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Perché i russi sono sempre cattivi?

Gli Stati Uniti sono il paese da cui proviene gran parte della produzione televisiva e cinematografica straniera di cui fruiamo quasi quotidianamente: nonostante l’indiscutibile qualità di film e serie televisive, è inevitabile notare che, quando ci si trova davanti a personaggi di diversa nazionalità e colore della pelle, la loro rappresentazione devia leggermente dalla realtà delle cose. Personaggi cinesi, italiani, afroamericani, russi, messicani e di molte altre provenienze vengono spesso filtrati attraverso esagerazioni e caricature che, forse, mirano a soddisfare un pubblico (non solo americano) che preferisce stereotipi pronti e confezionati alla meno esilarante ma più credibile rappresentazione realistica di diverse culture.

Chi muore per primo in un film horror?

Ad attori neri venivano, fino a pochi anni fa, spesso  assegnate poche e limitate tipologie di ruoli: un personaggio di un film horror destinato a morte certa, un personaggio che offre del comic relief nelle commedie…o entrambi. Ma il buon vecchio stereotipo del personaggio nero che muore – spesso per primo, spesso in un momento qualsiasi del film – nel genere horror non sembra essere oggi molto in voga. Nonostante la lunga lista di film dell’orrore in cui un personaggio nero muore per primo includa pilastri del cinema quali Shining di Stanley Kubrick, oggi il trend sembra essere cambiato, sia in positivo che in negativo.

Secondo la ricerca condotta da Kira Schacht (febbraio 2019), oggigiorno i personaggi maschili neri sono spesso individui spaventosi e violenti, volti a incutere timore, mentre quelli femminili sono sboccati e permalosi, “sassy” per gli americani, spesso al centro di commedie slapstick. Nonostante della sana autoironia sulle caratteristiche più accentuate di ogni cultura ed etnia non faccia male, è quasi inevitabile notare che la rappresentazione di personalità, usanze e parlantina della comunità statunitense nera finisca quasi sempre per ridicolizzare i diretti interessati – caratteristica che accomuna tutti gli stereotipi.

Fortunatamente, il cinema statunitense si sta progressivamente allontanando dall’idea dell’attore “bianco americano al centro dell’universo”, e sta sempre più prendendo coscienza della multi etnicità e varietà di popoli che caratterizza la nazione, inclusi quelli ispanici, spesso anch’essi oggetto di esagerazioni e stereotipi piuttosto stancanti. Un esempio di come la situazione sia migliorata e si sia (quasi) stabilizzata, al punto che poco importa sottolineare in continuazione l’etnia degli attori, è arrivato anche con Us, film horror del 2019 diretto da Jordan Peele. Oltre all’aver reso protagonista una famiglia statunitense nera, e aver reso marginale il ruolo dei vicini di casa bianchi, il film mette in luce diversi aspetti poco piacevoli della società americana in generale tramite indizi, metafore e frecciatine poco espliciti ma decisamente taglienti una volta colti.

“Us”, 2019 – L’attrice principale è Lupita Nyong’o (già vista in “Black Panther” e “12 anni schiavo”)

Il mondo è Bollywood: cultura indiana e (o?) araba sul tappeto volante

Se non a tutti, a tanti non dev’essere passato inosservato il trailer di Aladdin: ambientato nei paesi arabi, salta all’occhio un’abbondante pennellata di colori, musica e balli…indiani – per essere precisi, Bollywoodiani. Sono diversi i commenti che sottolineano l’apparente noncuranza delle case di produzione americana per le culture altrui: India o paesi arabi, l’importante è che rimandi al pubblico l’Oriente? Nonostante questa sembri la spiegazione più facile e la mentalità più plausibile da attribuire a chi sta dietro la produzione di blockbuster americani, sembra ci sia di più dietro la scelta di mischiare costumi, tradizioni e scenari di due diverse provenienze.

Il personaggio di Aladino appare per la prima volta nella seconda versione di Le mille e una notte, raccolta di brevi storie provenienti da svariati paesi orientali. Nella novella, Aladino non è indiano né arabo, bensì cinese. L’autore della storia, tuttavia, è ancora incerto: una delle ipotesi più accreditate attribuisce la paternità della storia a un cantastorie di Aleppo, giustificando quindi in parte la scelta di Disney di ambientare il cartone animato nei paesi arabi. Va anche ricordato, inoltre, che le tipiche fiabe trasmesse oralmente e comprese nella raccolta de Le mille e una notte, molto spesso mischiano e combinano diverse culture di paesi e culture vicini fra loro, con riferimenti spesso così generici che identificare il paese esatto in cui la vicenda ha luogo diventa complicato.

