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Un mondo grande, colorato e divertente.

Facciamo un gioco, vi va? Chiudete gli occhi e immaginate, lasciate che la mia voce – sì, dovrete immaginare anche quella – vi prenda per mano e vi trasporti in un altro mondo, anche se per poco. È una terra segnata da un cataclisma che l’ha quasi completamente distrutta, dove l’arroganza dell’uomo ha scatenato su tutto una pioggia di fuoco e metallo – uno scontro impari con robot giganteschi e pronti a bruciare ogni cosa, ad uccidere ogni singolo essere vivente.

Immaginate città in rovina, grattacieli distrutti e fabbriche abbandonate da cui si alzano ancora pinnacoli di fumo grigio, desolate rovine di un mondo che è andato avanti, che non è più quello che avete sempre conosciuto – e poi ancora, tra quella disperazione e quella disgrazia, quella punizione divina per aver osato troppo, ecco spuntare un eroe capace di fermare le macchine e salvare ciò che rimane di un mondo ferito al cuore. A distanza di secoli, piccole comunità umane cercando di ritagliarsi di nuovo un posto nel creato, lottando giorno per giorno, fianco a fianco, all’ombra di quelle rovine che ormai portano con loro soltanto l’odore delle leggende.

Ci siete? Avete afferrato ogni immagine? Perfetto, ora prendete tutto, mettetelo in un bello shaker insieme a interi tubetti di vernice colorata, batuffoli di cotone e bestioline buffe. Aggiungete un mondo aperto e divertente da esplorare, punteggiato di personaggio non giocanti ma con caratterizzazioni e stili diversi, e una piccola casetta fuori dalle porte di una città pacifica e serena. Date una bella rimescolata, versate e… assaporate quella piccola gemma che è My Time ad Portia!

State pensando che io abbia esagerato, vero? E invece, signori miei, ho solo preso tutti gli spunti e gli accenni ben distribuiti nel titolo e ve li ho serviti con un bell’impiattamento perché, sotto quella bella coperta colorata che è il mondo di gioco, c’è una lore che non ti aspetteresti mai e che aggiunge spessore ad un gioco, solo a prima vista, infantile. Ma, come sempre, facciamo un passo alla volta e cerchiamo di capire al meglio di che cosa stiamo parlando.

Gameplay

My Time at Portia è un titolo che in molti giocatori pc già conoscono – nel bene e nel male. Ci troviamo tra le mani un GDR semplice ma dal mondo grande e variopinto, con una marea di png uno diverso dall’altro e con tante avventure e crafting da fare.

Per questa specifica recensione, comunque, ci concentreremo sulla versione PlayStation 4 sfornata proprio oggi da Pathea Games. Avendo speso più di cinquanta ore su Steam in compagnia di Arlo, Emily e degli altri abitanti della città ho avuto modo di fare i dovuti confronti e, dopo qualche test e svariati esperimenti per cercare di ‘rompere’ il gioco, sono arrivata ad una conclusione: la conversione PS4 è solida come una roccia da picconare. C’è qualche leggera sbavatura in alcune animazioni – ad esempio quella che su pc ti mostra come il nostro protagonista colloca i macchinari sullo scenario – ma sono inezie che suppongo verranno patchate e sistemate al più presto.

Ma parliamo del gameplay, identico alla sua controparte pc e ugualmente soddisfacente. Che cosa si deve fare, a Portia? E, soprattutto, chi siamo noi? Semplice, miei curiosi amici! Siamo gli eredi di una piccola costruzione e un minuscolo appezzamento di terra fuori dalla città di Portia, dono di un padre che non vediamo da anni e che ci ha lasciato non solo i primi macchinari con cui lanciarci in questa nuova avventura, ma ci ha dato le chiavi per conoscere un mondo fresco e genuino, per trovare nuovi amici e avere nuovi stimoli per vivere al meglio la nostra esistenza.

