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Prima di mettere mano al nuovo titolo dei Frictional Games, pensavo di trovarmi difronte a un Amnesia ambientato sott’acqua. Per fortuna mi sbagliavo…

SOMA: la recensione

Frictional Games

Per chi non conoscesse questo talentuoso studio di sviluppo svedese autori della saga di Penumbra e del più popolare Amnesia, capolavoro dell’horror ancora oggi giudicato uno dei titoli più spaventosi nonostante ormai siano passati quasi 6 anni dalla sua uscita. Il lavoro di questo team ha influenzato tantissimi lavori sucessivi come Outlast e Alien isolation.

SOMA

Storia

Non è facile parlare della storia di SOMA senza fare fastidiosi spoiler, perciò scusatemi se sarò piuttosto lacunoso. Il Titolo si svolge prevalentemente intorno all’anno 2100, vi risvegliate in quella che sembra essere una struttura di ricerca sottomarina in disuso. I danni riportati dalle strutture sono evidenti e molte zone sembrano essere ricoperte da alghe o molluschi. Vi troverete a girovagare per cercare gli ultimi sopravvissuti, completamente disarmati e in balìa degli eventi. Presto vi accorgerete che non siete i soli a muovervi nella base, ma alcune macchine sembrano ancora convinte della presenza umana. Ad aiutarci fortunatamente ci verrà incontro quella che sembra essere una ricercatrice sopravvissuta, Catherine, che , almeno inizialmente, ci guiderà attraverso i tenebrosi corridoi del complesso. Ma qualcosa di strano emerge dalle pareti: uno strano liquido vischiso, creature a metà tra la macchina e la biologia… indubbiamente qualcosa non torna, e qualcosa torna anche troppo.

SOMA

Gameplay

Il gameplay di SOMA prende a piene mani dal suo predecessore. Il gioco è uno survival horror in prima persona nel quale l’unica arma di difesa a nostra disposizione sarà la nostra abilità nel nasconderci alla vista delle diverse creature che ci si pareranno difronte. L’approccio visivo (nascondersi alla vista) non è il solo al quale dovremo fare ricorso. Troveremo creature sensibili al rumore, al muovimento , al campo magnetico e anche alla vista. Si, alcune creature ci noteranno solo se noi le fisseremo , meccanica molto similie alla sanità mentale gia vista in Amnesia. Ti tanto in tanto dovremo risolvere alcuni enigmi ambientali per riuscire ad avanzare, ma diciamo che la maggior parte del gameplay sarà prevalentemente concentrata su un esplorazione snervante e carica di tensione e alla continua costrizione a scelte morali di peso sovverchiante. Ma ci ritorneremo dopo.
Di tanto in tanto saremo costretti anche a passeggiate sul fondo dell’oceano, sezioni che avranno un brusco cambio sia in termine di percezioni , sia in termini di claustrofobia. Infatti se da un lato uscire dagli stretti corridoi della stazione ci farà piacere, il respiro all’interno della tuta e l’oscurità del fondale marino restituiranno una situazione di continua insicurezza che ci faranno rimpiangere gli stretti corridoi appena abbandonati.
I nemici sono molto difficili da identificare inizialmente, ma la loro intelligenza artificiale non brilla. Spesso basterà capire che tipo di percezione ha il nostro avversario (visiva, sonora, ecc…) per ruiscire ad aggirarlo.

SOMA

Tecnica

Tutto il gioco è mosso dal HPL Engine 3, nuova versione dello stesso engine che ha mosso Amnesia. Graficamente il gioco non stupisce, ma rimane funzionale e ben particolareggiato. Negli esterni il gioco regala numerosi scorci interessanti , con particellari sospesi nell’acqua e distorsioni interessanti. Dal punto di vista sonoro, uno dei fulcri dell’esperienza, ci troviamo a un buon livello con doppiaggi ben caratterizzati (in inglese sottotitolato in italiano) e rumori ambientali evocativi e ben realizzati.
L’avventura non è particolarmente lunga, occorreranno circa 10 ore per completarlo, ma la complessità della trama potrebbe incoraggiare a una seconda run per carpire tutte le sfumature

Tematiche e Morale

Una delle caratteristiche che più mi hanno colpito in SOMA sono le scelte morali e le tematiche trattate. Pur rimanendo un survival horror ottimo, quello che più spiazza è proprio la presenza di scelte piuttosto pesanti da digerire. Il tema principale del tutto potremmo tradurlo come: qual’è il confine tra vita e macchina. Quando qualcosa possiamo considerarlo essere vivente e quando oggetto inanimato:
Ho provato a fare un piccolo sondaggio chiedendo quale fosse al giorno d’oggi la differenza tra una macchina e un essere vivente (ovviamente premettendo di dover dare una definizione non tautologica o trascendente). Le risposte date sono state molto varie:
Il 100% ha dovuto ritrattare più volte messe difronte al ragionamento, prova evidente che ormai il confine non è banale. Il 90% ha dovuto ammettere che senza l’utilizzo di concetti intangibili e indimostrabili era impossibile trovare una precisa caratteristica che li distinguesse. A questo punta SOMA. Creare un’angoscia sempre maggiore rendendo, se possibile, questo confronto ancora piu sottile. La volontà di un uomo  dentro una macchina può considerarsi vita? E un’intelligenza artificiale autocosciente nel corpo di un uomo?
Sono tutte domande difronte dovremo confrontarci insiame a altri temi come la solitudine o l’eutanasia.