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Hugh Jackman impersona per l’ultima volta il mutante Wolverine, stavolta più vecchio e infiacchito rispetto al passato, pronto a compiere un’ultima missione assieme ad un ultranovantenne professor Xavier.

Prima di iniziare la stesura della recensione, mi preme informarvi che questa è stata realizzata quasi a quattro mani con Vito Brandonisio. Infatti, come spesso capita, molte delle cose che una persona nota alla prima visione di un film sono diverse da quelle che invece vengono viste da altre. Anche dei piccoli particolari, trascurabili per poter godere a pieno della trama, non sono sempre recepiti mentre si sta comodamente seduti sulla poltroncina del cinema del proprio paese. Per questo motivo, stamattina, proprio dopo aver visto il film, l’ho contattato e con lui abbiamo intrapreso una discussione abbastanza approfondita su quali aspetti ci fossero realmente piaciuti e quali invece no. Alla fin fine, sebbene tra i due io sia rimasto decisamente meno colpito dal film in sé, siamo arrivati entrambi più o meno alle stesse conclusioni, ma prima di giungere ad esse andiamo con ordine.

Logan

Da tempo Hugh Jackman, interprete di Wolverine in tutti i film degli X-Men e indubbiamente simbolo stesso dell’antieroe di casa Marvel, aveva deciso di abbandonare il ruolo, probabilmente in virtù dell’età che avanza e del tumore della pelle che colpisce l’attore australiano. Logan avrebbe rappresentato in un modo o nell’altro il suo definitivo congedo dalla saga superoistica e la sua ultima interpretazione del personaggio che l’ha reso famosissimo in tutto il mondo.

Trama e Narrazione

Logan

Parlare di questo film senza fare alcuna rivelazione sulla storia principale è da folli dal momento che molti dei temi portanti su cui si regge l’intera produzione vertono su delle dinamiche strettamente legate alla trama e ai personaggi. Per questo motivo potrebbero esserci alcuni spoiler anche se cercherò di limitarli al minimo indispensabile. Il film inizia senza una reale prefazione, catapultando lo spettatore in un ennesimo nuovo scenario della storia del mondo dei mutanti. È il 2029 e il gene X è ormai praticamente scomparso dalla faccia della Terra; non nascono più mutanti da molti anni e i pochi rimasti vivono come reietti, nascosti e ai margini della società. Wolverine stesso si è ridotto a fare l’autista a noleggio di limousine per guadagnarsi da vivere e per poter badare ad un ormai ultranovantenne professor Xavier. La società umana, nonostante l’evoluzione tecnologica, ha subito una drastica involuzione di cui parlerò più avanti nel dettaglio.

Sintesi

Logan fa periodicamente la spola tra Texas e Messico per lavorare e per poter comprare le medicine di cui ha tanto bisogno l’anziano Xavier. Il professore è infatti da tempo preda di una malattia cerebrale degenerativa che sfocia, quando non curata adeguatamente, in crisi psichiche di devastante potenza. Logan e Calibano, un mutante albino che fiuta i suoi simili come un cane da tartufo, si occupano del professore, cercando di somministrargli le pillole regolarmente e quando serve facendogli delle iniezioni per calmarlo durante le crisi più acute. Durante queste crisi Xavier è in grado di paralizzare chiunque si trovi nelle circostanze, arrivando addirittura ad uccidere questi soggetti se la paralisi dovesse perdurare troppo a lungo. Solo in pochi riescono a sopportare e a muoversi con enorme fatica durante questi fenomeni psichici e uno di questi è proprio Wolverine. Lui stesso tuttavia non se la posso molto bene dato che l’adamantio, di cui è ricoperto interamente il suo scheletro, lo sta pian piano avvelenando dall’interno, rallentando notevolmente la sua capacità rigenerativa. Sembra che ormai tutti e tre siano condannati a passare gli ultimi giorni come esuli, ma la conoscenza di Gabriela, infermiera alla Transigen, di sua figlia Laura e del sinistro Donald Pierce, un uomo ciberneticamente potenziato, porteranno il trio a dover compiere un’ultima missione per il bene di tutta l’umanità. Laura è una mutante artificiale, cioè una bambina nata in una provetta e “coltivata” per diventare un’arma dal potenziale enorme assieme a molti altri bambini ognuno con un potere speciale. Wolverine scoprirà infatti anche attraverso dei video sul cellulare di Gabriela, uccisa in un ultimo tentativo di proteggere la bambina, che la Transigen ha in realtà allevato questi bambini con il solo scopo di utilizzarli come armi e non solo. Proprio la Transigen è stata la responsabile dell’estinzione quasi totale dei mutanti dalla faccia del pianeta attraverso un virus diffuso in alcuni alimenti primari ed è per questo che Logan, durante il primo incontro con Pierce, decide di restare il più possibile in disparte e non aiutare né l’uno né l’altro. Gli eventi tuttavia porteranno il trio di vecchi mutanti a dover badare all’ormai orfana Laura e scortarla, sotto pressione del professor X che vede in lei il futuro della loro “specie”, fino a quel luogo indicato da Gabriela come Eden, un posto sicuro per tutti quei bambini mutanti braccati dalle forze della Transigen. La fuga dei tre sarà ostacolata più volte dal mercenario Pierce e dai suoi uomini e dal suo capo, il dr. Zander Rice, e dalla sua ultima creazione X-24, un clone perfetto di Wolverine adulto, ma cerebralmente più simile ad un bestia rabbiosa che ad una persona. Calibano si sacrificherà per aiutare i compagni nella fuga, mentre Xavier rimarrà ucciso proprio dal clone bestiale di Logan che a stento viene fermato momentaneamente dalla controparte più anziana. Laura e Wolverine riprendono il loro viaggio e nonostante i dubbi di quest’ultimo sull’esistenza di questo posto, complice il fatto di aver scoperto che le coordinate verso cui si stanno dirigendo altro non sono che quelle scritte su un vecchio fumetto degli X-Men, più volte accusato di falsità dal mutante stesso. Con il passare dei giorni Logan tratterà la bambina sempre più come una figlia, dato che ella ha il suo stesso corredo genomico e, come lui, le stesse abilità e poteri. Sorprendentemente una volta arrivati a destinazione i due trovano gli altri bambini sopravvissuti alla Transigen tutti radunati proprio in quel posto intenti ad organizzare la loro definitiva fuga verso il Canada, mentre Wolverine viene sottoposto ad un periodo di cure e riposo per riprendersi dalle ferite che non si rimarginano più come un tempo. Tuttavia la Transigen non vuole assolutamente farsi sfuggire l’intera partita di mutanti (perché come spesso viene detto per loro sono armi e non persone) e quindi interviene con tutto ciò di cui dispone per fermarli poco prima che varchino il confine verso la salvezza. Uno stanco e debilitato Logan interverrà per aiutarti, aiutato in parte da Laura e dagli altri bambini, sacrificando la sua stessa vita nel combattimento contro il suo “io” più giovane, eliminato una volta per tutte da X-23, Laura, con un proiettile di adamantio, uno dei pochi in grado di fermarlo definitivamente. L’era di Wolverine è giunta al termine, incapace com’è ormai di rigenerarsi dalle ferite subite e di combattere l’avvelenamento che lo sta consumando da dentro. Negli ultimi istanti di vita saluta Laura, che ormai lo considera un padre, regalando al vecchio mutante un ultimo istante di dolcezza prima di trapassare. I bambini gli daranno degna sepoltura per poi riprendere il cammino seguiti da Laura che aggiusterà la croce indicante la tomba del padre a mo’ di X in memoria del suo passato e della fine dell’epoca degli X-Men.

Attori, personaggi e sceneggiatura

Logan

Gli eroi principali di cui si seguono le vicende sono tre e altrettanti sono gli antagonisti che cercheranno di ostacolare il loro cammino. Il vero protagonista è ovviamente Wolverine, che occuperà, da solo o in compagnia, la maggior parte delle scene del film. Laura, alias X-23, e il professor X, sebbene siano anch’essi protagonisti della storia, ricoprono un ruolo nettamente più secondario rispetto a Logan, mostrandosi spesso più come dei compagni o aiutanti del personaggio principale o come l’oggetto del desiderio (nel caso specifico di Laura). Nonostante questo tuttavia i due sono ben sviluppati e, soprattutto il professor Xavier, in grado di rubare spesso e volentieri la scena a Wolverine. Discorso diverso invece per quanto riguarda gli antagonisti. Essi sono per lo più scarni e poco sviluppati. Sono dei semplici nemici che i nostri eroi dovranno affrontare nel loro cammino verso la meta e paradossalmente quello “meno” pericoloso, cioè Donald Pierce, è dei tre quello che ha mostrato più sfaccettature. Mentre X-24 è proprio un oggetto più che una persona, il dr. Zander Rice compare vestendo i panni del tipico scienziato pazzo e senza scrupoli, ma con pochi approfondimenti riguardo la sua persona. Solo alla fine del film verranno rivelati un paio di particolari riguardanti la sua vita che dovrebbero motivare le sue scelte e il perché delle sue azioni, sebbene siano più un contentino che una vera spiegazione. Infatti, mentre Pierce lo fa puramente per soldi, Rice avrebbe meritato uno sviluppo più dettagliato per meglio inquadrarlo all’interno della storia.

