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Bellissimo. Da qualsiasi universo parallelo lo si guardi.

Il 2019 è appena iniziato e, tra il freddo che attanaglia la nazione e l’influenza che blocca a letto milioni di persone, almeno una gioia di cui bearsi effettivamente c’è. O meglio, c’è appena stata. Parliamo oggi di “Spiderman: un nuovo universo”, film d’animazione di mamma Sony, che ha fatto la sua uscita giusto il 25 dicembre dell’appena passato 2018. Finalmente un “cine-panettone” con gli attributi, acclamato da critica e fan dell’intero globo terracqueo, presentandoci uno scorcio del tutto nuovo dell’universo dell’arrampica-muri, e per molti guadagnandosi il titolo di miglior film su Spiderman in assoluto. Forse secondo soltanto al primo e secondo di Raimi.

Dalla regia di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman, e dalla sceneggiatura di Phil Lord e Christopher Miller, è stato altresì l’ultimo film curato da Stan Lee, già vincitore del Golden Globe 2019 come miglior film d’animazione. Con questa pellicola Sony finalmente regala un prodotto curato quasi in tutti i minimi dettagli, non solo sotto il punto di vista visivo, ma anche parlando della trama, presentando qualcosa di molto diverso rispetto a tutto ciò che abbiamo visto finora. Un’evoluzione che sia gli amanti dell’animazione, che quelli dell’Uomo Ragno, scommetto attendessero da un bel po’ di tempo.

Cercherò di non entrare troppo nel dettaglio, ma vi avverto che questa recensione può contenere spoiler. Vi invito quindi ad andare a guardare prima il film. Poi tornate qui, immediatamente.

Tanti universi, uniti da una stessa fede

Rispetto a tutti i capitoli della vita di Peter Parker, stavolta il protagonista non è direttamente lui. Miles Morales, ragazzetto di Brooklyn e amante dell’Uomo Ragno, riceverà il testimone del canonico supereroe. Morso anch’egli da un ragno radioattivo, si troverà nel bel mezzo del piano del malvagio Kingpin, impegnato in un esperimento per scopi puramente personali, che non va come previsto e crea una rottura nel continuum spazio-tempo, finendo per richiamare altre “Spider-Persone” nell’universo di Miles. Il ragazzo dovrà trovare, quindi, la forza morale e fisica per ricoprire il ruolo di nuovo Spiderman, e ovviamente risolvere la spinosa situazione, aiutato dai suoi cinque nuovi amici.

Nonostante si parli di rotture del continuum spazio temporale e di universi paralleli, il tutto viene chiarito con una semplicità quasi disarmante, riuscendo a trovare il tempo fisico di presentare ognuno dei suoi “colleghi”, raccontare le loro peculiarità e fare le dovute distinzioni l’uno dall’altro. Anche il tema del supereroe viene trattato in maniera diversa: non è più “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, dato che, come vedremo, queste verranno evitate talvolta anche dallo stesso Spiderman. Essere un eroe, un simbolo, è più una fede e una vocazione che un dovere, a cui non si può scappare.

Infatti, il maestro che si caricherà di guidare Miles sulla via del ragno, non è niente di meno che Peter Parker, proveniente dalla Terra 616, e cioè l’universo dove la maggior parte degli eventi Marvel prende luogo. La nostra Terra. E quello che ci viene presentato è un Peter depresso, in pantaloni della tuta e ingrassato, parecchio più cinico e disilluso dalla vita e da quello che significa essere l’Uomo Ragno. Continuamente in fuga dalle responsabilità, tradendo le ultime parole di suo zio Ben. Ed è qui che il significato di essere Spiderman si trasforma, da una semplice responsabilità ad un’entità, presente in ogni universo, il cui destino è quello della protezione del mondo e la cui chiamata non può essere negata mai. Molto più di un semplice dovere, trattasi di destino e meccaniche di equilibrio universali.

C’è da togliersi il cappello di fronte alla sceneggiatura, che presenta probabilmente solo una piccolissima incongruenza. Per il resto, comunicativamente parlando, il film funziona su più livelli, strutturato per essere inteso dai più piccoli, ma regalando dei significati più profondi fra le righe. Un nuovo modo di raccontare l’arrampica-muri, presentando comunque elementi della sua formula classica, come ad esempio l’avversione delle autorità nei suoi confronti, oppure la presenza di una New York viva in tutto e per tutto. Tutto questo oltre ad una miriade di easter-eggs, citazionismo, e perfino riferimenti all’universo internettiano e ai meme. Complimenti.

Il comparto visivo

Adesso veniamo alle cose serie, passiamo a discutere di tutto quello che è il comparto visivo, innanzitutto: l’intero film è un’unione di differenti stili, sia di disegno che di animazione. Essendoci diversi Spiderman, infatti, ognuno di loro presenta peculiarità diverse, sia nello stile di disegno che nelle animazioni vere e proprie. Spiderman Noir ricalcherà un tratto molto spigoloso, toni completamente de-saturati e intramezzi con tanto di silhouette alla Sin City. Gwen Stacy è aggraziata e leggiadra, tratteggiata da linee più morbide e toni leggeri, quasi color pastello. Peter Parker invece è uno strano misto, sottolineando quasi la sua umanità, più spigoloso nelle linee, ma con fluidità nei movimenti.

A Miles invece è dedicata ancora più creatività. Colori sgargianti, balloons che rappresentano i suoi pensieri (gialli e quadrati, in puro stile fumettistico) e altresì onomatopee di urli o esclamazioni a tutto schermo, ci fanno sentire parte di un numero di Spiderman. I suoi movimenti in particolare, risentono della metodologia utilizzata per le animazioni in generale: programmato in grafica 3D, tavole poi ripassate a mano e con i frame abbassati di un tocco. Questo cosa significa? Che Miles sembrerà muoversi in maniera meno fluida, quasi a scatti, come se stessimo guardando un film in stop-motion. Insomma, una vera e propria fusione di stili, presentando un “ibrido” mai visto prima su schermo.

