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Meglio di come ve lo ricordate.

Prima di cominciare devo dirvelo (come ho già fatto in separata sede): sono un grande fan dell’Uomo Ragno e il mio giudizio non può prescindere da questo. Nonostante ciò, cercherò di darvi delle ragioni condivisibili per cui The Amazing Spider-Man 2, non è il completo disastro che molti hanno dipinto e, pur con i suoi difetti, sia addirittura un film di Spider-Man migliore di Homecoming.

Se parliamo della sovrabbondanza della storia, intendendo come inutile la sottotrama sul padre di Peter ad esempio, mi trovate d’accordo. Ma se parliamo della storia principale non posso che respingere al mittente tutte le critiche che additano come difetto il fatto che la storia verta su Peter e Gwen più che su Spider-Man. Capisco che il film debba essere fruibile per tutti e quindi i fumetti possono sembrare poco rilevanti ai fini del discorso, ma le più grandi storie di Spider-Man sono, prima di tutto, storie su Peter Parker. E lasciatemelo dire: la storia è bella. Parliamo della crescita di un eroe, della sua evoluzione, del sacrificio del suo tempo e del suo amore per un bene più grande.

Anche il tempo poi, è uno dei temi principali del film rappresentato attraverso metafore e simbologie. All’inizio del film, un bellissimo discorso di Gwen Stacy ci ricorda che nostro tempo su questa terra è limitato e che è proprio questo a renderlo prezioso. In parallelo Peter fa quello che fa sempre: dedica il suo tempo ad aiutare gli altri privandosi di tempo da passare con le persone che ama. Alla fine, Gwen muore in una torre dell’orologio, con Peter che prova a tenerla attraverso gli ingranaggi e quindi (metaforicamente) a fermare il tempo. Tuttavia gli ingranaggi ripartono, la tela si spezza e il tempo che non ha potuto passare con Gwen è ormai andato.

La morte di Gwen è uno degli elementi che ci dà la misura della precisione nella rappresentazione del personaggio. Non tanto perché Gwen muore, similmente a ciò che accade nei fumetti, ma perché quando Spider-Man vince (e vi assicuro che non accade troppo spesso), la sua vittoria è sempre mutilata. Questo è un aspetto che i film di Raimi coglievano alla perfezione e Marc Webb, in questo senso, ha fatto sicuramente un ottimo lavoro. In questo senso, questo film coglie l’essenza del personaggio in misura nettamente maggiore rispetto a Spider-Man: Homecoming.

C’è poi un aspetto che molti hanno considerato secondario ma, onestamente, non può esserlo in un’opera del genere: il lato artistico. Sotto il punto di vista artistico entrambi i film di Webb sono impeccabili. Questo peraltro è l’unico film di Spider-Man interamente girato a New York ed è evidente in ogni scena. Aggiungete una palette cromatica molto accesa, molto “fumettistica” e avrete un film che è un piacere per gli occhi.

Una nota di merito va sicuramente alle scene in cui Spidey oscilla tra i grattacieli della Grande Mela, le migliori mai realizzate e senza dubbio le uniche che riescano a cogliere appieno la spettacolarità delle tavole da cui derivano. Questo film ha il grande merito di essere riuscito a trasportare le movenze dell’Uomo Ragno dai fumetti al grande schermo, senza compromessi, grazie ad effetti speciali di altissimo livello. In generale tutte le scene d’azione sono di ottima fattura e dispiace che non ce ne sia qualcuna in più, soprattutto quando la sottotrama legata al padre di Peter occupa così tanto spazio nel fim.

Il rimpianto più grande però, che trascende dal film in sé: Andrew Garfield. Vi ho già spiegato perché secondo me la storia è buona, pur con dei difetti e l’aspetto visivo sia pregevole, ma fingiamo che io non l’abbia fatto. Si salverebbe comunque la grande interpretazione di Andrew Garfield: fresco, divertente e sensibile. Era esattamente come Spider-Man doveva essere e non siamo stati in pochi a rammaricarci per il casting di Tom Holland, che pure è un bravo attore. Garfield, magro e longilineo, sembrava perfetto per interpretare quel ruolo ed è probabilmente l’unica componente del film su cui nessuno ha avuto da lamentarsi.

Più di tutto però, mi piace ricordare il messaggio di speranza che questo film portava in grembo. Un messaggio che si apre con il discorso di Gwen Stacy, con l’augurio di poter “diventare speranza” per qualcuno e si chiude con il ritorno dell’eroe proprio quando ce n’è più bisogno, con un nuovo (vecchio) nemico che si affaccia sulla scena. Perché anche dopo mesi che Spider-Man non si vede più, la città non rinuncia alla speranza, ricordando a Peter che deve continuare ad essere l’Uomo Ragno, deve continuare ad incarnare la speranza per tutte quelle persone perché “anche se falliamo non c’è modo migliore di vivere.”