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A circa 15 anni di distanza dal primo titolo, finalmente abbiamo potuto rivedere l’indimenticabile Derek Zoolander in “Zoolander 2″.

Non riesco a capire se, quello che Ben Stiller si portava sulle spalle, fosse un grosso macigno o un bellissimo dono in stile Re Magi perché, ad oggi, non ho ancora focalizzato se il film mi sia piaciuto o meno.

Sostanzialmente, credo di esserne rimasta delusa, ma le risate che mi ha provocato non sono state poche e alcuni degli attori sono riusciti a farmi dimenticare le note stonate presenti.

Zoolander 2

Vi lascio a due recensioni differenti: la prima è dedicata a chi non ha ancora visto il film, mentre la seconda è per coloro che avessero già assistito alla proiezione.

Attenzione: sebbene la prima recensione non presenti citazioni e riferimenti espliciti, entrambe contengono spoiler.

NON HO ANCORA VISTO IL FILM

Qualcuno sta uccidendo i “Belli” e c’è solo una persona che possa far luce su questo mistero: Derek Zoolander!

Ma Derek, al momento non si trova, perché ha furbescamente cambiato il proprio nome in un altro (che non è assolutamente assonante, proprio no).

Fortunatamente qualcuno riesce a farlo uscire allo scoperto e un’agente della Polizia della Moda (ex indossatrice di costumi), interpretata da una bellissima e auto ironica Penelope Cruz, ne approfitta per coinvolgerlo nelle indagini che porteranno a sventare un complotto nel quale sono coinvolti stilisti e modelli di calibro mondiale.

Derek, nel corso del film, riuscirà a conquistare l’amore perduto del figlioletto ormai cresciuto (ma non vi posso dire come per non incorrere nello spoiler).

THE END

Questa era, sostanzialmente, la trama (accorciata a dismisura per non fornirvi troppi dettagli sulla storia).

Di per sé, quest’ultima, rappresenta uno dei punti deboli della pellicola: salvo uno scarso colpo di scena finale, essa risulta piuttosto piatta e per tutto il film ci viene fatto ipotizzare un livello di azione che in realtà vedrà la sua massima realizzazione in una frenatica (scusate, volevo dire frenetica) nuotata della Cruz – aka Valentina Valencia – mentre Zoolander la abbraccia da dietro.

Zoolander 2

Tornando alla recensione vera e propria, la pellicola, purtroppo, cerca di ripercorrere i passi della precedente, vivendo nel suo mito e diventandone per certi versi la parodia.

Tutto ciò che nel primo film risultava innovativo, ora sembrerebbe quasi una metafora tragicomica, a partire dai cammei: le apparizioni celebri, che in Zoolander erano stranianti novità, infatti, qui diventano forzature.

Una su tutte è quella di Sting, la cui presenza è stata evidentemente proposta come alternativa a quella di Bowie nella prima pellicola. Non fraintendetemi, il cantante si è messo in gioco in modo adorabile ma l’idea concettuale di ricreare un parallelismo con la figura di Bowie è stata decisamente un azzardo.

Un’altra forzatura evidente è legata all’aver voluto riproporre ostinatamente quasi tutti i protagonisti e gli antagonisti del primo capitolo: il personaggio di Milla Jovovich ad esempio, nonostante ci regali un cat fight da urlo assieme a Penelope Cruz, è stato – scusatemi lo slang – decisamente tirato lì).

Tutto sommato, possiamo concludere che, nonostante ci si possa aspettare che un sequel sia parzialmente dipendente dalla matrice, questo film manchi completamente di autonomia.

A tratti mi sembra di avere dei flashback pensando ai set dei film legati alle pellicole di Ocean Eleven: sembrava, quasi, che la cosa divertente per gli attori fosse il fatto di girare tutti assieme, fregandosene del risultato finale.

Nella premessa, però, vi avevo detto che il film, tutto sommato, non mi ha delusa completamente quindi ora vi dirò i motivi per cui, un giorno più o meno lontano, lo riguarderò.