L’amore per il brand riesce a fuoriuscire in questa nuova interpretazione, resa ancora più vibrante e viva da un effetto di aberrazione cromatica. Con questo termine si intende un difetto dell’immagine che, a causa della luce, crea una sfocatura colorata attorno ai bordi. Quando questo è voluto, donandogli non solo il viola, ma il rosso, il giallo o il verde, specialmente su scenari scuri, fa apparire le forme presentate come tremolanti, vive. Questo effetto rafforza ancora di più il concetto della città che non dorme mai, non solo cornice delle avventure dei nostri cinque Spiderman, bensì anch’essa una protagonista. Stessa cosa accade in parecchi combattimenti e inseguimenti, come quello fra le auto visto anche nei trailer. A dir poco favoloso.

Visivamente questo film rasenta la perfezione, sia per l’innovazione che hanno saputo magistralmente centellinare, che per la realizzazione. Da adorare anche il nuovo look dei cattivoni, con un Kingpin a dir poco caricaturale, esaltandone così le forme grottesche già conosciute nel fumetto. Per chiudere questo discorso, anche se non vi interessa l’universo di Spiderman, quello Marvel in generale o i supereroi, soltanto il comparto grafico basterebbe come giustificazione all’acquisto di un Blu-Ray, magari anche in edizione speciale. Stesso discorso se non vi piacciono i film d’animazione, comprate i popcorn e guardatelo.

Regia e musiche

Parlando del trio a direzione del film sullo Spider-verse, abbiamo Rodney Rothman, specializzato nella commedia (film come Il grande match e 22 Jump Street), ed il duo Bob Persichetti e Peter Ramsey entrambi specializzati nell’animazione, al loro attivo possiamo ricordare titoli come Il Piccolo Principe, Le 5 Leggende, parecchi film Disney e la Maledizione del coniglio mannaro. L’esperienza si vede, e osservando i loro lavori pregressi sono rimasto parecchio stupito da quello che è stato il prodotto finale. Dell’animazione ne abbiamo già parlato, non è un segreto che sia un bel film, ma anche nella scrittura e nello storyboard presenta molti punti di forza che lo hanno elevato già a vincitore di un Golden Globe.

Anche se con colori sgargianti, scene d’azione a grande velocità e coreografie avvincenti, tutto è regolato e diretto nel modo più chiaro possibile, senza sacrificarne neanche un pezzo. Talvolta i movimenti sono arricchiti anche da onomatopee e linee che esaltano scontri e urti, proprio come in una tavola di un fumetto. La storica comicità, marchio di fabbrica di Peter Parker, è leggera e si fonde bene alle varie personalità, unica pecca forse è la scelta di Spider Pork, non quello dei Simpson, ma il personaggio facente parte di un universo parallelo vero e proprio dell’arrampica-muri. Ecco, magari quello avrebbero potuto evitarlo, scegliendo un Uomo Ragno proveniente da qualche altro universo, però… ci sta. Dopotutto bisogna avere un occhio per i più piccini.

E per terminare questa recensione parliamo delle musiche a mio parere, assieme alla trama, il collante perfetto, in modo che tutto funzioni come un orologio svizzero. Daniel Pemberton (già apprezzato per Ocean’s 8 e King Arthur) se ne occupa con maestria, donandovi un tocco da ghetto, che si fonde perfettamente con le origini di Miles, per metà ispanico e per l’altra afro-americano. Le canzoni utilizzate sono altresì di pregio, citando la storia dell’hip-hop con Notorious B.I.G o Ghetto Philarmonic, o con qualcosa di più nuovo come Thutmose o canzoni di Post Malone e Niki Minaj. Le ultime, enfatizzate con scene di vita quotidiana tra Brooklyn e il Queens, sapranno calarvi nell’ambiente facendovi rivivere ancor di più quello che una cosmopolita città come New York è davvero.

Consiglio che vi do, per assaporare fino in fondo la genialità degli scrittori, è di rimanere incollati al vostro sediolino fino alle scene post credit. Ce ne sono due, e senza dirvi di cosa esattamente si tratti, basti sapere che è stato messo proprio per noi, il pubblico più adulto, in un misto fra risate e lacrime. La fine della pellicola vi lascerà tra il basito, il triste (dato che dovrete attendere prima di poterlo rivedere) e l’entusiastico, e questo ve lo garantisce Marco, il vostro amichevole recensore di quartiere.

Un capolavoro. Una piccola opera d’arte che presenta un modo ibrido di fare animazione e che cattura fin dal primo istante. Tra scorci colorati e illustrazioni ad hoc, potrete godere di una storia semplice, ma non per questo meno avvincente, saggiamente mescolata all’azione che solo un supereroe come Spidey può regalare. Da vedere, rivedere, comprare e rivedere ancora.

 

9.1

Trama

8.8/10

Sceneggiatura

8.5/10

Comparto Video

9.7/10

Colonna Sonora

9.3/10

Regia

9.2/10

Pros

  • Visivamente e artisticamente superlativo
  • Regia impeccabile, ottime le tempistiche
  • Comicità leggera ma che diverte
  • Pieno di piccoli dettagli che ci gettano fra le pagine di un fumetto
  • Colonna sonora molto azzeccata

Cons

  • Una piccola incongruenza di sceneggiatura
  • Potevano utilizzare un altro Spiderman, invece di Spider Pork