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Mi hanno consigliato più volte di provare Layers of fear, ma il fatto che fosse un early access mi ha sempre fatto desistere considerando la formula alla stregua di una truffa autorizzata. Non sono mai stato così felice di sbagliarmi.

E se silent hills non fosse un progetto naufragato?

Layers of fear

Come anticipato il gioco è stato rilasciato il 27 agosto scorso su steam in early access, e verrà rilasciato anche per ps4 il prossimo febbraio. Creato da uno studio indipendente, Bloober team SA, che si è ufficialmente ispirato a quel P.T. , teaser di SILENT HILLS, che tanto ci aveva fatto sperare, Layers of Fear racconta la storia di un pittore, che ormai in preda alla follia torna nella sua casa, un’enorme villa dei primi del ‘900, per “creare l’opera d’arte definitiva”. Inutile dire che la cosa non sarà tanto semplice visto che ci troveremo difronte una serie di avvenimenti che riusciranno a scuoterci emotivamente e psicologicamente. Non voglio aggiungere molto sulla storia che va scoperta dal giocatore passo passo, ma voglio subito rispondere a una domanda che sicuramente vi state ponendo:
Layers of Fear fa paura. Spaventa. 
Non stiamo parlando di una paura esplicita dovuta al solito mostro che ci sbuca di tanto in tanto facendoci scappare, ma parliamo di una paura più sottile che pochissimi giochi erano riusciti a risvegliare. Amnesia, Silent hill (la saga originale) sono ovvi riferimenti. Chiunque abbia giocato a questi titoli sa benissimo il tipo di paura che si andrà ad affrontare in Layers of fear, è un tipo di paura snervante, costante e opprimente, tanto da dovermi costringere, di tanto in tanto, a piccole pause per farmi riprendere dalla tensione accumulata. Gli accadimenti che si svolgeranno nella “casa” avranno un continuo crescendo, partendo da semplici fenomeni di poltergeist, fino a vere e proprie allucinazioni nel quale ci si trova veramente a non veder l’ora di risvegliarsi. I riferimenti letterari di quest’opera si sprecano: da Poe a Lovecraft passando per tutti i classici. Insomma un gioco non adatto ai più impressionabili. Siete avvisati.

Il gameplay

Layers of fear

Layers of fear è un’avventura in prima persona molto simile come impostazione ad Amnesia. Potremmo interagire con molti degli oggetti presenti nello scenario e l’apertura delle porte/cassetti andrà fatta tramite movimento fisico dando effettivamente l’illusione di aprire qualcosa. Il nostro eroe però non sarà in grado di correre per scappare dagli orrori che gli si pareranno difronte in quanto è zoppo. Il rumore prodotto dal suo camminare zoppicante ricorderà infatti quello di un cuore umano e ci accompagnerà per tutta la durata dell’avventura rendendo ancora più tesa la situazione. Provate immaginare: silenzio assoluto, un corridoio vittoriano stretto, e il rumore del vostro cuore che vi rimbomba nelle orecchie. Altro elemento importante del gameplay è dato dall’uso sapiente delle inquadrature: capiterà a più riprese che la realtà cambierà difronte ai nostri occhi sia attivamente (vedremo il cambiamento mentre avviene), ma anche in maniera repentina fuori dall’inquadratura. Per esempio ci troviamo difronte a una porta che stiamo per aprire, un rumore sinistro ci fa voltare, ma niente… non era niente, ci voltiamo nuovamente per scoprire che la porta è sparita. Sentiamo un’altra volta il rumore… avremo il coraggio di voltarci nuovamente? (suggerimento: munitevi di Valium e mutande di riserva).
Nel gioco dovremmo risolvere alcuni enigmi per avanzare, ma il centro del gameplay è nell’esplorazione e nella ricerca. Ci troveremo più volte a poter scegliere strade alternative cosa che ci porterà a finali diversi, ma la cosa importante è sapere che una volta entrati in una stanza non si può ritornare indietro. Ammesso infatti che sia possibile riaprire la porta che ci siamo chiusi alle spalle, aprendola non ritroveremo mai la stanza che abbiamo appena lasciato. Lo smarrimento e il senso di disorientamento accentueranno quella che sembra essere una situazione distorta e mentalmente instabile.

Tecnica

Il gioco è stato creato completamente con il motore Unity usato veramente bene. il lato grafico è eccellente, l’unica nota negativa che mi sento di muovere stà nella mancata interagibilità di alcuni elementi. Purtroppo da questo punto di vista Amnesia rimane ancora il punto di riferimento, ma devo dire che comunque anche l’interazione in Layers of fear rimane abbastanza soddisfacente. Da standing ovation è il sonoro: raramente ho trovato un sonoro sfruttato meglio. Alcuni effetti sonori erano talmente reali da farmi dubitare che provenissero dalle casse del mio pc. La gamma è ampissima e integrata al meglio nel gioco. Si va da folate di vento che sembrano pronunciare oscure parole a sospiri e pianti nei corridoi scuri. La colonna sonora semplice e malinconica è la ciliegina sulla torta di questo piccolo gioiello. Il gioco è completo al 70% perciò, nonostante sia un early access, è assolutamente godibile.