Poesia bucolica a parte, a Portia ci ritroveremo a gestire una piccola bottega e cercare di ritagliarci uno spazio tra i concorrenti ma, soprattutto, per cercare di far crescere e fiorire la città. Ci ritroveremo non solo a creare oggetti, macchinari ed utensili per i nostri concittadini, ma anche a lavorare alacremente sulle strutture, a creare sistemi di locomozione e ad aggiustare macchine appartenenti ad un’altra era. Pochi comandi bastano a regalare un gameplay rilassante, come già detto, ma in grado di regalare una notevole soddisfazione. Più si avanza con il gioco, più bisogna essere accorti nel creare gli oggetti nell’ordine giusto, di recuperare le giuste materie prime senza sprecarle e a dosare le ore di luce e la propria energia se non si vuole crollare per il troppo lavoro – o il troppo sonno.

Ma la vita, a Portia, non è solo lavoro. Sono molti i momenti di aggregazione con gli altri abitanti – dalle riunioni nella piazza principale fino a tornei e caccie al tesoro – o le scuse per andare a chiacchierare e scambiarci doni con i vicini e gli amici. Potremmo trovare l’amore, mentre cerchiamo di ricostruire un ponte crollato o ci mettiamo alla ricerca di una coppia di truffatori che sta portando problemi alla nostra città.

Potremo far crescere l’abilità del nostro personaggio con un classico sistema di levelling tramite punti abilità, migliorando il suo equipaggiamento e affrontando molte sfide diverse – dai tornei di arti marziali della città fino ai dungeon nascosti nelle antiche rovine.

My Time ad Portia

Comparto Tecnico

My Time ad Portia può vantare un comparto tecnico estremamente semplice, ma molto azzeccato. Dal punto di vista grafico ci troviamo di fronte ad una totale mancanza di fotorealismo a favore di colori vivaci e non appesantiti da texture complesse e pesanti. Il motore grafico utilizzato – il nostro tanto amato e tanto bistrattato Unity – è stato sfruttato con eleganza e cura, portando modelli e animazioni un passo sopra i normali indie.

La gamma cromatica è stata studiata per dare un senso di pace, di sicurezza – i dintorni di Portia, e la città stessa, hanno dalla loro il giallo di sconfinati campi di grano, il verde dei prati primaverili, il bianco e l’azzurro pulito di costruzioni ben tenute. Dall’altro lato, le grotte e i dungeon sfruttano tonalità meno saturate, più cupe, senza mai arrivare ad essere pesanti o soffocanti ma limitandosi ad alzare solo di un paio di tacche l’asticella della “paranoia da zona pericolosa” tipica di ogni giocatore che si rispetti.
Nelle ore passate a testare il gioco ci sono stati pochissimi episodi di framerate ballerino, mostrando per la maggior parte una buona stabilità e fluidità.

Le musiche sono piacevoli e rilassanti, non troppo elaborate ed adatte non solo allo stile di gioco ma anche, e soprattutto, alle scelte grafiche prese dallo studio di Pathea Games. Gli effetti sonori sono semplici e ben si accordano con il resto dell’audio senza provocare spiacevoli contrasti. L’unica nota dolente, purtroppo, è da trovare proprio nel doppiaggio inglese del titolo: la recitazione non è esattamente di altissimo livello e alcuni dialoghi mi hanno portata a storcere un po’ il naso.

È un peccato che, dopo tutta la cura e l’attenzione ad ogni particolare, la traduzione italiana presenti di tanto in tanto qualche scivolone piuttosto buffo e che rovina l’atmosfera del titolo. Insomma, impazzire perché lo schema di un macchinario ti chiede di usare tre “primavere” e scoprire poi che dovevano essere tre molle è decisamente assurdo.

Ci troviamo ad avere a che fare con un titolo perfetto per chi non ha molto tempo da dedicare a titoli impegnativi, ma sente il bisogno di staccare la spina e lasciare il cervello e i pensieri liberi di bighellonare tra colline verdi e pandastrelli svolazzanti. La versione PS4 di My Time at Portia rende ancora più semplice il tutto, con pochi passaggi e una poltrona comoda possiamo lasciare che sia il mondo di gioco, con le sue stagioni colorate e le musiche tranquille, a coccolarci e a strapparci un sorriso soddisfatto a fine giornata.

8.5

Trama

8.5/10

Gameplay

9.0/10

Comparto Tecnico

8.0/10

Pros

  • Rilassante e piacevole
  • Pianificazione necessaria ma non frustrante...

Cons

  • ... alla lunga un po' ripetitivo il grinding
  • Traduzioni un po' incerte su alcuni termini