Prima di tutto LEI, Penelope Cruz. Bellissima e straordinariamente ironica.

Tra le altre interpretazioni ho particolarmente apprezzato, oltre a quella già citata di Sting, la recitazione della Jovovich (che riesce a prendere in giro il suo personaggio in maniera magistrale) e quella di Ariana Grande che, in pochi secondi, riesce a rendere divertente la parte di una ragazza con tendenze sadomaso.

Inoltre, mentre Will Ferrel si commenta da solo nella sua epicità, la rivelazione è stata senza dubbio il personaggio di Benedict Cumberbatch: il modello transessuale il cui nome d’arte è Tutto.

Zoolander 2

Altri elementi apprezzabili, sono stati la comicità generale (che, a dire il vero ricalcava quella della pellicola precedente nella quale i modelli sono derisibili per la loro stupidità) e il dinamismo della regia. Anche per quanto riguarda la colonna sonora nulla da dire: si alternavano brani di riferimento al film del 2001 ad altri contestualizzabili al mondo delle sfilate.

Come in ogni film, inoltre, sono presenti numerose imprecisioni ma, nel caso di Zoolander 2, a mio avviso solo una di queste è degna di nota: durante una scena ambientata a Roma, il figlio di Derek chiama un taxi e, una volta raggiunta la portiera, si ferma per almeno due minuti parlando con il padre. Ora mi chiedo: voi conoscete un tassista romano che starebbe fermo per due minuti senza imprecarvi contro (magari strombazzando pure un po’ con il clacson?).

HO VISTO IL FILM

Per tutti quelli che avrebbero voluto ammazzarlo fin dal primo momento, questo film offre una possibilità di riscatto enorme. Sapete di chi parlo, vero?

Era ora…

Zoolander 2

La morte di Bieber, come sapete, ha lo scopo di introdurre il fatto che diversi “Belli” stanno morendo e tutti, prima di farlo, postano sui Social Network una foto con un’espressione particolare stampata sul volto.

Questo è l’inizio di una storia dalla trama decisamente banale, sintetizzabile nel fatto che tutto ruota attorno ad un complotto che viene sventato.

In tutto ciò ci aspetteremmo un po’ di azione ma così non è: quest’ultima, infatti, ci viene fatta annusare per tutto il lungometraggio senza mai concretizzarsi (i punti di maggior azione, infatti, sono una nuotata della Cruz e il momento in cui il protagonista viene morso e poi incatenato dal cattivissimo Mugatu (la cui evasione ricorda terribilmente quella dell’antagonista in Men In Black III).

La pellicola, purtroppo, cerca di ripercorrere i passi della precedente, vivendo nel suo mito e diventandone per certi versi la parodia.

Tutto ciò che nel primo film risultava innovativo, ora risulta quasi una metafora tragicomica, a partire dai cammei: le apparizioni celebri, che in Zoolander erano stranianti novità, infatti, qui diventanoforzature.

Una su tutte è quella di Sting, la cui presenza è stata evidentemente proposta come alternativa a quella di Bowie nella prima pellicola. Non fraintendetemi, il cantante si è messo in gioco in modo adorabile ma l’idea concettuale di ricreare un parallelismo con la figura di Bowie è stata decisamente un azzardo.

Un’altra forzatura evidente è legata all’aver voluto riproporre ostinatamente quasi tutti i protagonisti e gli antagonisti del primo capitolo: il personaggio di Milla Jovovich ad esempio, nonostante ci regali un cat fight da urlo assieme a Penelope Cruz, è stato – scusatemi lo slang – decisamente tirato lì).

Tutto sommato, possiamo concludere che, nonostante ci si possa aspettare che un sequel sia parzialmente dipendente dalla matrice, questo film manchi completamente di autonomia.

A tratti mi sembra di avere dei flashback pensando ai set dei film legati a Ocean Eleven: sembrava, quasi, che la cosa divertente per gli attori fosse il fatto di girare tutti assieme, fregandosene del risultato finale.

