Tempo di lettura: 5 minuti

Orchi vestiti di pelliccia di tigre, cosa c’è di meglio?

 

Vicinissimi ad Halloween, tra costumi e storie spaventose, tutti si preparano e QDSS.it non è da meno. Infatti, oggi analizzeremo una creatura mitologica del folclore giapponese, che da tempi immemori spaventa piccini e non: l’oni. Innanzitutto, voglio ringraziare i nostri utenti di QDSS Army per averci dato tanto appoggio e per aver scelto in numerosi un’analisi di questo raccapricciante e violento bestione.

Una scelta particolare quella dei nostri iscritti, dato che tali figure demoniache spesso vengono lasciate da parte nell’immaginario horror, nonostante abbia caratteristiche spaventose e sia parecchio presente nella tradizione popolare del sol levante. Spaventando svariate culture da secoli, ogni volta con peculiarità differenti, è sicuramente uno spirito con cui non vorreste trovarvi faccia a faccia, e per meglio contrastarlo, non vi resta che conoscerlo.

Le origini

 

 

Facente parte della più grande famiglia degli yokai (la classe generica di spiriti e poltergeist giapponesi), le radici dell’oni affondano nel Wamyō ruijushō, ovvero il dizionario giapponese creato nel 938 d.C. . In questo manoscritto, la parola oni trova la sua prima trasposizione dal semplice “nascosto, non visibile” a “anima o spirito dei morti”. Grazie alle tradizioni induiste e buddhiste, con le figure del yaksha e del rakshasa, l’oni si concretizza nelle sue fattezze di orco, guardia e primo torturatore delle anime dei dannati.

Come già accennato, nella più famosa variante giapponese esso si presenta con le fattezze di un similorco, completo di canini sporgenti, corna sul capo e armato di una mazza ricoperta di punte (kanabo). Spesso rappresentato vestito di pelliccia di tigre e con la pelle blu, oppure rossa. Questo aspetto può essere spiegato grazie alla tradizione taoista, secondo la quale seguendo la direzione nord-est si poteva giungere al kimon, il portale per il regno dei demoni. Nello zodiaco cinese, tali punti cardinali portano alle costellazioni del bue e della tigre, questo spiegherebbe il perché delle corna sul capo e il vestiario.

Questa figura oggigiorno è più nebbiosa rispetto al passato, a causa del significato negativo che talvolta gli si affibbia, in contrasto con le altre volte in cui tale spirito ci appare benevolo. Durante il Setsubun (il festival che festeggia l’inizio della primavera) ad esempio, si usa arrostire i fagioli di soia fuori casa urlando Oni wa soto! Fuku wa uchi!“, (Oni andate via! Fortuna entra in questa casa!), e nella prefettura di Tottori vengono costruiti amuleti d’agrifoglio e teste di sardine essiccate per proteggersi da loro. D’altra parte, durante le parate sempre più gente indossa kimono ispirati a loro come buon auspicio, mentre sui tetti delle case si possono trovare le onigawara, tegole che rappresentano il volto di un oni (come dei gargoyle), che tengono al sicuro da spiriti maligni.

La tradizione è molto presente anche tra i bambini. Infatti, molti ancora oggi conoscono il gioco oni gokko, simile in tutto e per tutto al nostro nascondino, solo che uno dei bambini è lo spirito in questione. E dato che l’oni è rappresentato come un demone rissoso e maligno, c’è un proverbio per i bambini che si comportano male: oya ni ninu ko wa oni no ko, cioè “il bambino che non somiglia ai genitori, è figlio di un oni”. Nonostante ciò, creature positive o negative che siano, non vorrei camminare in una campagna giapponese di notte, girarmi e trovarmi di fronte una bestia alta due metri armata di mazza.

Oni nella cultura moderna

Iniziamo portando qualche esempio a cui pochi, magari, hanno fatto caso. Gli oni sono presenti innanzitutto nel mondo di Dragonball, dove vestono i panni delle guardie (poi non tanto spaventose) dell’inferno. Hanno le caratteristiche del folclore: corna sulla testa, colori che si orientano dal blu al rosso e alcuni hanno persino la mazza ferrata. Altro esempio quasi banale, ma che pochi ricordano essendo un cartone piuttosto datato, è Lamù. Infatti, il popolo della ragazza dai capelli blu, nonostante sia tacciato come alieno, rimarca in tutto e per tutto le apparenze di queste creature mitologiche. Ora, a conferma di ciò, ricordate il bikini di Lamù? Ecco a voi spiegati i gusti della ragazza e del suo popolo.

