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L’epica storia di un game director a cui piace massacrare demoni tenendo in bocca una pizza.

Hideaki Itsuno (per chi non lo conoscesse) divenne nel 2001 genitore di un gioco molto particolare. Un gioco incentrato su diatribe familiari, demoni elicotteri, potere, sessismo, fanservice, credenti troppo convinti ed handicap op. Ebbene sì, stiamo parlando di Devil May Cry.

Il gioco fu creato in origine da Hideki Kamiya, dopo esser stato prima concepito come spin-off di Resident Evil, poi divenuto invece titolo a sé stante. Il giovanissimo Itsuno si ritrovò quasi per sbaglio tra le mani il secondo capitolo delle gesta di Dante, il cacciatore di demoni albino più tamarro che il mondo dei videogiochi avrebbe mai visto.

DMC1

Kamiya decise infatti di ritirarsi improvvisamente dal progetto del sequel, e l’intero team di sviluppo fu gettato letteralmente nel panico. Il neo director era allora soffocato da budget e tempi ridottissimi: il risultato era praticamente annunciato.

Itsuno portò alla luce un titolo che fa, anche dopo circa vent’anni, raggelare il sangue di qualunque videogiocatore patito della serie. Stiamo parlando di DMC2. Interessante introduzione di un personaggio femminile giocabile (la dimenticata Lucia), ma in sé trama scialba, concept dei demoni al limite dell’ironico, e gameplay stucchevole. In una parola: flop.

DMC2

Piccola chicca? I protagonisti a mo’ di testimonial della Diesel: erano davvero altri tempi.

Fu proprio nel 2002 infatti che Hideaki Itsuno pensò seriamente di ritirarsi dalla Capcom, l’azienda produttrice della saga DMC. Lo ha recentemente confessato in un’intervista ai ragazzi di The Guardian.

Non appena uscì lo sventurato 2, era sì già al lavoro sul terzo capitolo, ma lui stesso dichiarò: “Se (DMC3) non viene ricevuto bene, se non dovesse vendere bene, allora questo è tutto. Dovremo andarcene da Capcom e fare qualcos’altro.”

DMC3

Fortuna volle che in realtà quel DMC3 fu il pilastro fondamentale della saga, un successo schiacciante di vendite e di critica. Il gioco che tutt’ora rappresenta l’iconico inizio della storia dei gemelli Sparda.

Fu poi la volta del 4, che con l’introduzione del nuovo personaggio Nero, ha gettato terreno fertile per lo sviluppo del recentissimo quinto capitolo. Nel 2008 ebbe difatti un’accoglienza pressoché positiva, sia dal mercato che dai videogiocatori.

DMC4

Un’ennesima disfatta era però dietro l’angolo per il director. Altro neo nella carriera devilmaycryana di Itsuno è il famigerato reboot, che come nessun altro titolo fu capace di spaccare i fan della saga.

C’è chi lo ha odiato, chi lo ha pressoché massacrato di insulti, e chi mente a sé stesso, specialmente dopo l’uscita del quinto. Prodotto dalla Ninja Theory invece che dalla Capcom, Itsuno fu il suo supervising director, ma difficile dire come abbia permesso modifiche così imponenti su una trama che lui stesso aveva invece impreziosito come non mai in tanti anni di onorata carriera.

DmC

Vero, si tratta pur sempre di un universo alternativo, ma nel 2013 sembrò proprio che ai viodeogiocatori, di cambiare la saga da zero, importasse davvero poco. Dopotutto, se DMC aveva riscosso tanto successo, lo si doveva proprio alle sue piccole costanti nella trama.

Fu infatti un secondo flop, che pone DmC : Devil May Cry (questo il titolo del gioco non-capcomiano) come il gioco meno venduto in assoluto della saga (perennemente in sconto su Steam e altre piattaforme, non a caso). Ebbene sì, anche meno acquistato di DMC2. Nel giro di un anno infatti, riuscì a vendere poco più di un milione di copie.

DMC5

Numero alto senza dubbio, ma decisamente irrisorio se pensiamo che DMC5 nel solo primo mese dopo l’uscita (marzo-aprile 2019) ha raggiunto i due milioni senza alcun problema. È stato infatti proprio il quinto a rappresentare il trionfante ritorno di Itsuno, con un titolo che è riuscito a coronare i tantissimi desideri dei fan più accaniti, ma anche incuriosire ed appassionare i neogiocatori.

Affiancato dall’affabile producer Matt Walker e dal senior producer Michiteru Okabe (in foto), i tre avevano più volte ripromesso ai fan di creare un titolo degno della saga, pieno zeppo di collegamenti ai precedenti capitoli ed opportune aggiunte alla storia di base, senza però stravolgerla o peggio ancora rovinarla.

Hideaki Itsuno, Matt Walker e Michiteru Okabe

In ordine: Hideaki Itsuno, Matt Walker e Michiteru Okabe con indosso i costumi dei protagonisti di DMC5

Fu vera gloria quindi quella di Hideaki Itsuno? Ai posteri (e fan sfegatati della saga) l’ardua sentenza.

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