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Shinji Mikami, papà di Resident evil e, almeno in parte, dei survival horror, ci aveva promesso un ritorno della “vecchia scuola”. Ci sarà riuscito?  Scopriamolo insieme.

Shinji? ma non era il tipo dei robottoni complessati?

The Evil Within è un survival horror nato dalla mente di Shinji Mikami, un’autentica celebrità nel settore per aver creato la serie Resident Evil, ma non solo: troviamo il suo lavoro anche in altri capolavori come Dino Crisis, Devil May Cry, Viewtiful joe, Ace Attorney e altri. Insomma con un curriculm del genere ci si aspettava un VERO survival horror. La cosa è riuscita però solo in parte, anche se la colpa non è tutta da imputare alle idee a monte, ma ci arriveremo.

The evil within

La storia

Interpreteremo i panni non troppo puliti di Sebastian Castellanos, un detective chiamato ad indagare nel luogo di un omicidio plurimo. Ad affiancarci avremo i due partner più stereotipati della storia dei polizieschi: il perfettino puntiglioso di nome Joseph , ma che io chiamo Spock e la tipa tosta con il fisico da modella di nome Julie kidman.
Una volta giunti nel luogo, gli eventi precipitano rapidamente separandoci dai nostri compagni e lasciandoci letteralmente a testa in giù a fare da controfigura a un prosciutto in compagnia di un tipo con la passione per la carne.

Da qui in poi sarà una caduta libera di avvenimenti che si susseguono in maniera piuttosto lineare, senza grosse sorprese.

Atmosfera!

The evil within

Uno dei punti di forza del gioco, quello che a parer mio è il suo maggior pregio, è senza dubbio la ricostruzione degli ambienti. Parlo di ricostruzione perché tutti gli ambienti sono citazioni più o meno velate di altre produzioni (videoludiche o cinematografiche), ma che si amalgamano benissimo in un mix di déja vù e ricordi. Avremo ambienti presi pari pari da film come SAW:l’enigmista od opere come Resident Evil. L’apice lo si tocca quando ci troveremo a visitare una mansion che strizza molto l’occhio al primo capitolo dell’opera di Mikami. Lo stesso keeper, anche a uno sguardo poco attento, sarà parso non poco simile al famoso pyramid head di Silent hill. Se da un lato  la cosa ci manderà in visibilio, dall’altra si noterà l’utilizzo troppo frequente di cliché e ambienti/situazioni già viste. Un pò di originalità non sarebbe stata una cattiva idea.

Gameplay

Anche il gameplay si attesta a livelli buoni. L’utilizzo di meccaniche stealth sapientemente mixate con fase di shooting con proiettili contati restituisce l’anima del survival horror. Lanciarsi a capofitto alla Rambo è spesso sinonimo di una prematura dipartita, mentre premia la ricognizione e l’esplorazione per meglio affrontare le aree. Il sistema di crafting ci permette di crearci svariati tipi di frecce per la nostra balestra , arma del quale entreremo in possesso praticamente subito. Purtroppo anche qui alcuni clichè si ripetono: vi stanno riempiendo di proiettili? si avvicina un’area orda. Finita l’aria orda? Boss cattivone con i proiettili che ti avanzano. La cosa si ripete per tre o quattro volte non riuscendo a stupire il giocatore già alla seconda, ma d’altro canto la natura splatter del gioco ci farà divertire facendo saltare pezzi di zombie nel modo più variegato possibile.

Tecnica

The evil within

Qui iniziano le note dolenti. Ho giocato il gioco su un pc di fascia alta sul quale il gioco girava a framerate stabile al massimo della risoluzione possibile con tutti gli effetti settati al massimo. Premetto che non avevo grandi aspettative da questo punto di vista, ben conoscendo Bethesda (nome nella mia testa associato alla parola “cattiva programmazione”), ma devo dire che la realizzazione mi ha infastidito non poco. Il framerate è fissato sui 30 fps, questo perché, sbloccandolo, si nota come il porting sia stato fatto male. Anche a livello estetico The Evil Within non fa gridar al miracolo, con modelli un po squadrati, effetti ridotti al minimo sindacale e texture spesso a risoluzione deprimente. Il protagonista rimane abbastanza particolareggiato, nonostante la sua pettinatura tagliata con l’acetta, ma alcuni modelli sembrano usciti dalla PS2. Ciliegina sulla torta gli insetti sulle pareti in 2d mettono tanta tristezza.
Il sonoro invece convince con ottime campionature e musiche se pur non memorabili di compagnia durante la nostra discesa nell’incubo.

 Ma fa paura?

No.
Mi spiace essere cosi lapidario, ma TEW non prova nemmeno a spaventare il giocatore se non con qualche jump scare di tanto in tanto, preferendo un’atmosfera splatter e grottesca, sicuramente ben realizzata , ma ben lontana dal creare spavento.