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Amore e odio per la condivisione online

Condividere notizie, immagini, testi e brevi video per mostrare a una cerchia – ristretta o meno – di altri utenti cosa sta succedendo nelle nostre vite, i viaggi che facciamo, i luoghi che ci affascinano e le foto di noi stessi che preferiamo: queste sono le nostre principali attività da utenti attivi per il networking sui social media (intesi come piattaforme di condivisione di contenuti). A nostra volta, ci interessiamo dei contenuti prodotti da altri utenti più o meno popolari: i nostri amici, i nostri familiari, ma anche celebrità, compagnie e brand. Descritta in modo neutro e (per quanto possibile) oggettivo, l’attività che l’individuo svolge sui social media sembra essere innocua e potenzialmente benefica per lo sviluppo personale e l’arricchimento delle proprie fonti di ispirazioni e connessioni con il mondo. Tuttavia, sorge una domanda spontanea e risulta piuttosto ovvia quando si tratta di nuove tecnologie digitali che facilitano e promuovono l’interazione fra esseri umani: che uso se ne fa? E che uso ne fanno i creatori di contenuti che sono consapevoli dell’ampio pubblico che possono raggiungere e…influenzare?

Secondo il National Center for Health Research, ci sono evidenti vantaggi nell’uso di social media per il mantenimento di comunicazioni e relazioni, e la formazione di nuove conoscenze, specialmente per gli adolescenti. Il potere e le potenzialità comunicative di Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat e altri sono innegabili. Tuttavia, l’uso talmente frequente da diventare quotidiano di questi strumenti è direttamente correlato alla nostra salute mentale. Uno studio condotto dal Pew Research Center (sede a Washington) nel 2015 ha verificato che il 73% degli adolescente possedeva uno smartphone. Di questi, coloro che passavano più di 5 ore al giorno sui social media avevano il 71% di probabilità in più degli altri di soffrire di depressione. La Facebook Depression è dovuta all’eccessiva esposizione a successi e momenti di felicità altrui, utenti che massimizzano traguardi raggiunti, minimizzando (e spesso omettendo del tutto!) i fallimenti e la negatività: niente di nuovo e niente che noi stessi non facciamo quando si tratta di postare e produrre contenuti sui nostri profili, ma proprio questa sembra essere la causa dell’infelicità e talvolta della malattia mentale a cui porta l’abuso di social media. Con gli anni, il triste fenomeno non sembra essersi arrestato, anzi: con l’espansione e il successo di sempre più social media per il networking diversi, è aumentata anche l’influenza negativa a cui giornalmente milioni di utenti sono soggetti, spesso non accorgendosene.

Da un sondaggio svolto da PRWeeks Region UK, è emerso che la generazione Z (i nati dopo il 1996) sta valutando l’abbandono dei social media per le seguenti ragioni: troppo tempo perso, troppa negatività, farne uso raramente, contenuti non interessanti, troppa poca privacy, troppo pressione sull’attirare l’attenzione, troppa pubblicità e impatto negativo sulla propria persona. A quest’ultimo proposito, è impossibile ignorare uno dei problemi che da diversi anni si discute, con opinioni contrastanti: l’influenza sulla percezione del nostro aspetto fisico e sul nostro stile di vita apparentemente non idilliaco quanto quello di qualcun altro.

PRWeek UK

Una premessa doverosa: hanno forse qualche colpa le personalità dei social media per essere ricchi, potersi permettere beni di consumo e stili di vita non alla portata di tutti e voler mantenere un certo aspetto fisico? No di certo. C’è chi lo fa per lavoro, chi semplicemente ha deciso di vivere e apparire in una certa maniera. Tuttavia, proprio come quando su Facebook si esegue la cosiddetta “pulizia” dei nostri contatti, sarebbe importante prendersi del tempo per chiedersi: come mai su questo social seguo ciò che mostra, scrive e promuove questa persona? In che cosa mi ispira, che tipo di sensazione mi trasmettono i contenuti che posta? Se la risposta è semplicemente inadeguatezza e senso di inferiorità…forse è il caso di non visualizzare più quel profilo e il suo contenuto. Ciò che i social media dovrebbero aggiungere alla nostra quotidianità, se usati in un certo modo e con una certa attitudine mentale, è ispirazione, creatività, curiosità verso il nuovo, riflessione e naturalmente anche spensieratezza e divertimento. La finestra che Facebook, Instagram, Twitter e altri colossi del networking online ci aprono dovrebbe essere verso il mondo esterno, fatto di diversità, interessi e scoperte, non verso un misero mondo interno che se paragonato a quello di altri ci fa sentire impotenti, inferiori e incapaci di ottenere risultati.

Se le celebrità dei social, incluse quelle tanto criticate, discusse e idolatrate, scelgono di proporre un’immagine di sé che si basa sull’apparire, sulla fama fatta di numeri e follower, e sull’apparente inesistenza di difetti nella loro vita e sul loro corpo, sta a noi scegliere di non accettare questi messaggi illusori. Un po’ come ci raccomandano di scegliere con cura gli amici (reali), è bene selezionare con attenzione con quali profili e contenuti vogliamo venire a contatto quotidianamente quando apriamo le nostre applicazioni. Un buon criterio su cui basare queste scelte è quello di seguire i propri interessi (videogiochi, pittura, matematica, curiosità dal mondo) e le persone che hanno prodotto  e producono qualcosa di concreto da cui trarre ispirazione (sviluppatori di giochi, pittori e disegnatori, divulgatori scientifici, sportivi). Infine, un consiglio che potrà apparire banale ma forse viene dato per scontato: prima di prendere ispirazione da figure pubbliche, cerchiamo sempre di guardarci intorno e ammirare qualcosa nei nostri amici e nelle nostre conoscenze più intime, pensando ai motivi che ci hanno avvicinato – di persona – e che ci fanno apprezzare la relazione che abbiamo con loro.

Alcuni profili d’ispirazione da seguire su Instagram: