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“The Town of Light” è un thriller tutto italiano, famoso per portare in auge un argomento molto contorto e duro: la pazzia!

<<Che cos’è un matto? …Questa volta ti risponderò senza giri di parole: la follia è l’incapacità di comunicare le tue idee. È come se tu fossi in un paese straniero: vedi tutto, comprendi tutto quello che succede intorno a te, ma sei incapace di spiegarti e di essere aiutata, perché non capisci la lingua.>>

Paulo Coelho

Questa citazione è emblematica per poter iniziare nel migliore dei modi la recensione di “The Town of Light”, titolo interamente italiano di LKA.it, disponibile per PC e Xbox al prezzo attuale di €18,99.

STORIA: “The Town of Light” mostra subito le unghie, trattando un tema molto delicato e particolare, poiché racconta la dura vita nei manicomi. Ci troveremo ad impersonare Renèe, per anni rinchiusa nell’ex manicomio di Volterra e adesso decide di ritornare nel luogo dove iniziò il suo incubo. Il periodo storico in cui era rinchiusa è in pieno Fascismo (anni 30) mentre il periodo storico in cui viene ambientato il gioco, è il 2016. Una volta entrata dentro, Renèe osserva che il luogo ha subito una forte decadenza strutturale, ma purtroppo

The Town of Light

al suo interno aleggia ancora il terrore e la pazzia, quest’ultima causata dal luogo stesso o più che altro da chi vi lavorava. In particolare, il luogo in questione era un ex manicomio femminile, per cui le donne che entravano lì, molto spesso erano delle ragazzine che si ritrovavano a diventare donne troppo presto per mano di medici e dipendenti sadici. Grazie a ricostruzioni mentali, flashback, puzzle e documenti sparsi per l’edificio, ci vediamo ricostruire tutta la macabra storia di questa ragazza, molto simile a tante altre centinaia di storie di donne che hanno vissuto lì o dentro altri manicomi in tutta Italia. Per la prima volta, quindi, la pazzia diviene una protagonista principale della storia e non solo un elemento di background come avviene in altri titoli tra cui “Outlast” per citarne qualcuno. Questa è la vera innovazione che porta questo titolo, dato che di per sé sia l’ambientazione sia lo stile di gioco potevano far intendere a qualcosa di già visto. Cenno importantissimo, il gioco non è un horror, non vi sono spiriti maligni o qualsiasi altro elemento che possa far spaventare, ma la storia, così come l’ambientazione (di cui parlerò dopo) e il fantastico finale, lasciano nell’animo del giocatore, un alone di inquietudine e forte disgusto pensando che tutto ciò è realmente accaduto.

GRAFICA: graficamente questo “The Town of Light” è bellissimo. Appena avviato il gioco, si viene immersi in un parco in cui è possibile osservare una mole di dettagli impressionante e per nulla pesanti sulla scheda grafica. Le luci sono ben gestite, qualche piccolo aggiustamento andrebbe fatto sulla luce che entra dalle finestre, ma per il resto sono rimasto veramente sbalordito. Un dettaglio particolare che ho notato, è nell’apertura degli sportelli o delle finestre: in pratica, se ci troveremo nella posizione in cui essi dovrebbero aprirsi, essi si apriranno tanto quanto la nostra presenza permetterà, basterà spostarci per vedere che essi si apriranno del tutto. In parole povere, noi saremo pienamente inclusi nell’ambiente per cui se si darà il comando di “apertura” o di “chiusura” di un qualcosa e noi saremo in mezzo, essa non si aprirà del tutto, magari compenetrandosi con noi pur di aprirsi come avviene in altri giochi, ma si bloccherà. Tanti altri piccoli dettagli (anche sonori che dirò più avanti) mi hanno fatto amare graficamente questo gioco. Per citarne un altro, il dettaglio delle pareti screpolate o delle lastre a raggi X che sembrano essere reali poiché se non vi è una fonte di luce dietro, esse non si vedono. Se poi vi dicessi che tutto questo è realizzato con Unity mi credereste?! Ma in tutto questo, c’è qualche particolare meno positivo? Purtroppo sì, ovvero la gestione delle ombre non il massimo e la sgranatura dei pixel nel momento in cui ci avvicineremo troppo ad un oggetto o ad una parete. Ma sono dettagli che nel complesso, non smorzano la realizzazione tecnica. Un particolare elogio al disegnatore dei flashback, personalmente ho apprezzato tantissimo la scelta delle chine con un bel misto tra il rosso chiaro, il giallo e il nero.

The Town of Light

GAMEPLAY: di per sé “The Town of Light” non presenta grandi azioni da compiere, ma il tutto si riduce in un’esplorazione continua, risolvendo qualche piccolo puzzle e leggendo documenti in giro per l’edificio. La particolarità in tutto questo sta però nel fatto che l’esplorazione non sarà solo dell’edificio, ma anche nei meandri della testa della nostra protagonista. Infatti si scopriranno misteri e segreti anche fortemente macabri solo esplorando il suo subconscio, perché appunto, seguendo la citazione iniziale dell’articolo “la pazzia non permette di dire tutto ciò che si pensa”. Purtroppo il gioco non presenta componenti di rigiocabilità, ma ciò non è un grosso problema poiché esplorando ben bene tutti i segreti che il mondo di gioco ci offre, passeremo delle belle ore. Personalmente ho concluso il gioco in circa 20 ore, ma né per la difficoltà (inesistente) né perché il gioco effettivamente duri così tanto, ma solo per osservare attentamente i dettagli grafici, i documenti e ogni angolo possibile e immaginabile del manicomio stesso.

SUONO: il comparto sonoro di “The Town of Light” è una gioia per le orecchie. Inizio con i suoni ambientali, fantastici! La differenza tra l’esterno e l’interno sono resi alla perfezione, per spiegarmi meglio faccio due esempi: il primo consiste nel suono degli uccelli, all’esterno il cinguettio è forte e incessante, all’interno esso dipende da quanto si aprono le finestre, se esse sono spalancate il suono aumenta, se esse sono chiuse il suono risulta molto smorzato. Il secondo esempio riguarda il cambio di terreno mentre si cammina, all’esterno ad esempio si ha un terreno sconnesso dove però ai lati vi sono delle foglie secche cadute. Provate a camminare prima sul terreno e poi sulle foglie, sentirete prima un rumore di passi forte e deciso e poi il rumore delle foglie secche che si spezzano. All’interno la stessa cosa, con la differenza ovvia che avremo un pavimento in legno misto a detriti di calcinacci sporadici, il suono sarà diverso per ogni parte di terreno dove si camminerà. Infine concludo con le musiche, particolarmente centrate con il tema del gioco, riescono perfettamente a incupire il videogiocatore o a rilassarlo in base a ciò che si dovrà andare a fare.

COMMENTO PERSONALE: “The Town of Light” è un gioco bellissimo, capace di scatenare forti reazioni emotive e spesso anche dei disgusti che fanno allontanare la vista dal monitor, ma non perché esse siano terrificanti, bensì perché risulta impensabile per la mente che ciò sia realmente accaduto e per questo potrebbe risultare un po’ troppo cruento . La storia è ben raccontata, graficamente è una gioia per gli occhi, il gameplay, leggermente ripetitivo, non annoia mai e appassiona sempre più e infine il suono, ben caratterizzante e di ottima fattura. Che altro dire, immergetevi anche voi in questa perla, e immergetevi in questi luoghi di follia, senza paura o timore, è solo un modo per riflettere. Il gioco è assolutamente consigliato!