Insomma, come potete immaginare le citazioni agli oni in manga o anime sono moltissime, ovviamente dettate dal fascino delle leggende. Inuyasha, Yu degli spettri e il Sigillo azzurro sono altri titoli che fanno riferimento a questi grossi mostri, e non poteva mancare di certo Naruto, dove si può notare Minato evocare gli shinigami al fine di rinchiudere il Nove Code. Nonostante si chiamino shinigami –da intendersi quindi come dei della morte– questi spiriti hanno sì una tunica bianca, ma il viso è di colore bluastro, con grosse corna e denti sporgenti, oltre allo sguardo dalle sopracciglia aggrottate in modo grottesco e rabbioso.

Ma tolte le ovvietà, li troviamo qua e là anche in serie tv, sebbene molto di rado e con riferimenti non troppo ovvi. In Teen Wolf, ad esempio, compaiono come vere e proprie creature, mentre in Grimm si può notare in una delle ultime stagioni la mitica mazza kanabo, come abbiamo già detto utilizzata dagli oni.

Oni nei videogiochi

E qui veniamo a quello che la maggior parte di voi stava aspettando, ovvero dove potete trovare questo bestione e in quali giochi. Iniziamo da uno dei più gettonati: Ao Oni. Gioco horror con motore grafico RPG Maker 2003 (non aspettatevi quindi chissà quale giocone), dove il protagonista si ritroverà in una casa piena di spiriti, yokai, tra i quali il nostro amato oni. Non rimarca moltissimo le leggende, se non per il colore della sua pelle, ma possiede delle zanne ed è un umanoide muscoloso molto alto, che cercherà di ucciderci rincorrendoci per la casa. Sono presenti altresì in Touhou Project, nelle figure di due personaggi principali. L’aspetto sarà perlopiù umano, ma come ai nostri selvaggi mostri, piace bere e lottare.

Come suggerisce il nome, anche nel videogioco di Yo-kai Watch appaiono questi violenti poltergeist. Infatti, il mondo in questione è popolato dagli spiriti, e gli oni saranno dei nemici dai quali di tanto in tanto dovremo scappare. Parlando di nemici, in Tomb Raider queste figure sono parte integrante della Guardia Tonante, servitori della Regina del Sole, Himiko. Appaiono anche in alcuni capitoli della serie di giochi Shin Megami Tensei, con un look molto riconducibile alla vera e propria rappresentazione secolare del demone, e in Persona 4 e 5, sempre come nemici dei nostri beniamini. In particolare, nell’ultimo capitolo citato la creatura è un boss da affrontare, che potremo trovare al Palazzo di Kaneshiro.

Molto più arduo, invece, è ottenerlo come personaggio giocabile. Non ci sono moltissimi titoli, infatti, dove poter indossare i panni di una di queste potenti creature. Uno tra i pochi è per l’appunto Oni, personaggio giocabile in Street Fighter, che richiama quasi totalmente il suo antenato mitologico. Muscoloso, con le zanne, e dalla pelle blu elettrico. Inoltre, un altro da citare (che però non interpreterete, bensì controllerete) è Electabuzz, il 125° pokemon della prima generazione. Il suo aspetto inferocito, le sopracciglia aggrottate, la muscolatura pronunciata, il carattere rissoso e il manto tigrato, sono un chiarissimo riferimento alle figure degli oni e, a conferma di questo, la sua forma shiny presenta una colorazione rossastra, altra tinta tipica di queste creature.

Altre apparizioni più generiche (e cioè per quanto riguarda ambientazioni o varianti dei più classici oni) sono in Nioh e Okami. Nel primo titolo non sono che un nemico contro il quale ci ritroveremo a combattere, le cui sembianze sono leggermente differenti dalle legende, ma ciò nonostante in tutto e per tutto riconducibili ad essi. Simili a ciclopi hanno un solo occhio, l’indole è sanguinaria e combattiva, e le fiamme presenti sul corpo riconducono alla loro fama di cattivissimi secondini dell’inferno. In Okami, invece, il mondo degli oni sarà un’area del gioco, dove potremo trovare nemici simili a dei centauri, ma armati delle grosse mazze kanabo, con al posto del viso le tegole onigawara (di cui abbiamo parlato prima), che riportano dei disegni con il viso arrabbiato d’un demone.

 

L’oni, un mostro spaventoso e violentissimo, è a mio parere troppo poco presente nei media. Sarebbe interessante (così come ad esempio in Nioh) avere altri giochi completamente incentrati sulla mitologia giapponese, magari allargando così gli orizzonti di tantissimi videogiocatori. Che Ghost of Tsushima possa rispondere a questo desiderio? E voi, avete trovato altri oni in giro per videogiochi, serie TV o anche film? Fatecelo sapere nei commenti!