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Lo avrebbe stabilito l’Alta Corte di Parigi.

Valve è stata portata in tribunale dall’UFC-Que Choisir, associazione dei consumatori francese, e condannata dal tribunale per aver impedito la vendita dei videogiochi usati su Steam. Il 17 settembre infatti, la Corte regionale di Parigi ha stabilito che Valve dovrà eliminare alcune clausole imposte dall’accordo di licenza di Steam, la più importante delle quali proibisce la rivendita dei videogiochi acquistati in formato digitale.

La tesi di difesa (oggettivamente falsa) di Valve si incentra sul fatto che su Steam non si acquista il prodotto, bensì la licenza di utilizzo dello stesso a tempo indeterminato. Questa condotta però infrange alcune direttive dell’UE, la 2001/29/EC e la 2009/24/EC, da qui la condanna della Corte a Valve.

Il consumatore ci guadagna o ci rimette?

In realtà ci sono due correnti di pensiero al riguardo.

La prima, più nefasta, ipotizzata dall’utente “BetaKeyTakeaway”, vede Valve e la maggior parte delle aziende che offrono lo stesso servizio di Steam a cambiare drasticamente gli accordi di licenza per l’Europa. Steam, ad esempio, potrebbe iniziare a vendere i videogiochi solamente in abbonamento, con una cifra fissa che darebbe accesso al gioco solo per un determinato periodo di tempo; i giochi in accesso anticipato (per fortuna, dico io) sparirebbero, dato che il poter rivendere i giochi influirebbe in maniera negativa sulle entrate degli sviluppatori, che in questo caso sarebbero costretti a chiudere baracca e burattini per mancanza di fondi oppure rilasciare un prodotto completo e di qualità fin da subito. Insomma l’UE potrebbe diventare un mercato separato come quello asiatico e molti titoli potrebbero non arrivare più dalle nostre parti.

La seconda, più rosea, ipotizzata dall’utente “Omura”, vede Valve obbligata ad imporre una tassa sulla rivendita del prodotto, in modo tale da garantire un guadagno assicurato a tutte quelle aziende che, come Steam, ti offrono una piattaforma dove comprare, utilizzare e rivendere i videogiochi. In questo scenario chi ci andrebbe a rimettere sarebbero proprio le grandi aziende videoludiche, che andando incontro ad un mercato per loro rovinoso, si ritroverebbero costrette a rilasciare prodotti di qualità, costantemente aggiornati e validi sia sotto il punto di vista tecnico che d’intrattenimento. Inoltre, in determinati contesti e con determinati titoli si potrebbe creare un vero e proprio fenomeno di ‘grinding’ di massa, dove l’utente, per guadagnare videogiocando comprerebbe più copie dello stesso gioco per poi, una volta “lavorate”, rivenderle ad un prezzo maggiore.

Queste ovviamente sono solo alcune teorie raccolte in rete, e Valve farà sicuramente ricorso. Una cosa è certa, se dovesse essere condannata in via definitiva la questione potrebbe uscire dal territorio francese e moltissime altre aziende saranno costrette ad adeguarsi. La questione è piuttosto importante e decisiva per il futuro del mondo videoludico, ed avrà sicuramente profonde conseguenze, sia nel bene che nel male, per tutti i videogiocatori.

Voi cosa ne pensate?

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