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Anche i videogames possono combattere la discriminazione ed essere pride per questo.

C’è chi parla di moda del momento, chi di banale politically correct, ma una cosa è certa: la comunità LGBTQ+ è da sempre stata presente nel panorama videoludico. Fin dal 1985, per essere esatti. Ebbene sì, perché da oltre trent’anni le console sono state un piccolo palco per personaggi omosessuali, transgender, eccetera. In barba ai bigotti di mezzo pianeta.

Lo spiegava molto bene una mostra tenutasi a Berlino nel dicembre del 2018, presso lo Schwules Museum, dal titolo: “Rainbow Arcade: Queer Gaming History 1985-2018“. Attraverso le varie sezioni (distinte per colore della bandiera arcobaleno), venivano illustrati decenni di presenze gay nel mondo arcade. Prima tra tutte, un personaggio di Super Mario Bros. 2 del 1988: Bird/Strutzi, ma preferisce essere chiamata Birdetta. Un dinosauro transgender nel mondo degli idraulici più famosi del mondo rappresentò senza dubbio una rivelazione, un minuscolo passo per un mercato che, un passo alla volta, stava cercando di affermarsi sempre più, a suon di mascara e fiocchi rosa.

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Ma Birdetta rappresenta solo un piccolo dettaglio in un titolo dove, dopotutto, l’orgoglio pride è quasi perfino invisibile. Più volte infatti il personaggio fu vittima di varie modifiche, riadattamenti e traduzioni diversificate nel resto del mondo, destino riservato anche alla bellissima transgender Poison in Final Fight (futuro Street Fighter).

Arriviamo allora al 1989, con il gioco “Caper in the Castro“. Un poliziesco dai toni cupi, dove il giocatore impersona una investigatrice (un particolare già insolito per l’epoca) dichiaratamente lesbica intenta a ritrovare… una sua carissima amica drag queen.

Gay Thieft Auto? Il pride è online

Avete letto benissimo: uno dei videogiochi più controversi e assolutamente privi di morale apparente racchiude nel proprio repertorio riferimenti all’omosessualità. Abbiamo sì la famosa Ballad Of Gay Tony (GTA IV), la presenza del discusso personaggio Trevors Philips (GTA V) dalla dubbia sessualità, ma non solo. La Stokholm Pride Organization creò, nel 2016, un vero e proprio Los Santos Pride, con tanto di magliette col motto “Born This Way” e bandiere multicolor. La mod suscitò ovviamente non poche perplessità, alle quali i creatori risposero semplicemente “L’amore trionfa sempre sulla violenza e l’odio“.

Ma GTA non è stato l’unico videogames ad ospitare un vero e proprio pride. Nel 2006, fece assai scalpore la notizia del rifiuto da parte della Blizzard di una richiesta molto particolare mossa da un videogiocatore: fondare la prima gilda LGBTQ+ in World of Warcraft. La casa produttrice temeva (o almeno, questo è quanto dichiarato) ripercussioni e molestie da videogiocatori esterni alla gilda, ma dopo poco tempo, decise di accettare la proposta, dando così inizio ad una tradizione annuale di parata virtuale in WoW.

Inoltre, numerosi altri titoli hanno al proprio interno menzioni al pride. In Marvel’s Spider-Man si riconosce distintamente la celeberrima bandiera arcobaleno, dove i videogiocatori, tramite la photo-mode, possono scattare foto al suo fianco impersonando il bimbo ragno di quartiere. Furono proprio queste foto, condivise poi sui social, a rappresentare un supporto virtuale alla comunità omosessuale da parte degli utenti.

Allo stesso modo, scenari dove l’arcobaleno in tessuto si fa da silenzioso portavoce della lotta pride, si riscontrano anche in giochi come Watch_Dogs 2, Sea of Thieves e perfino inFamous: Second Son.

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Volendo invece citare un videogame in cui la parata pride è senso intrinseco del gameplay, degno di nota è il titolo, tutto italiano, Pride Run. Non a caso, il gioco è un “musical real time strategy game” arcade, che si è autonominato il gioco più gay di sempre. Il giocatore dovrà infatti guidare coloratissimi cortei nei vari secoli di storia, impersonando anche icone omosessuali pop in sfide di danza all’ultima nota.

Gli eroi omosessuali: il caso Overwatch

Se da un alto la simpatia per tematiche omosessuali può essere facilmente inserita in scenari e dettagli di gioco, può essere più complicato farlo per interi personaggi dal chiaro coming out. Primo tra tutti, il chiacchieratissimo esempio di Overwatch. Sempre la Blizzard (probabilmente spronata dal caso della gilda gay), iniziò col tempo a far trapelare maggiori dettagli sul background dei propri eroi, e la prima fu proprio Tracer, che bacia teneramente la propria compagna nel fumetto ufficiale Reflections.

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Se la dolce rivelazione fu dopotutto accolta al più positivamente dagli utenti, lo stesso non si potè dire per l’omosessualità di Soldato-76, la quale immagine di virile combattente sembrava come compromessa per sempre per alcuni. Sembrava, perché appunto, alla (per fortuna) maggioranza dei videogiocatori la cosa non destò alcuna particolare reazione. Sta di fatto che questi distinti approcci evidenziano un problema sociologico decisamente più serio di quanto sembri. Perché un personaggio maschile dovrebbe sminuirsi solo perché gay?

Volendo infatti fare una stima delle presenze esplicitamente gay nel mondo dei videogiochi, vedremo (quasi sempre) una preferenza alle coppie lesbiche piuttosto che omosessuali maschili, proprio perché socialmente (ma scioccamente) più tollerabili. Abbiamo infatti Max e Chloe in LiS, Cloe in TLOU, e perfino Isabelle in Animal Crossing: New Leaf. Una mancanza che però si sta man mano colmando sempre più nel virtuale, sperando così di raggiungere anche il reale.

Dai un bacio a chi vuoi tu

Vera innovazione (ed apertura) nel coloratissimo mondo della libera sessualità è rappresentata egregiamente dal titolo del 2014 Dragon Age: Inquisition. Il noto gdr permette non solo di creare il proprio personaggio da zero, a livello di costituzione, razza, classe, e particolari estetici, ma amplia anche il tutto. Il giocatore è infatti libero di interagire con gli npc senza alcun limite sessuale, se non il rispetto della loro inclinazione. Ad esempio, troveremo Sera o Dorian Pavus, entrambi omosessuali, e che quindi accetteranno le nostre avances solo se il giocatore condividerà il loro stesso genere. In realtà, già titoli come Mass Effect e Bioware avevano introdotto interazioni con personaggi gay, ma è sempre un bene ritrovare questa particolarità.

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E’ allora impossibile non ricordare l’esempio forse più iconico: quello di The Sims. Difatti, il famosissimo simulatore (come tutti ricorderete) ha, fin dal 1998, sempre permesso la possibilità di coppie e matrimoni omosessuali all’interno del gioco. Seppur l’argomento sia sempre stato vittima di numerose controversie (all’inizio fu giustificato come bug), il titolo ha ben pensato di mantenere questa libertà, ponendosi in effetti come totale precursore della lotta alla discriminazione.

Una lotta che sembra quasi superflua nel 2019, eppure, non deve mai smettere di far parte della nostra quotidianità, anche in un semplice videogames.