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Prepariamoci alla serie di The Witcher targata Netflix!

Articolo in collaborazione con Massimiliano “Kinewolf” Aru, Riccardo “Il Piccione” Melis,
Salvatore “Yubi” Pace e Noemi “Nawie” Piccoli

È passato diverso tempo, ormai, dall’uscita dell’ultimo capitolo di The Witcher, edito da Project Red, e allora perché parlarne proprio ora e con un articolo di questo tipo? Semplice, miei cari giovani virgulti in cerca di nuove avventure: perché di questo tipo di storie non ne abbiamo mai abbastanza.

Con l’interesse ravvivato dalla decisione di Netflix di farne una serie tv – e dopo la scelta di Henry Cavill per il ruolo del nostro ammazzamostri preferito – abbiamo pensato di approfittarne per raccogliere qualche idea e stendere una piccola lista preparatoria, curiosi di scoprire in quali particolari il Witcher sullo schermo si differenzierà dalle sue incarnazioni dei libri e dei videogiochi.

Ma facciamoci subito una domanda: che cos’è che ha reso The Witcher il titolo famoso che tutti conoscono? A parer mio non riguarda solo la grafica mozzafiato del terzo capitolo o un gameplay sempre più immersivo e tosto d’affrontare, dobbiamo scavare un poco sotto la superficie per farci un’idea più chiara di quello che ha affascinato il mondo videoludico.
Perché, non raccontiamoci storie, per quanto i libri scritti da Andrzej Sapkowski siano una gioia da leggere il grande pubblico non si è avvicinato a questi racconti affascinanti perché popolato da voraci lettori (… purtroppo, sob). La fortuna di The Witcher è data dai videogiochi che, forse perché spuntati nel momento giusto o forse per i temi trattati, hanno spalancato le porte di un nuovo e incredibile mondo a tutti gli appassionati – e ai semplici curiosi.

Abbiamo scelto di strutturare l’articolo in modo un po’ diverso dal solito – fateci sapere cosa ne pensate perché, ehi, siamo pronti ad accettare la sfida e a buttarci in nuove avventure!
Affilate le spade e preparate i vostri intrugli alchemici, Witcher. State per inoltrarvi nel dedalo di differenze di questo incredibile mondo e dei suoi protagonisti.

the witcher 3

Romance e rapporti interpersonali

A parte il primo instalment della serie, Geralt appare ben convinto di quali siano le sue mire dal punto di vista sentimentale. Queste ricadono costantemente su due personaggi principali: Triss e Yennefer, ponendo il giocatore anche davanti a scelte che modificano la trama dell’avventura. Il Geralt del libro risulta essere molto più libertino dal punto di vista sentimentale. Non rifiuta mai una scappatella anche se ha una relazione attiva con Yennefer. Tra queste scappatelle vi è anche quella con Triss che a differenza del videogioco ricopre un ruolo prettamente marginale.

Rapporto con gli altri personaggi

In tutta Temeria, non troverete un miglior amico di Geralt di Rivia. A patto che combattiate al suo fianco, è ovvio. Anche se non dimostrerà mai di farlo volentieri, il Lupo bianco è sempre pronto a dare la vita per difendere o salvare i suoi compagni. Per quanto Geralt rimanga un tipo di poche parole e all’apparenza scontroso e superbo dimostra di tenere particolarmente alle persone a lui vicine. Per i suoi amici è disposto a tutto, anche sacrificare la sua stessa vita.

I comprimari

Durante la narrazione capita spesso che Geralt si imbatta in personaggi come il bardo Dandelion e il vampiro Regis, compagni delle scorribande del Witcher in avvenimenti precedenti alla trama del primo capitolo della saga. Sono entrambi figure positive nonostante i loro visibili difetti o la loro natura per così dire oscura, ma svolgono ruoli fondamentali nell’evolversi delle vicende del titolo. Su tutti il donnaiolo Dandelion, considerabile il detentore della lore del gioco e… una discreta seccatura per Geralt! In ogni capitolo è il deus ex machina che innesca missioni principali e secondarie nelle quali, il più delle volte, dovremo salvarlo da un marito geloso o una principessa infuriata. A causa della visione del videogioco come una sorta di sequel del libro tutti i personaggi facenti parte della compagnia di Geralt, ad eccezione di Regis, sono completamente assenti. Il rapporto sviluppatosi con questi comprimari e la profondità caratteriale degli stessi è uno dei maggiori punti di forza della saga principale. Un vero peccato che non si siano potuti inserire nel videogioco.
Parlando di comprimari non si può non menzionare Dandelion: Il cantastorie è in tutto e per tutto la spalla del protagonista. Lo accompagna in quasi tutte le sue avventure e con il suo carattere allegro e logorroico è fondamentale per contrapporsi alla figura di Geralt. Per quanto superficialmente risulti un sempliciotto in realtà è molto più profondo e saggio.

Yennefer

Yennefer è un fantasma che aleggia sulla narrazione fino al terzo capitolo. Dal primo titolo sappiamo che è un personaggio fondamentale delle memorie di Geralt, ma non appare fino al terzo, nel quale è compagna del protagonista nella ricerca di Ciri. Dopo Geralt e Ciri è in assoluto il personaggio più importante. Molti dei dialoghi più belli del libro avvengono tra lei e Geralt. La giovane donna (non poi così tanto, considerando che supera il centinaio di anni) è sempre nei pensieri del nostro protagonista. Il loro amore è di quelli più umani possibili: pieno di litigi e contrapposizioni che non fanno altro che rafforzare il rapporto.

Geralt l’onnipotente

Immaginate che Batman giri in un’ambientazione medievale e abbia subito miglioramenti genetici per aumentare vita e resistenza. Ecco: non esiste esercito, bestia o fattucchiera che possa resistere a un Witcher che abbia accettato il caso e compiuto le sue indagini. Per quanto Geralt sia un abilissimo guerriero non riuscirebbe mai a sconfiggere un esercito di soldati tutto da solo. Nella fattispecie gli scontri con i mostri sono particolarmente complicati e richiedono da parte dello strigo (o witcher che dir si voglia) uno studio accurato della preda, poiché lo scontro potrebbe portare facilmente alla morte.

Figura del Witcher

Il popolo non vede di buon occhio i Witcher. Per la maggior parte degli abitanti di Temeria, questi non sono altro che mercenari, armi viventi da sguainare per eliminare mostri e banditi. Per un’altra buona fetta della popolazione si tratta di mutanti, aberrazioni che il Fuoco Eterno dovrebbe cancellare dal creato. Insomma, i fan si contano sulle dita di una mano! Tra le pagine del libro il Witcher non è altro che un semplice umano molto abile nel combattimento. Ciò è dovuto non tanto alle mutazioni che ha subito (che conferiscono qualche peculiarità in più come la vista nel buio) ma agli intensi anni di addestramento.

Scuole di addestramento

Oltre Kaer Morhen, il diroccato castello retto da Vesemir, istruttore e figura paterna per tutti i Witcher della Scuola del Lupo, ne esistono altre: quella del Gatto, del Grifone, della Vipera, dell’Orso e della Manticora. Specializzate ognuna in un “approccio differente” al combattimento, la poca lore che le riguarda ce le consegna come un semplice pretesto per qualche collezionabile. Nel libro non esiste alcuna scuola al di fuori di Kaer Morhen. Non viene mai menzionata alcuna scuola del Gatto o dell’Orso in nessuna circostanza.

Visione dei Maghi

Grazie alla loro longevità innaturale e i loro poteri incredibili, i maghi sono spesso al fianco di ogni regnante del continente come consiglieri e, spesso e volentieri, eminenze grigie che governano da dietro le quinte. Nel libro i maghi ricoprono un ruolo fondamentale. Essi hanno un grandissima influenza sui sovrani del nord sia in positivo che in negativo. A conti fatti sono i reali governanti e di conseguenza la maggior parte risultano estremamente saccenti e insidiosi. Non a caso l’antagonista principale del libro risulta essere un mago.

Razze minoritarie

Uno dei temi principali di tutta la trilogia di The Witcher è la tolleranza nei confronti del “diverso”. Elfi, Nani ma anche gli stessi Witcher e i mostri sono spesso al centro di dialoghi nei quali Geralt si esprime sempre in favore del debole vessato dall’ignoranza del forte. Il razzismo che si evince dal videogioco nei confronti di elfi e nani è lo stesso che vi è nel libro. L’unica differenza è che il tema risulta molto più rilevante ai fini della trama, l’argomento emerge quasi in ogni capitolo della narrazione.

Creature Fantastiche

Come abbiamo visto parlando delle razze, il buon Lupo Bianco non considera i mostri come bestie brutali da macellare per puro profitto. In più occasioni nell’arco di tutte e tre le iterazioni del titolo, il gioco ha fornito spunti di riflessione sul chi sia il vero mostro tra chi caccia e chi viene cacciato. La visione dei mostri sul libro è molto più simile a quella vista in Blood&Wine che non a quella del gioco base. Le creature, infatti, risultano provare dei sentimenti, per quanto contorti, e molte volte uccidono perché è nella loro natura farlo e non per puro scopo malvagio.

Ciri

Ciri è l’indiscusso fulcro centrale della narrazione del terzo capitolo e non viene quasi nominata nel primo e nel secondo. Sin dalla prima apparizione, però, “Cirilla” si rivela ben più che un bel vedere, anzi: la Rondinella sa beccare! Ciri è la causa scatenante di tutte le vicende narrate.La giovane ragazza con l’andare avanti dei libri assume sempre più importanza fino a diventare la protagonista dell’ultimo libro.  Uno dei punti di forza di Ciri-libro è che la si vede crescere: da bambina innocente e debole si trasforma a poco a poco in quella ragazza indipendente e con tanto carattere che il videogioco ci ha fatto conoscere.

 

Le storie di Geralt vengono raccontate in maniera cruda e sporca, prive di tutti quei fronzoli e delicatezze che una buona parte del fantasy moderno ci ha spacciato per anni. Non c’è l’onnipresente lotta del buono puro e intoccabile contro il male assoluto, ad esempio – tra quelle pagine e quei pixel tutto è grigio, sfumato; sono storie realistiche, pur nel loro essere impossibili, perché Geralt stesso è fallibile, manipolabile e umano, il mondo in cui vive è orribile e crudele, spietato, e perché delusioni e tradimenti sono sempre dietro l’angolo. La magia è presente, certo, ma non ci tocca mai direttamente se non per il capriccio di qualcun altro che interferisce con la nostra vita perché, a noi witcher, interessa poco: siamo uomini d’azione, con l’arma affilata al fianco e pronti a sporcarci le mani per un po’ di soldi o per assecondare il nostro capriccio e la nostra morale.

Insomma, il secreto del suo successo forse è proprio da cercare nella sua natura: non ci sarà mai la vera ed eterna salvezza, l’unica cosa certa è il dover continuare a lottare con le unghie e con i denti per sopravvivere.
Poco tolkeniano, forse, ma estremamente d’impatto!