Questo giustifica forse la scelta di inserire stereotipi bollywoodiani appartenenti alla cultura pop nell’adattamento in carne ossa da poco distribuito al cinema? Se questa sia stata una scelta mossa da ragioni puramente commerciali non lo sapremo mai, ma sicuramente Hollywood si è costruita una reputazione che la vede…non esattamente attenta alla rappresentazione realistica di altre culture!

Dalla Russia con timore: i cattivi più famosi dei film

Il recente Red Sparrow con Jennifer Lawrence è solo uno dei molti casi di film americani in cui l’acerrimo nemico, i villain per eccellenza, gli eserciti e i team di spionaggio più temibili, sono tutti di nazionalità…russa. In un articolo del 2014 per BBC Culture, il giornalista Tom Brook fa notare come negli ultimi anni, specialmente con l’ascesa del leader Vladimir Putin, i prodotti d’intrattenimento americano continuino ad attribuire al paese il ruolo di nemico spietato. Seppur passata dalla parte dei supereroi, la Vedova Nera dell’universo Avengers apparteneva in passato al servizio di sicurezza sovietico KBG, il cui modus operandi è particolarmente crudele e violento. Il professor Chatman, insegnante di Film Studies all’Università di Leicester, afferma che persino prima della Guerra Fredda, il paese era considerato una minaccia per l’Occidente: neppure il crollo del muro di Berlino è riuscito a portare sotto una luce migliore la Russia.

Alcuni dei commenti sotto il trailer di Red Sparrow confermano la triste sorte della Russia,e i suoi stereotipi, nei prodotti di intrattenimento a stelle e strisce:

Ho visto il film ieri. Divertente come ogni singolo personaggio americano sia una brava persona, tranne uno, mentre tutti i russi sono rappresentati come corrotti e senz’anima, tranne la protagonista, sua madre e il vecchio. Decisamente non una bella pubblicità. Il film in generale mi è piaciuto, ma c’è sempre questa sorta di lavaggio del cervello hollywoodiano. Si creano storie false e si incitano i sempliciotti a temere il paese.

Mamma mia! Il Bel Paese a stelle e strisce

Eccoci agli stereotipi che riguardano la nostra cultura: gli italiani. Fra i componenti della sacra triade mandolino-pizza-mafia, quest’ultimo sembra prevalere nella rappresentazione degli italiani nei film statunitensi. Lo stereotipo italiano in America non risponde tanto alle caratteristiche degli abitanti del nostro paese, quanto a quelle dell’italiano del sud, ancor più precisamente del siciliano. Dato l’alto numero di immigrati del Sud Italia nei primi anni del ventesimo secolo, e la fama della mafia, non stupisce che gli stereotipi si rifacciano alle caratteristiche più marcate – talvolta un po’ troppo – dei siciliani. Ma Padrino a parte, l’Italia continua a essere vista come un paese di certo pittoresco, meta esotica, calda e colorata, ma sempre con un filtro di…antichità. E se, data la presenza di opere d’arte ed edifici dall’inestimabile valore storico, si potrebbe anche giustificare l’aria retro che contraddistingue la rappresentazione dell’Italia all’estero, un po’ meno comprensibili sono altre situazioni. Nel film Mangia, Prega, Ama, con protagonista Julia Roberts, la protagonista si reca a Roma per una vacanza: una dei siparietti più surreali è l’affitto di una casa in cui la padrona, una vecchia signora, le spiega che per farsi un bagno caldo dovrà scaldare l’acqua da sola e versarla nella vasca: insomma, va bene l’antichità e la riscoperta di valori tradizionali, ma non si starà forse scambiando modi di fare un po’ all’antica, specialmente (e comprensibilmente) fra le persone anziane, con l’aver saltato a piè pari un passo o due nell’evoluzione tecnologica e digitale del primo mondo? Si continua con uomini che molestano verbalmente per strada un gruppo di ragazze (situazione solitamente etichettata come “passione mediterranea”, e di conseguenza completamente giustificata) fino ai tipici (e non tanto tipici) gesti con mani e braccia gli italiani usano per commentare ogni loro parola – tutto ciò che dicono, ma proprio tutto!

In sostanza, l’Italia è solo uno dei tanti paesi vittime di stereotipi ormai stancanti e neanche troppo credibili nell’intrattenimento statunitense.

 

Ma d’altronde, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Quante innumerevoli battute e stereotipi riusciamo a contare, nella nostra cultura, relativi a francesi, tedeschi, spagnoli e altri paesi non europei? Quante volte abbiamo dato per scontata una caratteristica di persone di una certa nazionalità che poi si è rivelata falsa o non sempre vera? Gli stereotipi sembrano duri a morire, ma forse, oltre a essere irritanti, costituiscono anche un modo piuttosto buffo di vederci attraverso le lenti di altre culture…lenti che dicono molto più sul paese che ci rappresenta che su di noi!