Tempo di lettura: 5 minuti

Grinding e denaro, due inseparabili!

I videogiochi si evolvono con il tempo e con essi pure chi li gioca; si tratta di un processo naturale ed inarrestabile con il quale tutti devono venire a patti. Negli anni ottanta le sale giochi erano una realtà piuttosto diffusa, nei novanta gli strategici erano uno dei generi più apprezzati, pochi anni fa Minecraft macinava ogni record, mentre adesso i battle-royale sono sulla cresta dell’onda come non mai. Il tempo cambia ogni cosa ed è anche il giudice più severo. Pochissime persone perseverano in una stessa attività per molto tempo prima di mollare per intraprendere qualcosa di diverso, a meno che non siano obbligate ad esempio per questioni lavorative.

Minecraft

Non è mai veramente scomparso, ma è sicuramente meno sull’onda rispetto ad un po’ di anni fa.

Qualche giorno fa è arrivato sul sito un articolo curatissimo che parla del tempo richiesto per completare i trofei, od achievement, di alcuni tra i più blasonati titoli del panorama video ludico. Molti di essi si riducono alla semplice collezione di insipidi ammenicoli che aggiungono veramente poco al prodotto, non migliorandone in nessun modo la qualità. Tuttavia io non vi parlerò di ciò, ma di uno dei motivi che sta diventando il vero principe dell'”abbandono dei videogiochi” da parte degli utenti e che in parte si collega a quanto detto in quell’articolo.

Fortnite

I casi di acquisti folli su Fortnite e i soldi incassati quest’anno da Epic dimostrano la potenza delle microtransazioni.

Tanto tempo fa, quando la rete era ancora accessibile a pochissimi e nessun ragazzo disponeva di un cellulare personale, i videogiochi erano una spesa di lusso che ognuno si poteva permettere solo dopo il tanto agognato benestare dei propri genitori o tramite qualche “bustarella” da parte della nonna. Si trattava di un vero e proprio investimento, un acquisto che doveva durare per un bel po’, perché i soldi, purtroppo, non piovevano dal cielo e non vi era né Steam né altri rivenditori a prezzi stracciati. C’era la pirateria, ma ancora non era così diffusa tramite la rete e spesso anche questi “prodotti” andavano acquistati, seppure ad una cifra inferiore rispetto a quella degli originali. Era un periodo molto diverso da quello attuale e, a differenza di adesso, i giochi che compravamo, a scanso di veri e propri disastri, venivano spolpati a fondo.

Apex Legends

I tempi vanno avanti… e infatti il dominio di Fortnite sembra essere terminato per colpa di Apex.

Poi è arrivata la rete ed infine Steam, che con i suoi sconti ci ha permesso di raggiungere prodotti che prima mai molti di noi avrebbero potuto anche solo sperare di giocare. Con il tempo abbiamo iniziato a vedere offerte sempre più convenienti, prime fra tutte quelle degli Humble Bundle, ed abbiamo iniziato a giocare solo quello che effettivamente ci piaceva, scartando a priori anche prodotti acquistati e dei quali abbiamo solo assaggiato la crosticina, senza raggiungere l’interno. Siamo cambiati, nel bene e nel male, e con noi anche i videogiochi sono cambiati.

Destiny 2

Dopo il successo di Borderlands, molti hanno tentato di imitare e migliorare la formula di Gearbox Software.

