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È complicato.

Qualche giorno fa, nell’ambito delle proteste contro la Cina, per le strade di Hong Kong sono state proiettate delle puntate di South Park. È quantomeno curioso come una forma di protesta contro la maggiore forza non democratica del ventunesimo secolo sia la proiezione del più irriverente cartone animato del ventunesimo secolo. Non fraintendetemi, è logico e in qualche modo prevedibile uno scontro tra due modi così diametralmente opposti di intendere la libertà d’espressione, il ban ce lo aspettavamo tutti (anzi, strano che ancora circolasse South Park in Cina), ma che i manifestanti si sarebbero adoperati per recuperare la serie e proiettarla in strada, chi l’avrebbe mai detto? Come pure era difficile immaginare che qualcuno potesse ribellarsi alla Cina, dopo il trattamento subito dall’NBA. Ma non mettiamo troppa carne al fuoco e proviamo ad andare con ordine.

Che c’entra l’NBA?

Per chi non lo sapesse, l’NBA (come tanti prodotti commerciali occidentali) sta cercando di attingere all’immenso bacino d’utenza rappresentato dalla popolazione cinese. Tuttavia nelle scorse settimane dei tweet di Daryl Morey, general manager degli Houston Rockets, hanno complicato non poco le cose. Nei suddetti post, Morey si schierava apertamente con i manifestanti di Hong Kong, difendendo la loro battaglia. Per chi non lo sapesse, sono ormai mesi che ad Hong Kong la gente inonda le piazze protestando e incontra la repressione violenta della polizia. Il casus belli è una legge sull’estradizione che permetterebbe alla Cina di estradare dei condannati di Hong Kong per reati gravi, che segnerebbe il primo passo dell’ingerenza cinese nel sistema giuridico dell’isola e nelle mani di un regime monopartitico come quello cinese verrebbe certamente usata per inventare accuse e processare oppositori politici.

LeBron Hong Kong

Tutto ciò che ha fatto il povero Morey, dunque, è stato schierarsi su una questione che, nel nostro sistema di valori, non è nemmeno discutibile. Diverse aziende cinesi hanno interrotto i rapporti con i Rockets praticamente a tempo zero e il governo cinese si è indignato e ha richiesto che Morey venisse sollevato dal suo incarico. Fortunatamente questo non è accaduto, ma è forse l’unico lato positivo della storia: Morey ha rimosso i tweet e si è scusato e a domanda precisa, LeBron James (si, proprio quello che si batte per i diritti delle minoranze) e altri big della lega si sono schierati contro il general manager dei Rockets. Questo non è comunque bastato a calmare le autorità cinesi, poiché gli amanti del basket che già pregustavano i match in programmazione su Cctv (la tv che detiene i diritti dell’NBA) si sono ritrovati a vedere i giochi mondiali militari. Ovviamente la NBA sta subendo danni economici importanti, nonostante abbia appoggiato il regime antidemocratico più potente al mondo. Cornuti e mazziati.

E South Park?

South Park fa incazzare tutti, da sempre. Per chi non lo conoscesse (si vergogni) è un cartone animato americano scorretto e dissacrante che va in onda dal 1997. Nel corso degli anni gli autori (Matt Stone e Trey Parker) hanno scherzato su qualsiasi personaggio, tema o gruppo politico, etnico o religioso. Spesso lo scherzo non è fine a sé stesso: prende di mira connotati reali e assume la forma di satira (estremamente pesante). In questo caso la puntata da cui nasce la questione, intitolata Band in China (io ve lo dico: suona terribilmente simile a Banned in China e non credo sia un caso, Parker e Stone sono svegli), prende di mira l’adattamento che viene riservato a molti prodotti dello show business americano per poterli immettere nel mercato cinese. Si vedono anche i personaggi Disney e si, non può mancare Winnie The Pooh, bandito in Cina perché alcuni studenti l’hanno accostato al presidente Xi Jinping. Ovviamente l’episodio è stato messo al bando in Cina. A questo punto, Stone e Parker hanno affidato ai social le loro più sincere scuse:

SCUSE UFFICIALI ALLA CINA DA PARTE DI TREY PARKER E MATT STONE.
Come la NBA, anche noi accogliamo i censori cinesi nelle nostre case e nei nostri cuori. Anche noi amiamo i soldi molto più di quanto amiamo la libertà e la democrazia. E Xi non assomiglia affatto a Winnie the Pooh. Guardate il nostro 300esimo episodio questo mercoledì alle 10! Lunga vita al Partito Comunista Cinese! E che il raccolto di sorgo possa essere abbondante! Siamo di nuovo amici adesso, Cina?

La situazione attuale

Ovviamente le autorità cinesi l’hanno presa tutt’altro che bene e hanno bandito l’intera serie in Cina. E qui arriviamo al fatto in questione: poiché la serie è fuori legge in Cina, i manifestanti hanno pensato bene di proiettarla in strada per protesta. A primo acchitto è qualcosa che ci fa sorridere: sono milioni di persone contro un regime che sembra venire da un altro secolo, con i poliziotti che reprimono le proteste con le maniere forti mettendo in dubbio il semplice diritto di esprimere dissenso, abbandonate da colossi come l’NBA, che trovano un paladino in South Park. Tuttavia è anche interessante notare come, quando le libertà sono così ridotte, anche un gesto minuscolo come può essere proiettare South Park (che è gratuito e reperibile online), diventa un gesto di protesta. Non sarà South Park a far vincere i manifestanti, ma è bello vedere che per qualcuno i diritti umani non hanno prezzo.