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“L’ignoranza è Forza”.

In un Paese immaginario, chiamato The Nation, governa un unico partito, celebrando la libertà di parola e di espressione. Ma dietro le false chiacchiere sul potere decisionale, si nasconde il volere di un regime totalitaristico di manipolare e controllare i propri “sudditi”, soprattutto attraverso un enorme sistema di reti informatiche, chiamato, forse per sfregio o forse proprio per sfida, Orwell.

Un mondo, quindi, dove tutti i tuoi spostamenti sono controllati, dove non esiste la privacy e dove ognuno è sospetto. Questo è il futuro distopico ideato dal team di sviluppo tedesco Osmotic Studios, che nel 2016 ha dato vita all’originalissima serie investigativa Orwell, iniziata con Orwell: Keep an eye on you e poi continuata con Orwell: Ignorance is strength, pubblicato ad episodi e uscito lo scorso agosto.

E proprio di quest’ultimo andremo a parlare, analizzando le caratteristiche di una storia e di un gameplay, che, seppur rinnovati, nascondono alcune imperfezioni.

Trama

Nella serie di Orwell, il giocatore vestirà i panni di un detective, che, una volta iniziato al progetto “The Office”, dovrà districarsi in un’immensa mole di informazioni, alla ricerca della presunta verità, o almeno, di quella che il partito vuole indicare come tale. Proprio i punti di forza, quindi, della narrativa del thriller investigativo, diventano quelli del primo come del secondo titolo di questa serie: una trama interessante, fatta di bugie e doppie verità, che porta il videogiocatore a momenti di assoluto sbigottimento e a straordinari colpi di scena.

In Orwell: Ignorance is strength, però, vediamo un profondo cambiamento di regime dal punto di vista dell’intreccio: il nostro compito, infatti, non sarà quello di risolvere un caso di polizia, al solo scopo di giustificare la presenza della piattaforma Orwell agli occhi del mondo, come invece avveniva nel precedente capitolo, bensì dovremo screditare un aperto oppositore del governo della Nazione, in modo da non renderlo credibile agli occhi dei cittadini. Seppur un incipit del genere permette di ampliare una storia già di per sé intrigata e intrigante, dall’altro lato compromette l’immedesimazione del giocatore nel proprio avatar; L’investigatore, pertanto, sarà un semplice burattino nelle mani del governo e le sue mosse moralmente discutibili. Proprio per questo, alle volte si è costretti ad eseguire azioni che normalmente non si vorrebbero compiere.

Altro punto a sfavore del titolo, da non implicare assolutamente ai ragazzi di Osmotic Studios, è l’assenza di una traduzione in italiano, che rende decisamente difficoltoso seguire una trama tanto ampia quanto complessa.

Gameplay

Dal punto di vista del gameplay, Orwell: Ignorance is strength aveva il compito di rinfrescare la già geniale formula del predecessore con qualche nuova dinamica, e possiamo dire che in parte ha raggiunto l’obbiettivo.

Il titolo, infatti, presenta l’ormai iconica meccanica del “drag and drop”, che consiste nel prelevare le informazioni chiave di un sospettato da rispettivi siti, per poi caricarle sul suo profilo Orwell, in modo da comprometterlo o da conoscere le sue principali attività e di conseguenza spiarlo. Allo stesso tempo, però, Osmotic Studios ha cercato di rimodernare il codice attraverso l’inserimento del sistema di tempo: l’upload dei dati, difatti, richiederà il trascorrere di dieci minuti e ciò naturalmente comporterà un limite di informazioni che si potranno approntare sulla piattaforma. Una dinamica, questa, molto interessante, che si va perfettamente ad incastrare con i ritmi serrati della narrazione.

Altra originale aggiunta è quella che permette, al fine di scovare ulteriori dati, di inserire nei motori di ricerca alcune parole chiave, altrimenti utilizzabili come password nel caso ci si trovi di fronte ad un dispositivo bloccato. Agli strumenti messi a nostra disposizione già nel precedente capitolo (come il Listener che permette di seguire le conversazioni dei subodorati o l’Insider che invece permette di entrare nei loro dispositivi), si annette l’Influencer, un diabolico dispositivo che consente di manipolare i social secondo il piacere del fruitore, ma del quale non potremo fare un vistoso uso, dato che sarà attivabile solo verso la fine del gioco, risultando, di conseguenza, abbastanza inutile.

Anche per quanto riguarda questo campo, però, non mancano i punti negativi, che consistono essenzialmente nella quasi mancanza di libertà nel pianificare l’indagine. L’intero gioco, infatti, risulta essere alquanto guidato e raramente ci viene data la reale possibilità di compiere una decisione che non sia dettata dal nostro superiore.

Comparto Tecnico

Il lato artistico e quello tecnico, che vanno a comporre quest’ultima sezione di Orwell: Ignorance is strength, sono assolutamente lodevoli, ma non possiedono molti cambiamenti rispetto alle scelte stilistiche già viste nel precedente capitolo.

Lo stile grafico, infatti, rimane pressoché invariato. I veri cambiamenti, dunque, sono da ritrovarsi nelle diverse migliorie tecniche apportate: all’interno del gioco, pertanto, si possono reperire svariate tracce audio, mentre finalmente le chiamate sono state doppiate in lingua inglese, peculiarità che mancava in Orwell: Keep an eye on you, nel quale si poteva seguire i dialoghi esclusivamente leggendoli.

Tuttavia, il menù della piattaforma Orwell diviene, man mano che si avanza nel corso della storia, sempre più confusionario e difficile da gestire, a causa del gran numero di siti che si vanno ad aggiungere con il progredire dell’indagine. Questo, è forse l’unico lato negativo di un comparto tecnico, che, se non raggiunge l’eccellenza, è sicuramente alquanto lontano dall’essere insufficiente.

Orwell: Ignorance is strength è indubbiamente un titolo ben realizzato e molto appassionante, che però impallidisce di fronte alla genialità del predecessore. Riprendendo la vecchia formula del “drag and drop”, infatti, il secondo capitolo tenta di innovare il proprio gameplay attraverso l’inserimento di una nuova meccanica: Influencer Tool, che permette di manipolare i social. Se però non possiamo dire che Osmotic Studios arriva con questo sequel ai livelli di Orwell: Keep an eye on you come innovazione, la software house tedesca ha saputo comunque dimostrare di essere capace di sfornare un brillante titolo, caratterizzato da una storia, che, nonostante non lasci troppa libertà di scelta, sa emozionare e sorprendere il giocatore. In conclusione, Orwell: Ignorance is strength è un videogioco che sicuramente appassionerà chi si approccia per la prima volta alla serie, ma che dall’altro lato può deludere chi invece ha amato il primo capitolo.

Orwell: Ignorance is strength

7.7

Gameplay

7.5/10

Comparto tecnico

7.0/10

Trama

8.5/10

Pros

  • Trama interessante
  • Influencer Tool parecchio divertente
  • Gameplay originale...

Cons

  • ...ma poco libero
  • Poca rigiocabilità
  • Schermata di gioco sempre più labirintica