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Nonostante la mia veneranda età

Per questa rubrica ho pensato non solo ad un gioco, ma ad una saga che abbiamo amato tutti noi. Purtroppo, chiunque sa quanto questa saga ancora oggi sia oggetto di scherno, soprattutto per chi ci gioca: Pokémon. Chi non conosce gli amabili mostriciattoli protagonisti di una generazione, ancora oggi pietra miliare dei videogiochi? Eppure, anche con l’uscita della sua versione per mobile, se ne sono sentite di tutti i colori: un gioco per bambini, dalle meccaniche semplicistiche, sempre uguali, e che dovrebbe essere messo al bando perché a più di 20 anni non si può più giocare con i pokémon.

 

Io sono qui per proteggerlo, per urlare al mondo in modo fiero che, nonostante tutto, io amo i giochi dei pokémon, e gli stessi animaletti colorati per estensione. Voglio partire facendo innanzitutto un appello: pensate con la vostra testa. Chi sta scrivendo è così come voi, e se si trova a dover talvolta nascondere un gusto personale, è per colpa del giudizio altrui. Non fatevi condizionare e seguite quello che più vi piace, seppur fossero delle pseudo-battaglie fra un fantasmino viola e un topo che spara i fulmini. E soprattutto ricordate che, i primi che hanno scaricato Pokémon Go, e i primi che andranno a vedere Detective Pikachu, sono le stesse persone che vi spregiano.

Ora parliamo del gioco vero e proprio. Amo il mondo dei Pokèmon perché, durante tutti questi anni, è stato uno dei pochi videogiochi a mettere noi al centro della storia, in una posizione di responsabilità, verso noi stessi e la nostra squadra. Tenere sott’occhio la salute dei nostri amici, il loro stato, livello, statistiche, felicità e altro, penso sia una maniera eccezionale di insegnare ai bambini –e non– ad avere cura di chi non può farlo da sé. Non si è soltanto un semplice allenatore, in ogni avventura Pokémon prenderemo il posto di un leader, spinto all’avventura e al successo, ma senza rinunciare all’amore verso i propri amici dalle mille fattezze e poteri.

 

Sicuramente tutto questo può suonare quasi melenso, eppure talvolta è proprio quello che ci vuole. Ci ritroveremo in un mondo dove ogni volta saremo noi a dover insegnare, ai nostri storici rivali, e ai super-cattivoni come Giovanni, che la giustizia vince sempre, e che bisogna trattare tutti con rispetto, a partire da chi ci accompagna nella nostra vita. E che dire del fatto che dovremo amministrare soldi e oggetti, in modo da poter continuare nella nostra avventura senza problemi? Sicuramente ci sono giochi che possono espletare certi concetti in modo migliore. Ma in quei casi, difficilmente giocheremo i nostri panni, ritrovandoci a vivere sempre la vita di un altro, amministrando le sue risorse.

 

 

Togliendo i buoni sentimenti e gli insegnamenti, cosa possono dare i giochi Pokémon, magari ad un pubblico adulto? Niente… tranne un competitivo dei più avvincenti (date le centinaia di mosse, oggetti e squadre da poter creare), riferimenti mitologici infiniti rispetto alle creature che cattureremo, ambientazioni fantasiose e misteri ancora oggi irrisolti. Nulla, già. Ebbene sì, nonostante il suo target, Game Freak ha sempre messo “carne a cuocere” per tutti, affinché chiunque dagli 0 ai 99 anni, possa trovare qualcosa di interessante in Pokémon, giocando per intero la cassetta, specializzandosi però in un particolare ambito.

 

Parlando delle creature che popolano questo universo, già abbiamo detto che dietro le loro linee semplici si nascondono citazioni e riferimenti al mondo della mitologia, non solo giapponese, ma anche occidentale. Non solo i leggendari ma anche normali Pokémon, nascondono nei loro sprites e artworks ispirazioni da mostri, spiriti, divinità o anche comportamenti della società in cui viviamo. Ci sono Pokémon modellati sul bisogno di dare un occhio di riguardo alla natura, o ancora sulla situazione degli Hikikomori in Giappone. Provate a dire adesso che sono soltanto mostriciattoli abbozzati dalle mani di un moccioso!

Ed infine tengo per ultimo una delle cose che mi ha sempre affascinato di questi giochi: l’aura di mistero che essi creano. La clonazione di Mew, Mr. Fuji, gli Unknown, i Pokémon fossili o le storie dietro i famosi leggendari, sono ancora frutto di speculazioni e storie su cui gli adulti e non adorano discutere. Racconti ed eventi inspiegabili, finanche ritrovarsi di fronte a vere e proprie divinità, sono cose che personalmente fanno venire un po’ di pelle d’oca, facendomi ritornare indietro di qualche anno, sentendomi immediatamente piccolo. E non parlo solo d’età, ma anche spiritualmente, d’innanzi a qualcosa che sia un ragazzino di 11 anni (così come l’allenatore) sia un trentenne, non riuscirebbe ad afferrare completamente.

 

Unica pecca che purtroppo mi sento di fare, dando ragione ai detrattori, sono le meccaniche e la ripetitività. Servirebbe sicuramente una ventata d’aria fresca nel mondo Pokémon, magari trasformandolo in un RPG, o in un vero e proprio open world, ricalcato sulla vera biologia dei mostriciattoli, con le loro abitudini in natura. Così come magari possiamo leggere sul Bulbapedia. Non sarebbe bello viaggiare di notte, e vedere dei Charmeleon sputare fiamme contro la luna? O magari un Pidgey afferrare un Magikarp al volo? Chissà. Nonostante riconosco la grandezza di un tale progetto, non voglio ancora perdere le speranze.