Ormai è piuttosto risaputo che gran parte dei titoli che abbiamo nelle librerie di Steam non vengono giocati e lasciati lì semplicemente perché non ci interessano, nonostante per la maggior parte abbiamo speso comunque una certa somma, piccola o grande che sia. Sembrerebbe tuttavia che recentemente uno dei motivi principi per cui un titolo venga abbandonato sia il cossiddetto “grinding”, cioè il dove fare e rifare una medesima azione per poter proseguire, e non la grande offerta di prodotti. Si tratta di una pratica ormai piuttosto comune, soprattutto negli ultimi anni, ora che il GdR, o Gioco di Ruolo, sta vivendo una seconda rinascita. Ogni titolo, di qualsiasi saga o genere, ha subito una più o meno marcata contaminazione da gioco di ruolo, finendo per avere livelli, equipaggiamento, oggetti e moltissime altre cose tipiche fino a poco tempo fa solo di determinate tipologie di videogiochi. Assassin’s Creed con gli ultimi due capitoli ha virato nettamente verso questo genere, Far Cry New Dawn è un primo approccio in tal senso, sebbene si tratti di uno spin-off, The Division, Destiny, Anthem e moltissimi altri sono titoli che fino ad una decina di anni fa sarebbero stati molto differenti all’uscita.

Assassin's Creed Odyssey

Assassin’s Creed, la serie che ha visto una forte virata di genere.

In principio si narra che i motivi fossero semplicemente legati al bene dell’utente. Si voleva dare maggiore profondità, cambiare un po’ le carte in tavola in modo da proporre sempre qualcosa di differente, ma ormai sembra che si tratti solo di un periodo lontano. Infatti anche Star Wars: Battlefront II, un FPS tipico di questo periodo, può essere definito un titolo con un fortissimo “grinding” e sapete perché? Perché il “grinding” paga… e paga piuttosto bene!

Battlefront II

Star Wars: Battlefront II e tutte le problematiche legate al grinding e alle microtransazioni hanno fatto esplodere il caso.

Sono del parere che l’inizio vero e proprio sia stata la serie FIFA che con il suo Ultimate Team ha scoperchiato letteralmente un vaso di Pandora. Per avere bustine bisogna spendere, per avere soldi digitali bisogna o giocare oppure pagare con denaro reale e quindi lavorare. Questa dinamica si è estesa praticamente ad ogni gioco, non limitandosi solo a quella che, ai tempi di FIFA, era solo una precisa modalità online. Battlefront II di EA ne è un esempio e per questo vi invito a leggere anche questo articolo qui, per saperne di più al riguardo. Il “grinding” è diventato con il tempo uno dei motivi per il quale molti titoli, anche freschissimi, cioè appena arrivati sugli scaffali, finiscono per essere abbandonati dopo pochissimo tempo. La gente li gioca infervorata nelle prime ore, ma finisce per cadere nella noia poco dopo, scoprendo una ripetitività a volte mostruosa e assolutamente noiosa.

Far Cry New Dawn

New Dawn rappresenta la deriva GdR della serie di Far Cry. Verranno mantenute queste premesse anche nella serie principale?

Si potrebbe dire che in certi casi la gente spenda proprio per evitare quel lungo periodo di noia e ripetizione che il gioco gli sta per offrire con duemilasettecento portate di mostri e spasmi di dita su R2. Amy Hennig, ex Naughty Dog, ha dichiarato poco tempo fa che un titolo come il primo Uncharted non avrebbe riscontro oggigiorno per via della poca offerta disponibile. Niente multigiocatore, poca rigiocabilitá e solo una campagna di circa otto ore. Secondo Hennig le aziende non vogliono un gioco che abbia una fine, ma un “servizio” a cui far abbonare l’utente. Come allungare allora l’offerta? Semplice, “grinding”! FIFA ha macinato, e tutt’ora macina, milioni grazie alle bustine di “figurine”.

Uncharted

Uncharted 4 in foto. Il primo capitolo secondo Amy Hennig non sarebbe un videogioco proponibile oggigiorno sul mercato.

Tra i titoli più abbandonati degli ultimi anni figurano proprio: Star Wars: Battlefront II, Destiny 2, The Division, il neo arrivato Anthem e molti altri. Si tratta di videogiochi tripla A nella maggior parte dei casi e le motivazioni dietro l’abbandono sono di solito additabili al “grinding” eccessivo ed alla troppa ripetitività dopo qualche ora di gioco. Nonostante questo sembre che tale pratica paghi bene, quindi, perché fermarsi, specialmente se così si possono aggiungere delle microtransazioni molto redditizie?