Le interpretazioni sono comunque tutte di buon livello e nessuno degli attori si è dimostrato inferiore agli altri. Primeggiano su tutte quante le prove attoriali di Hugh Jackman nei panni di Wolverine e di Patrick Stewart in quelli del Professor X; soprattutto quest’ultimo ha dimostrato una certa versatilità riuscendo a mostrare i lati spesso agli antipodi di un signore anziano preda di una malattia cerebrale. Infatti lo vedremo spesso passare da momenti di pura follia dovuta alle medicine a momenti più lucidi, da periodi di euforia ed entusiasmo a periodi di depressione e tristezza. Come è già accaduto in altri film della serie degli X-Men è sempre il professore a fare un po’ la voce della coscienza di Logan, quello che cerca di parlargli per farlo aprire per condurlo sulla retta via. Per una piccola parte del film questo ruolo è ricoperto pure da Calibano. Il professor X ricopre inoltre la figura ancora di mentore e di uomo saggio che cerca di condurre seppur stanco i suoi compagni e in un certo senso “figli” verso la salvezza. Ultimo dei tre protagonisti è Laura che a differenza degli altri comincia ad emergere come personaggio realmente attivo solo molto in là nella visione sia perché inizialmente assente sia perché muta per gran parte del film. L’attrice Dafne Keen ha ben interpretato il ruolo risultato praticamente un Wolverine in miniatura con i suoi stessi pregi e difetti. Gli attori che invece hanno interpretato gli antagonisti, escludendo Hugh Jackman nei panni di X-24, sono tutto sommato bravi. Boyd Holbrook riesce a conferire al suo personaggio la giusta spietatezza mentre Richard E. Grant rende il suo effettivamente uno scienziato pazzo più disposto a tutto pur di raggiungere il suo scopo.

Effetti speciali e montaggio

Il film non abusa, a differenza di molti altri concorrenti, degli effetti speciali. Essi sono infatti ridotti al minimo e poco invasivi rispetto a moltissime altre produzioni contemporanee. Con ciò non intendo dire che essi non siano presenti, ma che Logan – The Wolverine non è un film barocco sotto questo aspetto. Le esplosioni sono tutto sommato poche e i poteri dei mutanti sono resi in maniera semplice; ad esempio la già citata onda psichica di Xavier è mostrata attraverso una vibrazione e sfarfallio dell’inquadratura. Effettivamente il film, dai toni decisamente più seriosi rispetto ad altri dello stesso genere, non necessitava di altro di più.

Il montaggio, invece, ha degli alti e bassi. Se da un lato il ritmo del film è lento, in netto contrasto con quanto accadeva negli altri della serie, le scene di combattimento, escluse giusto un paio, sono nettamente confuse e ripetitive. Per gran parte di esse si vede Wolverine saltare da un nemico all’altro trafiggendolo con i suoi artigli accostando queste scene quasi ad un videogioco in cui il giocatore miete vittime una dopo l’altra. Fortunatamente gli scontri più piccoli sono curati maggiormente e non è necessaria alcuna concentrazione per capire le dinamiche della lotta e lo stesso vale per il resto del film dove non vi sono errori di regia.

Colonna sonora, audio e fotografia

Logan

La colonna sonora del film non viene ricordata per qualche brano particolarmente riuscito, ma le varie canzoni aggiunte al film in vari momenti, rendono molto bene l’atmosfera e lo stato d’animo che esso vuole trasmettere. Paradossalmente proprio la scelta di aggiungere delle canzoni al film come parte integranti della colonna sonora ha oscurato il resto dei brani composti da Marco Beltrami, compositore delle musiche del film. Il comparto audio del film è invece di buon livello, sebbene a tratti risulti forse troppo opprimente, bombardando lo spettatore troppo a lungo con un effetto sonoro spesso esagerato e fastidioso. Questo accade soprattutto con le crisi di Xavier, che infatti sono accompagnate da un suono che cresce man mano che Logan si avvicina al professore nel tentativo di sedarlo. Se la scena in sé è coerente e dura il giusto, il suono forse diventa troppo seccante sul lungo andare, specie quando già lo si è visto più di una volta. Si tratta comunque di una piccolezza in un lavoro più che ben fatto.

