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Zio Miyazaki pensaci tu…

I giochi di questo autore ci hanno portato negli anni ad un preciso effetto: una certa familiarità. Un legame, quello tra l’autore e l’opera, che in titoli come Dark Souls o Bloodborne si sente particolarmente e che porta a pensare di conoscere la penna che c’è dietro. Da buona appassionata (per non dire rasentante il fanatismo…) dei cosìddetti “souls non potevo non pensare a Sekiro: Shadows Die Twice come gioco più atteso del 2019 per me.

Autori di videogiochi come Hidetaka Miyazaki, Fumito Ueda o addirittura Kojima, raramente deludono o fanno temere chissà quale caduta di stile e ci sono ragioni ben precise. Per quanto si possa “scivolare”, omettere qualcosa o lasciare misterioso qualche punto, di un fatto si può sempre essere sicuri: che ci siano delle cose da dire. Questi autori hanno sempre un messaggio, una riflessione, uno spunto d’immedesimazione e filosofia veicolati con le loro storie interattive. Tutto il resto, lasciato alla speculazione o all’analisi “trova-errore” è comunque divertente, ma secondario.

L’altra cosa sicura è che nemmeno dopo anni di studio Lovecraftiano capirò fino in fondo cosa siano il Cosmo e il Coro e cosa c’entrino le lumache…

Che mi aspettino sempre nuovi titoloni dai soggetti di cui sopra è quindi ogni volta un’ovvietà, come per chiunque lasci ore e sudore di fronte sullo studio di Lore, descrizioni di oggetti, dialoghi e allusioni tra le righe.

Veniamo adesso al motivo per cui siamo qui, a Sekiro: Shadows Die Twice, sviluppato da FromSoftware ed Activision e in arrivo il 22 marzo 2019. Tutte le premesse finora lasciano pensare a qualcosa che a tutti i costi non vuole ripetersi. Un souls.like che sta puntando tutto sulle differenze che può trovare con i titoli precedenti, costituendo in questo il suo elemento di maggiore interesse ed attesa.

Miyazaki e la sua squadra, abbandonando l’originale progetto di un reboot di Tenchu (e anche questo retaggio si fa sentire…), promettono ancora Lore, ancora narrativa silenziosa (anche se si sconosce fino a che punto), ancora combattimento strategico. Per quest’ultimo aspetto sembra poi ci siano passi ulteriori. La morte, come intuibile dal titolo completo del gioco, farà parte integrante delle meccaniche, in maniera attivabile e “strategica”; il braccio meccanico del protagonista avrà oggetti annessi, potenziabili e altri strumenti approfondiranno le scelte di equipaggiamento con possibilità di evoluzione… La lista di novità, prima di tutte l’abbandono del sistema di level up per alternative e skill trees di vario tipo, potrebbe proseguire per pagine e pagine e siamo ancora a mesi dalla release.

Intuibile quindi il motivo per cui la mia testa sia già in festante attesa, prudono le mani e vibrano i controller… Ma siamo sempre lì. Chi ormai conosce il tipo di giocatrice quale sono, sa cosa sto per dire e dove mi piace sempre andare a parare. Non vedo l’ora di sapere cosa diavolo tutte queste chicche di game design abbiano a che fare con la storia. Perché il protagonista è in tali condizioni, cosa sono quelle creature, perché resuscita sul campo? Eccetera, eccetera. Conoscendo l’autore, ogni cosa avrà una sua spiegazione e un motivo insostituibile di essere dov’è e che personalmente non vedo l’ora di scoprire. Più di tutto il resto.

FromSoftware è del tutto nel suo mondo, adesso per la prima volta dopo tanto tempo: in una realtà fantasy e oscura ma appunto orientale. Sekiro: Shadows Die Twice, con le sue gigantesche creature, strutture e armature, non difetterà di spettacolarità e suggestioni visionarie. I precedenti giochi ci hanno abituato bene. Le mappe, micromondi magistralmente interconnessi, ci faranno ripensare a Lordran, eppure giocheremo con nuova curiosità e spirito di esplorazione. Un altro mondo dark fantasy è pronto per noi. Almeno, tornando dunque con i piedi per terra e abbandonando temporaneamente le mie tendenze da fangirl, è questo che spero e che vorrei giocare. Con un bel pre-order dell’edizione da collezione alle spalle, spero ancora più fortemente…

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