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E siamo a tre!

Tempo fa avevo parlato delle prime due stagioni de L’Uomo nell’Alto Castello (in inglese: The Man in the High Castle), serie televisiva prodotta da Amazon Prime, che mi aveva colpito poiché portava finalmente sul piccolo schermo una delle storie più note di Phillip K. Dick. L’autore era già salito alla ribalta anni dopo l’uscita di Blade Runner, pellicola diretta da Ridley Scott e tratta da Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, che diventò un cult del cinema di fantascienza e che recentemente ha ottenuto un buon seguito, Blade Runner 2049 con Ryan Gosling nei panni del protagonista. Nonostante ciò la maggior parte degli scritti dell’autori risalgono tutti a molto prima dell’arrivo nelle sale della pellicola di Ridley Scott, ma solo successivamente si è iniziato a comprendere il potenziale delle sue produzioni letterarie.

L'Uomo nell'Alto Castello

Per quanto successo tuttavia al nostro sito, cioè il periodo in cui è stato offline per motivi tecnici, non sono più disponibili le recensioni delle prime due stagioni, onde per cui ho deciso di fare una breve sintesi di quanto accaduto finora e di quale sia la qualità delle prime venti puntate.

L'Uomo nell?alto Castello

Nelle puntate precedenti

L’Uomo nell’Alto Castello è ambientato in un mondo alternativo in cui l’Asse ha vinto la seconda guerra mondiale ed ora domina il pianeta, ma, come è accaduto nella realtà con la Guerra Fredda, anche in questo caso è avvenuta un divisione del pianeta in sfere di influenza: una sotto il controllo del Grande Reich Nazista (Italia compresa) ed una sotto l’egemonia nipponica. Le vicende sono ambientate quasi interamente negli Stati Uniti, che avendo perso la guerra sono stati divisi in tre parti: Stati Uniti del Reich, la zona neutrale e gli Stati Giapponesi del Pacifico.

L'Uomo nell'Alto Castello

Alcune nuove scenografie, fatte ovviamente in gran parte al computer, mostrano una certa qualità.

Se la prima stagione si dimostrava lenta e non particolarmente forte in quanto a ritmo, la seconda dimostrava subito le potenzialità di una storia già incominciata e in cui non era necessario introdurre più nessuno nello scenario globale. Gli effetti speciali hanno visto anche dei miglioramenti, così come la colonna sonora, sebbene non si tratti comunque di uno dei migliori comparti per una serie televisiva esistente. In breve le prime due stagioni erano state un crescendo, un miglioramento che si concludeva con un climax non indifferente, aumentando quindi la qualità generale del prodotto di Amazon Prime.

L'uomo nell'alto castello

I film

Come era già accaduto precedentemente anche questa volta i film di realtà alternative vestono un ruolo estremamente importante. Essi sono sempre al centro dell’azione e rappresentano l’oggetto del desiderio di qualsiasi fazione (più o meno). I personaggi che erano già presenti sono ritornati e ognuno di loro ha uno sviluppo coerente con se stesso. Sembra che con questa terza stagione si sia deciso di dare il tutto per tutto, non risparmiando possibilità drastiche sia per quanto riguarda i personaggi, che per quanto riguarda la trama in sé.

L'Uomo nell'Alto Castello

Solo con questa terza stagione si riesce a comprendere in maniera più tangibile quello che rappresentano realmente le pellicole delle realtà alternative. Esse non riescono ad essere solo potenzialmente risolutive, come accade al termine della seconda stagione, ma mostrano dei possibili impieghi molto più pratici di quanto si potesse credere finora. A differenza di prima tuttavia è bene nuovamente evidenziare il carattere di transizione di questa terza decina di episodi, cosa che rende alcune fasi di ogni puntata più sonnolente di altre.

The Man in the High Castle

Tecnicamente bello?

Parlando in maniera più tecnica di questa terza stagione ci sarebbe da dire che non tutto è migliorato. Alcune cose sono rimaste così com’erano, come ad esempio la colonna sonora, che non sembra essere migliorata da quanto visto precedentemente, ma rimane allo stesso livello. Quello che sono invece migliorate sono le scenografie, più varie, articolate e meglio rappresentate rispetto al passato. Anche la zona neutrale ora si mostra in maniera più credibile e differente rispetto al passato con le sequenze girate in una Denver mal ridotta e nelle campagne piene di rifugiati e banditi. È stato mantenuto lo stile che aveva contraddistinto le prime due stagioni anche stavolta con una colorazione caratteristica a seconda del luogo o dei personaggi presi in esami. I costumi, già buoni, sono un po’ più variegati.

L'Uomo nell'Alto Castello

La terza stagione de L’Uomo nell’Alto Castello si dimostra essere principalmente un insieme di puntate di transizione, cioè un assestamento che fa da ponte tra gli eventi della seconda e quelli che arriveranno con la quarta. Per questa ragione assomiglia anche a quanto visto con la prima, dove era necessario introdurre ogni personaggio e dargli la giusta caratterizzazione prima di proseguire. Nonostante questo, la terza stagione può contare su colpi di scena non indifferenti che aiutano a rimescolare le carte in tavola ogni qualvolta che lo spettatore sembra sul punto di annoiarsi ed addormentarsi alla visione. Tecnicamente vi sono stati dei sensibili miglioramenti, almeno per quanto riguarda le scenografie, gli effetti speciali ed i costumi, ma manca ancora quel guizzo in grado di elevarla di qualche gradino. Di fatto, però è una degna continuazione, che prepara il campo per il futuro, mettendo ogni pedina nella giusta posizione in attesa che si inizino le danze nella prossima stagione.

L'Uomo nell'Alto Castello

7.3

Trama

7.0/10

Interpreti

7.5/10

Effetti Speciali e Scenografia

7.5/10

Colonna Sonora

7.0/10

Pros

  • Effetti Speciali e Scenografia di buon livello
  • Mantiene la qualità rispetto alle precedenti due stagioni
  • Si è osato qualcosa di più rispetto al passato...

Cons

  • ... ma forse si poteva fare di più e meglio
  • È solo una stagione di transizione in fin dei conti
  • Il ritmo è più lento