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Le ladre gentildonne all’azione

Come ben sappiamo questa è l’epoca del ritorno di vecchi fasti, e da qualche tempo anche dei film “girl-power”. Dopo gli ultimi avvenimenti di Hollywood, si sente il bisogno di dare più spazio alle innumerevoli attrici dello shobiz, con produzioni mirate a dare loro più attenzione nel panorama cinematografico. Cosa succede quando queste due si fondono? Di solito guai, parecchi ricorderanno Ghostbusters 2016, ma non questa volta, non con Ocean’s 8. O almeno non del tutto.

Dalla regia e sceneggiatura di Gary Ross, il film si presenta come uno spin-off (e in parte sequel) della triade diretta da Soderbergh qualche anno fa, tentando di riproporre in una nuova chiave il plot del primo film. Il cast è completamente al femminile (se si escludono la presenza di soli due personaggi maschili), vantando la presenza di attrici come Cate Blanchett, Sandra Bullock e Anne Hathaway, che presentano ognuna una personalità molto diversa dalle altre.

Insomma, un nuovo registro per questo prodotto. Ma quanto funziona effettivamente? Il problema di un titolo appartenente ad un determinato filone, è che cerca almeno in parte un rimando ai suoi predecessori, mentre qui non ce ne sono moltissimi. Seppure sia stato trattato in maniera molto diversa rispetto all’originale trilogia, risulta molto godibile, facendo il suo lavoro egregiamente. È consigliata quindi la visione? Per rispondere a questa domanda, andiamo ad analizzarlo meglio.

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TRAMA

In puro stile Ocean’s Eleven, la prima scena si apre sulla sorella di Danny, Debbie (interpretata dalla Bullock), nel mentre di una discussione sulla libertà vigilata. Ottenuta la suddetta, la signorina Ocean si rimette subito in contatto con la sua migliore amica Lou (Cate Blanchett) alla quale propina immediatamente l’idea sulla quale ha rimuginato per gli ultimi cinque anni: il colpo del secolo al MET Gala di New York. L’obiettivo? Un gioiello dall’immenso valore.

La squadra comprenderà varie figure necessarie alla riuscita del colpo, ognuna della quali avrà un compito importante ed unico. Rose, Palla Nove, Tammy, Amita e Constance saranno le prescelte, più un’inaspettata ultima recluta. Dovranno stare molto attente, essere precise e organizzate perfettamente, mentre cercheranno di portare a termine il furto che potrebbe cambiare le loro vite per sempre. Ce la faranno ad aggirare sistemi di sicurezza, curatori della mostra e la polizia?

SCENEGGIATURA

Come abbiamo già detto, la storia è molto semplice e collegata solo in parte ai primi tre capitoli, distaccandosi sotto molti punti di vista da essi e presentandosi come un classico “heist movie”. Strutturato in fasi ben distinte (l’idea, il reclutamento, la preparazione, il problema, il colpo) la scrittura scorre abbastanza bene, con una buona caratterizzazione dei personaggi e un occhio di riguardo alle interrelazioni fra di essi. È divertente abbastanza da intrattenere per due ore, facendole trascorrere in maniera leggera. Un classico film da intrattenimento.

Sembra perfetto. Il film fa quello che si ripropone, cioè intrattenere. Fatto sta che se c’è da sottolineare una pecca, questa è proprio la sua semplicità. Ed è un dettaglio che solo un fan degli heist movie (o della serie Ocean’s) può totalmente comprendere. Per colpire l’attenzione dello spettatore, in questo tipo di pellicole, di solito si gioca sullo charme dei personaggi o delle ambientazioni, su un determinato modo di parlare, sull’atmosfera di mistero e su un twist finale totalmente inaspettato.

Purtroppo, tutto quello che caratterizza un film del genere, qui non lo troviamo. È una storia raccontata bene (nonostante ci sia qualche incongruenza verso la fine), ma che non presenta il tipico carattere che un Ocean’s dovrebbe avere. Forse si può dire che almeno un twist finale ci sia, anche se, pensandoci, i più attenti lo intuiranno già a metà film. Ocean’s 8 è un buon prodotto per un primo approccio, ma sicuramente i fan resteranno un pochino delusi.

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REGIA

Partiamo parlando del cast, di cui abbiamo accennato prima. Come c’è da aspettarsi da grandi nomi come quello della Bullock, la loro interpretazione è di pregio. Buona la recitazione anche per stelle meno splendenti, sotto il punto di vista cinematografico, come Rihanna o Awkwafina, a cui è stato dato il giusto spazio. Il gruppo sembra molto coeso e lavora bene, senza abbandonarsi troppo a messe in scena stucchevoli per ricordare a tutti che siamo in un film di sole donne. Un piccolo difetto? Helena Bonham Carter.

Parlando invece della regia di Ross, dobbiamo introdurre un discorso che probabilmente si ripresenterà anche per la fotografia. Come ha detto già qualcuno, infatti, si ha il sentore di qualcosa di scolastico, del compitino fatto bene ma senza particolare mordente. Un montaggio chiaro e pulito, ma senza particolari attenzioni che gli diano un’impronta distintiva. Che volesse distaccarsi dai prodotti di Soderbergh lo abbiamo ben capito, ma un film su malviventi, rapine ed inganni, dovrebbe avere un tocco di inaspettato e misterioso in più.

Quello che crea confusione è il collegamento che viene fatto con i primi tre capitoli dato che, seppur pochissimi, vi assicuro che ci sono. Che ci sia il desiderio di staccarsi totalmente dai canoni dettati da Soderbergh è un conto, ma se c’è effettivamente un collegamento, perché non rendere il prodotto più riconoscibile? Insomma, ho solo quattro parole per papà Gary: bene, ma non benissimo.

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COMPARTO VISIVO E FOTOGRAFIA

Comparto tecnico di tutto rispetto, dalla fotografia un po’ glam e da copertina di moda. Dalle molte luci e dai colori brillanti, trasportandoci quasi in una rivista di Vogue, che risulta parecchio azzeccata per un film ambientato a New York, fra balli di gala e gallerie d’arte. Dai toni piuttosto freddi, si allontana parecchio dalla fotografia cupa e vermiglia dei casinò di Las Vegas, però non è necessariamente un difetto. Unica pecca è che, come regia e sceneggiatura, sembra mancare di identità. Si spera che con un possibile Ocean’s 9 aggiustino il tiro, regalandoci qualcosa di visivamente più interessante.

 

COMPARTO AUDIO E COLONNA SONORA

Questo è un aspetto di Ocean’s 8 in cui si riconoscono perfettamente i tre “fratelloni” più grandi. Le musiche di questo ultimo capitolo sono scelte accuratamente, adattandosi però al nuovo scenario e alle protagoniste, regalandoci qualche nuova sonorità mista a qualcosa di vecchio. Sono sempre all’erta canzoni jazz, o vecchio rock and roll alla Elvis, punto di forza dei capitoli di Soderbergh, con questa volta però anche voci femminili e qualcosa di più movimentato. Da apprezzare la scelta della colonna sonora e comparto audio di tutto rispetto.

 

 

In confronto all’originale trilogia, non si trova effettivamente lo stesso tipo di trasporto. Sia la sceneggiatura che il comparto tecnico e la regia, peccano forse di un tono troppo semplicistico, rinunciando all’identità creata dal gruppo degli 11 ladri gentiluomini, per qualcosa di più contemporaneo e che può piacere a tutti. Un buon film, ma che vuole dare un colpo al cerchio e uno alla botte.