, i nostri numeri sono più grandi della concorrenza! MUAHAHAHAH”

Oltre a questi “dettagli” meramente tecnici, Stadia arriva in totale assenza di esclusive vere e proprie e si mostra invece con due tipologie di abbonamento, una “normale” ed una “pro”, che contiene alcuni piccoli vantaggi in più a fronte di un prezzo maggiore; ne potete sapere di più in questo articolo. A differenza di quanto possa apparire tuttavia il pagamento non implica l’ottenimento di videogiochi, che andranno acquistati a parte, con l’esclusione di Destiny 2, che sarà per ora l’unico titolo disponibile gratuitamente. In futuro vi saranno probabilmente altre aggiunte (e possibili ritiri di vecchi titoli a seconda dei contratti stipulati), ma è stato chiaro che gli altri titoli andrano comprati a parte. L’annuncio di Baldur’s Gate III inoltre non è da intendersi come esclusiva, poiché il titolo è già prenotabile su Steam e probabilmente arriverà su console.

Baldur's Gate III

L’annuncio di Baldur’s Gate III, una novità non inattesa, ma comuque piacevole.

Il digitale, la vera nuova frontiera?

Questa è una domanda inerente con Stadia, dal momento che la nuova creatura di Google doveva rappresentare un concreto salto in avanti per il settore. I crolli in borsa testimoniavano, almeno in apparenza, che poteva essere messo in discussione il potere di Sony e Microsoft, ma a quanto pare si trattava solo di pure speculazioni. Uno dei motivi maggiori per cui in moltissimi hanno gridato al miracolo è il trasloco totale verso il digitale, ma questo, anche se spesso decantato come il futuro, ha per me un non so ché di “sbagliato”. Con questo comprendo nel discorso anche Steam, Origin ed altre piattaforme digitali. Qualcuno potrebbe dire che sono legato al passato, che semplicemente preferisco il supporto fisico, ma il discorso è leggermente diverso.

Steam

Gradisco infatti enormemente le potenzialità di piattaforme come Steam, che ormai permettono non solo di avere tutti i titoli (o quasi) disponibili tramite un ormai sempre più rapido download, ma anche gli “accessori”, come ad esempio lo Steam Workshop, la semplicità di giocare online e così via. Si tratta di ottime cose, che un tempo erano molto più complicate o addirittura impossibili dopo qualche anno dall’uscita. In pochi sapranno che voleva dire stare per ore, a volte per intere giornate, a capire come giocare in rete ad un videogioco senza più server ufficiali o cosa significhi provare qualche mod o mappa personalizzata con qualcuno con cui non si può avere un contatto. Ricordo ad esempio l’impossibilità di giocare ad Age of Empires dopo che i server vennero chiusi. Tuttavia questa deriva verso il digitale nasconde in sé numerose insidie.

Stadia

La prima è che nulla di quello che si acquista è veramente nostro. Rimane un oggetto inserito nella nostra libreria, che non possediamo realmente, ma che invece “affittiamo”. È proprio questo infatti che facciamo quando “comperiamo” qualcosa su Steam, o su qualche altra piattaforma. Non possediamo nulla effettivamente, ma semplicemente ci limitiamo ad utilizzare quanto pagato. Sinceramente non ho mai apprezzato questo modus operandi da parte delle aziende, ma d’altra parte se ormai si vuole giocare a qualcosa si deve per forza scendere a compromessi con ciò. Da un po’ di tempo a questa parte ha preso piede l’idea invece degli abbonamenti per avere a disposizione dei determinati titoli. Quindi si è passati da un “affitto a tempo indeterminato” ad uno effettivamente a “tempo determinato”. La differenza principale in questo caso è che non si sceglie cosa effettivamente “affittiamo”, ma solo che a cicli regolari i prodotti cambieranno casualmente in base a scelte di contratto tra le aziende coinvolte.

Stadia

Non sono il tipo che vorrebbe la chiusura di Steam, ma di fatto questi “acquisti” non comportano alcun bene in cambio per chi compra. Quando andiamo in un negozio e prendiamo un videogioco PS4 inscatolato, possiamo sempre rivenderlo. Senza quel disco il gioco non funzionerà, se il disco si rompe dovremo riacquistarlo, ma d’altra parte è comunque un bene che avrete con voi. Per molti non si guadagna quasi nulla rivendendo il proprio usato, ma tant’é che ora come ora non abbiamo quasi nemmeno un gioco per PC di nuova generazione.