Tempo di lettura: 4 minuti

“Darkest Dungeon posso copiare i tuoi compiti?”

“Ma certo mio caro Iratus: Lord of the Dead ma cerca di cambiare un po’ il contenuto”.

Giocando ad Iratus: Lord of the Dead mi è sorto un dubbio: qual è la linea di demarcazione tra il copiare e il far parte del genere? Quando un gioco sta spudoratamente copiando invece di trarne semplicemente ispirazione?

Ebbene dopo qualche giorno a riflettere su come valutare questo titolo sono arrivato alla conclusione che un gioco debba mantenere una sua identità sebbene si possa ispirare in gran parte ad un genere o ad un singolo titolo, e Iratus: Lord of the Dead questa sua identità ben precisa non ce l’ha. Nonostante la chiara ispirazione a Darkest Dungeon non riesce a reinventarsi e a rendere il suo titolo innovativo e diverso. Quel poco che modifica, anzi, rende il tutto più macchinoso e superficiale rimuovendo completamente l’ottimo bilanciamento tra estrema difficoltà e appagamento presenti su Darkest Dungeon. Ma procediamo con ordine, analizziamo nel dettaglio gli elementi del gameplay e vediamo perché Iratus fallisce pure nel copiare.

Gameplay

Iratus: Lord of the Dead vi metterà nei panni del signore dei morti Iratus (you don’t say) nel tentativo di far estinguere la razza umana. A nostra disposizione avremo una prole di non-morti differenti tra loro da allenare per sconfiggere avversari sempre più potenti. Si parte da una Hub di gioco da dove è possibile creare e potenziare i nostri non morti e da dove è possibile insegnare abilità a Iratus che potrà utilizzare durante il combattimento (tramite il consumo di mana) per buffare i suoi non morti o infliggere malus ai nemici. Come in tutti gli appartenenti al genere Rogue Like le nostre truppe una volta morte (anche se erano già morte) non saranno più utilizzabili e saremo costretti ad arruolarne di nuove. Il combat system è basato su scontri 4vs4 dove il posizionamento delle truppe è di fondamentale importanza: in base a dove sono posizionati, i nostri non-morti potranno utilizzare solo alcune abilità rispetto ad altre. Ad esempio l’arciere in prima linea non potrà attivare quasi nessuna delle sue abilità trattandosi di abilità dalla distanza. I nemici presentano, oltre ad una barra per la vita, anche una che misura lo stress psicologico degli stessi. Essa potrà essere ridotta tramite attacchi ben precisi dei nostri non morti e la sua riduzione a poco a poco infliggerà vari status negativi fino addirittura alla morte per attacco cardiaco del nemico. Ebbene, chi non conosce Darkest Dungeon penserà che si tratti di un ottimo sistema di combattimento, ed indubbiamente lo è. Il problema è che praticamente ogni singolo elemento è copiato dal gioco dei Red Hook Studios. La piccola differenza è che controlliamo i cattivi e non i buoni, quindi lo stress non è subito dai nostri giocatori ma dai nemici stessi. Anche le magie di Iratus sono una novità ma concorderete con me che non si tratti che di piccolezze che non conferiscono una propria identità al prodotto.

Ciò da cui si distingue maggiormente Iratus rispetto a Darkest Dungeon è l’avanzamento nel gioco: avremo a disposizione una mappa da dove è possibile scegliere il percorso in alcuni bivi ben precisi. Nella mappa saranno presenti diversi punti chiave che possono variare il loro contenuto, potremmo trovare vari avvenimenti tra cui gli stessi combattimenti. Il punto è che ciò in cui si differenzia Iratus è la sua parte peggiore, la mappa non permette al giocatore di affrontare più volte le battaglie o comunque non permette in alcun modo di far salire di livello il nostro esercito, di conseguenza nel caso in cui ci trovassimo ad affrontare un nemico più potente di noi ci ritroveremo ad essere costretti ad iniziare una nuova avventura senza nessun’altra possibilità. Il dover ricominciare da zero ricomprando le strutture per il potenziamento delle truppe ogni singola volta raggiunge i limiti dello snervante e tutto ciò ha ben poco di divertente. Personalmente mi sono ritrovato a ricominciare il gioco per ben 6 volte a difficoltà facile senza riuscire a superare la prima zona, e se un giocatore veterano come me non è riuscito a proseguire oltre allora il problema di fondo è il pessimo bilanciamento del gioco.

Comparto Tecnico

Tecnicamente Iratus fa poco ma lo fa discretamente: tutti i personaggi e gli sfondi sono pre-renderizzati e le animazioni sono ridotte al minimo, tanto da non aver dubbi sul fatto che girerebbe tranquillamente su smartphone. I modelli dei non morti risultano abbastanza accattivanti, a differenza di quelli degli umani che risultano essere più orrendi dei non-morti stessi. La palette cromatica presenta un eccessivo uso di colori freddi che rende il tutto poco accattivante dal punto di vista visivo nonostante è apprezzabile il tentativo di rendere il tutto il più cupo possibile.

Irathus: Lord of the Dead copia spudoratamente Darkest Dungeon, per fortuna ciò che è copiato funziona, ma altrettanto non si può dire per tutto ciò che ha di originale. La difficoltà eccessiva e per nulla bilanciata lo rendono un titolo praticamente ingiocabile. Lo consigliamo soltanto a quei giocatori che sono in cerca di grandi sfide a discapito del divertimento, per i restanti si consiglia di giocare al gioco da cui prende spunto, molto più bilanciato e godibile.

5

Gameplay

4.0/10

Comparto Tecnico

6.0/10

Pros

  • Buon sistema di combattimento
  • L'idea di controllare i cattivi è accattivante

Cons

  • Frustrante e ingiocabile
  • Pochi spunti creativi
  • Graficamente piatto