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La fusione perfetta

Sin da bambino ho sempre pensato che le fusioni nei cartoni animati o nelle serie televisive fossero un’idea geniale. Ricordo le emozioni che provai quando per la prima volta vidi Vegeth in Dragon Ball o l’adrenalina che saliva ogni volta che i Power Rangers univano i loro zords per sconfiggere l’ennesimo nemico gigantesco.

Ed eccomi qui a distanza di anni, con l’arduo compito di creare la mia personale fusione, con un unico obiettivo: dare alla luce il videogioco che meritiamo, ma non quello di cui abbiamo bisogno adesso. Il videogioco perfetto.

Non è stato semplice mettere insieme i pezzi per questa creazione. Tentare di trovare l’equilibrio giusto, senza strafare e senza creare un Frankestein digitale può sembrare cosa da poco, ma non lo è affatto.

Categoria e Gameplay

Per prima cosa, la categoria. La scelta ricade inevitabilmente su un Action-RPG. Un hack-and-slash con componente stealth per rendere il gameplay più variegato (alla Sekiro insomma). Ad arricchire il tutto ci sarebbe anche la possibilità di azioni a distanza usando arco e frecce o altri tipi di armi in pieno stile Horizon Zero Dawn. Ne risulterebbe un gameplay piuttosto vario che lascerebbe al giocatore libera scelta su come approcciarsi al combattimento. Una miscela di due stili diversi, ma che riuscirebbero perfettamente a convivere nello stesso titolo, come già successo in precedenza.

La componente RPG consisterebbe idealmente in un’unione tra il sistema di avanzamento di livello “suols-like”, accumulando compulsivamente “anime” da spendere per l’aumento delle varie statistiche di gioco (stamina, forza, ecc.). Accanto a questa componente ci sarebbe la classica esperienza acquisita dalle varie azioni effettuate in game o dal completamento delle missioni per acquisire nuove abilità per il gameplay.

L’esplorazione dovrebbe essere uno dei punti di forza di questo titolo di fantasia. Un open world in cui il giocatore è libero di muoversi liberamente, con la possibilità di interagire con i diversi elementi del mondo e di approcciarsi alle varie situazioni cui si trova dinanzi in modi diversi e sempre nuovi. Immancabile l’espediente di salire sul punto più alto di ogni zona per scoprirne ogni minimo segreto come già visto in centinaia di altri titoli. La presenza di avamposti conquistabili (come in Far Cry 3 ad esempio) contribuirebbe a rendere l’esperienza del giocatore meno noiosa possibile.

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Ambientazione

Per me, il videogioco perfetto è un gioco fantasy. E sull’ambientazione di un gioco fantasy ci si potrebbe sbizzarrire all’infinito. Bisognerebbe creare un nuovo mondo, con una cultura, un background, una vita, una lore. Ecco che Dark Souls e l’opera di Tolkien diventano un punto di riferimento per creare l’ambientazione del nostro videogame.

Ci ritroveremmo quindi in un mondo pseudo-medievale, tra castelli, villaggi di case in legno, fitte foreste e battaglie epiche per riconquistare un regno perduto o decidere chi siederà su un trono. Come in tutti i giochi fantasy, bisognerebbe aggiungere l’elemento magico. Leggendo la saga del Trono Di Spade, sono sempre rimasto affascinato da come l’autore trattasse la magia e le creature fantastiche (perlomeno all’inizio). Qualcosa di perduto e dimenticato, ormai diventato leggenda, sopravvissuto soltanto nei racconti degli anziani. La magia nel nostro mondo ricoprirebbe esattamente questo ruolo. Esisterà ancora? Sarà mai realmente esistita?

Trama

In questo caso, i nostri punti di riferimento sono Horizon Zero Dawn e Uncharted. Cosa gli accomuna? Semplicemente la riscoperta di civiltà perdute. Un popolo distrutto, caduto in rovina per motivi ignoti che starà al protagonista scoprire. Cercare tesori perduti in città distrutte, tra colonne coperte di edera e rampicanti, con l’obiettivo di riportare alla luce la verità.

Su questa fondamentale idea si fonderebbe la trama del mio videogioco perfetto, lasciando spazio poi agli intrecci politici, alle cospirazioni e alle battaglie di cui una buona trama fantasy non fa mai a meno. Una fusione di Game of Thrones e Uncharted insomma. La storia ha un valore importantissimo, specie se si tenta di creare da zero un mondo che funzioni e riesca ad appassionare un giocatore.

Avendo preso in precedenza come riferimento Dark Souls per l’ambientazione, si potrebbe pensare ad una narrazione passiva, lasciata alla scoperta del giocatore. Non sono mai stato un grande fan di questo espediente. In questo gioco ci sarebbe una narrazione attiva, quasi un film interattivo, come può essere Uncharted 4, ma con elementi e indizi nascosti abilmente nel mondo e negli oggetti in modo da soddisfare anche il giocatore più curioso.

Comparto tecnico

L’impatto grafico non è mai stato un fattore determinante nelle mie scelte videoludiche, ma anche l’occhio vuole la sua parte. Ancora una volta tornano a farci da modello Uncharted 4 e Horizon Zero Dawn. L’impatto visivo di questi due titoli riesce sempre a stupire il giocatore con panorami mozzafiato e un realismo altissimo.

La musica è un altro punto su cui non si può transigere. La colonna sonora è il fondamento di ogni titolo artisticamente valido. Questa volta faremo affidamento al mondo cinematografico più che a quello dei videogame, in particolare alla saga del Signore degli Anelli. Solo il lavoro compiuto da Howard Shore (valsogli anche 2 Oscar) potrebbe fare da modello per valorizzare il mondo creato per il videogioco perfetto.

E adesso un elemento che potrebbe passare in sordina, ma in fondo sono i dettagli a fare la differenza, no? Ciò che renderebbe davvero perfetto questo titolo sarebbe avere la regia di Hideo Kojima, con cutscenes alla Metal Gear Solid V, capaci di mantenere alta tensione e suspance e di qualità altissima.

E il costo?

La fantasia può arrivare lontano, ma ad un certo punto bisogna scontrarsi con la realtà. Quanto costerebbe realizzare questo videogioco perfetto? A partire da un motore di gioco non indifferente per sorreggere la grafica, passando per una direzione registica autoriale e un sostegno musicale non di poco conto. Insomma, qualche milione di dollari servirebbe. Ma in fondo, ogni grande opera richiede sacrifici, giusto? O sono pazzo io?