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Il 28 febbraio sarà la grande notte degli Oscar, e tra i premi in gara vi sono pure “Miglior Attore protagonista” e “Migliore Attrice non protagonista” oltre che “Scenografia” e “Costumi”

“Quindi? Lo sapevamo già!”, starete dicendo voi, ma ho iniziato così, per farvi capire che oggi vi parlerò di “The Danish Girl” di Tom Hooper, i quali attori (Eddie Redmayne e Alicia Vikander), lo scenografo (Ewe Stewart) e il costumista (Paco Delgado) sono candidati alle rispettive categorie sopra citate.

Alicia ha già vinto i premi SAG e Critics Choice, mentre Eddie spera solo nella vittoria dell’Oscar, cercando di battere il “rivale”, Leonardo Di Caprio. Non sto qui a giudicare, però, gli attori, ma il film in generale. Vediamo insieme se mi ha convinto.

The Danish Girl

TRAMA

La storia parla di Lili Elbe nato Einar Wegener considerato il primo transgender documentato della storia e che intorno agli anni ’20 inizia il suo percorso per il cambiamento di sesso. Siamo in Danimarca, Gerda e Einar si sono sposati nel 1904, e vivono insieme lavorando come artisti, lui come paesaggista e lei come ritrattista. Un giorno Gerda decide di far posare Einar come ballerina per un suo ritratto. Il tessuto delle calze, la seta del vestito e i colori, fanno scattare ad Einar un qualcosa di incomprensibile, che si “risveglia” più forte, ad una festa in cui Einar, con la complicità di Gerda, decide di andare vestito da donna elegante. Si chiamerà Lili. Qualcosa da quel momento, cambia.

COMMENTO PERSONALE

Il film dura 2 ore, e in queste ore ho provato forse le emozioni più strane che avessi mai provato durante la visione di un film. Un misto di meraviglia per la realizzazione tecnica e l’eccessiva noia mista a “rabbia per paraculaggine” (spiegherò più avanti questa cosa). La realizzazione tecnica, come già accennato, è sublime. Sembra di rivedere un quadro di fine 800, inizi del 900, in movimento. La realizzazione dei costumi ad opera di Paco Dalgado è eccelsa, così come la fotografia e la scenografia. Mi soffermo ancora una volta sui costumi, poiché essi rappresentano una nota importante per tutto il film, dato che grazie ad essi si ha la trasmutazione del protagonista e il radicale cambiamento. Ma tolto questo, ecco le mie prime note dolenti, miste ad eccezioni positive.

Inizio con la recitazione, dato che ho visto “The Danish Girl” in lingua originale. Redmayne è bravissimo, e lo si era già notato con “La Teoria del Tutto” con cui vinse l’Oscar. Stessa bravura si può notare in Alicia Vikander e in tutti gli altri attori. E allora cosa c’è che non va? La recitazione in sé non mi ha convinto. Troppo forzata, troppo finta, troppo Hollywoodiana. Anche le scene di sofferenza come ad esempio quelle dell’intervento chirurgico, erano una sofferenza troppo forzata, fatte a mio dire per graziarsi la critica (anche se a quanto pare non ha funzionato, si vedrà con gli Oscar). Continuo con la scelta della colonna sonora del maestro Desplat, che diviene troppo pressante e invadente e concludo con quello che secondo me è il tonfo più totale di questo tipo di film: le scelte registiche troppo “vellutate”. E’ ciò che all’inizio ho definito come “rabbia per paraculaggine” perché non ho sopportato minimamente la scelta di sfumare al massimo la componente sessuale del protagonista e le fatiche che egli ha dovuto sostenere. Si parla di un cambio di vita e di un cambio di sesso, non si può sfumare sui baci omosessuali compiendo ellissi sulla sessualità e ponendo dei pudori esagerati e inspiegabili anche sulla fisicità dei corpi oltre che omettere completamente alcune vicende come la fatica di aver conquistato il passaporto con il nome femminile, che viene invece sopraffatto da una esagerata sfida di emozioni tra il protagonista e la moglie. Così si trasforma in un film solo di testa, di psiche, quando in realtà, dato che vi è pure un’operazione chirurgica, si dovrebbe dare importanza pure ai corpi. I corpi, in “The Danish Girl” è come se venissero messi in secondo e terzo piano, dando solo interesse ai pensieri e agli sguardi. Ultima piccola nota negativa, molto personale, ma che voglio condividere. Questo film esce in un momento molto delicato in Italia, in Europa e nel resto del mondo per ciò che riguarda i diritti agli omosessuali. Non voglio pensar male, ma non è che se il film fosse uscito già un anno prima, forse non lo avrebbe calcolato nessuno? Pura coincidenza o marketing?

“The Danish Girl” è un film con un grande potenziale, ma sprecato. Ottima fotografia, ottimi costumi, idea accettabile, ma realizzazione finale noiosa e fissa solo sugli sguardi e i movimenti, senza dare giusta importanza ai corpi e al cambiamento anche sessuale del protagonista, poiché un eccessivo pudore viene messo prima di tutto.

VALUTAZIONE
Total Score 60 %