Non vi è un particolare studio dietro alla fotografia, non ci sono scorci importanti e nemmeno inquadrature studiate. Il film è abbastanza scialbo in questo campo e solo a tratti la scenografia mette una pezza laddove la fotografia è totalmente assente. Forse l’unica inquadratura degna di nota è quella dei campi in cui delle enormi macchine raccolgono il grano nottetempo nascoste dalla luce abbagliante dei loro fari che le rendono invisibili a noi, ma per il resto vi è poco altro.

Temi

Più degli altri film della saga, e in senso più lato del genere supereroistico, Logan – The Wolverine porta con sé una massiccia dose di temi che prima d’ora erano stati affrontati in ben poche altre pellicole. Alcuni di essi sono già stati affrontati più e più volte nei vari episodi con Hugh Jackman, come ad esempio il rapporto tra Wolverine e la morte, mentre altri sono totalmente nuovi. Per citarne alcuni: il rapporto padre-figlio che si articola nel trio Xavier-Logan-Laura, il tema dell’isolamento e dell’abbandono, dello spazio alle nuove generazioni e della schiavitù. Affrontato maggiormente rispetto al passato è il legame che l’essere umano ha con la violenza, che è molto più presente in questo film rispetto ai precedenti. La stessa società è ormai assuefatta alla violenza, apparentemente priva di qualsiasi empatia tipica dell’umanità, come testimonia l’inarrestabile Transigen, ma anche le barriere alle frontiere tra Messico e USA e il fanatismo di questi ultimi. Seppur in misura minore vi è anche il confronto tra uomo e macchina, visto soprattutto nelle scene in cui il trio mangia e si riposa a casa dei contadini soccorsi per strada.

Parlare di questi temi in questo articolo, già lungo, risulterebbe fin troppo oneroso quindi lascio allo spettatore il compito di osservarli durante la visione del film, in modo che possa costruirsi le sue idee e le sue interpretazioni riguardo ad essi e soprattutto capire da che parte il regista, gli sceneggiatori e i personaggi stanno.

Logan – The Wolverine è un buon film, ma non è adatto a tutti. Il suo ritmo lento potrebbe non piacere a chi si aspettava un prodotto più votato all’azione e alla “quasi commedia” tipica del genere, per quanto entrambe siano comunque presenti nella produzione. Si tratta inoltre di un addio di un simbolo del cine-fumetto (Hugh Jackman) e del forse passaggio di testimone alle nuove generazioni. La pellicola è coerente con se stessa fino alla fine e il ritmo più cadenzato riesce a dare spazio a delle novità per il genere. Logan non è un capolavoro del cinema, ma indubbiamente un film che ha saputo ben differenziarsi dagli altri portando sullo schermo degli eroi atipici, sebbene già noti, e alla fine della loro carriera, pieni di dubbi su loro stessi, sul mondo che li circonda e sullo scopo della loro esistenza. La più grande forza del film risiede proprio nei protagonisti che sono più complessi di gran parte dei corrispettivi visti finora. La parte finale, che inizia praticamente dopo un evento drastico, sembra rallentare ulteriormente il ritmo, forse fin troppo per un film che già dà l’impressione di durare un pelo di più quanto effettivamente sia. Fortunatamente tuttavia si tratta di una piccola parte di esso, che potrebbe lasciare l’amaro in bocca forse alla prima visione, ma non più ad una seconda.

Logan – The Wolverine

7.3

Trama

8.0/10

Sceneggiatura

8.0/10

Scenografia

7.0/10

Colonna Sonora

6.0/10

Fotografia

6.0/10

Interpreti

9.0/10

Effetti Speciali

7.0/10

Pros

  • Ritmi più lenti, ma maggior introspezione dei personaggi
  • Protagonisti ben sviluppati e dalle molte sfaccettature
  • Maggior numero di temi trattati e non più in modo tanto banale come nel passato
  • Effetti speciali non invasivi, ma di pregevole fattura
  • Prove attoriali dei protagonisti di ottimo livello

Cons

  • Antagonisti scialbi e poco convincenti
  • Fotografia e brani della colonna sonora di poco rilievo
  • Molti combattimenti un po’ confusi
  • La parte finale del film (e non il finale in sé) viene forse tirato troppo per le lunghe