Un altro aspetto decisamente deludente è stato l’eccessivo, a mio avviso, riferirsi all’Orgia di Hansel come se fosse un’entità unica paragonabile ad una fidanzata/ moglie (inizialmente i riferimenti facevano sorridere ma ad un certo punto sono risultati talmente ridondanti da apparire perfino noiosi).

Nella premessa, però, vi avevo detto che il film, tutto sommato, non mi ha delusa completamente quindi ora vi dirò i motivi per cui, un giorno più o meno lontano, lo riguarderò.

Prima di tutto LEIPenelope Cruz. Bellissima e straordinariamente ironica. La scena in cui espone le tette (fasciate in un costume leopardato), lamentandosi del fatto che per colpa loro non abbia potuto fare il salto di qualità necessario a diventare modella da passerella, è una delle mie preferite di tutto il film.

Tra le altre interpretazioni ho particolarmente apprezzato, oltre a quella già citata di Sting, la recitazione della Jovovich (che riesce a prendere in giro il suo personaggio in maniera magistrale) e quella di Ariana Grande che, in pochi secondi, riesce a rendere divertente la parte di una ragazza con tendenze sadomaso.

Zoolander 2

Inoltre, mentre Will Ferrel si commenta da solo nella sua epicità, la rivelazione è stata senza dubbio il personaggio di Benedict Cumberbatch: il modello transessuale il cui nome d’arte è Tutto. Quando scruta Derek, prima della sfilata ci regala una scena dotata di intensità spaventosa, senza contare che, unendo perfettamente i criteri di reazione maschile e femminile, incassa magistralmente la domanda indiscreta “Ti sto chiedendo se hai la patata o la salsiccia” e gira sui tacchi salvo, poi, vendicarsi a suon di frustate durante la messa in scena voluta dalla sfilata.

Altri elementi apprezzabili, sono stati la comicità generale (che, a dire il vero ricalcava quella della pellicola precedente nella quale i modelli sono derisibili per la loro stupidità) e il dinamismo della regia. Anche per quanto riguarda la colonna sonora nulla da dire: si alternavano brani di riferimento al film del 2001 ad altri contestualizzabili al mondo delle sfilate.

Zoolander 2

I riferimenti al primo capitolo sono stati, poi, la ciliegina sulla torta.

Ad esempio, la celebre frase “Orange Mocha Frappuccino!” che ha condotto alla morte i modelli amici di Derek, è stata magistralmente sostituita con un inno al gelato al cioccolato il quale, unitamente alla stessa musichetta di sottofondo utilizzata nel 2001, ha fatto evitare per un pelo un incidente mortale allo sciocco protagonista (anche questa volta).

Come in ogni film, inoltre, sono presenti numerose imprecisioni ma, nel caso di Zoolander 2, a mio avviso solo una di queste è degna di nota: durante una scena ambientata a Roma, il figlio di Derek chiama un taxi e, una volta raggiunta la portiera, si ferma per almeno due minuti parlando con il padre. Ora mi chiedo: voi conoscete un tassista romano che starebbe fermo per due minuti senza imprecarvi contro (magari strombazzando pure un po’ con il clacson?).

Pur riuscendo a trovare ancora idee folgoranti – la definizione di Nord del Mondo di Derek che si concretizza nel Nord del New Jersey o la vecchia pubblicità dell’acqua di Colonia dove uno Zoolanderdalle sembianze animalesche viene letteralmente munto, tanto per fare degli esempi – posso affermare senza ombra di dubbio che, nonostante le risate, in nessun momento Zoolander 2 riesca a farci dimenticare il primo film.

Potrebbe essere un punto di forza, certo, ma a mio avviso è solo un modo per evitare di dover portare un progetto ad un livello superiore, cosa che sarebbe stata benissimo nelle potenzialità di tutti i partecipanti.

In conclusione, prendo in prestito le parole di una persona che stimo molto per sagacia e doti analitiche e vi dico:

“Il film di per sé non era brutto ma la cosa che è mancata questa volta è stato il livello di satira di costume che era la colonna portante del primo film. Qualche frecciatina, si, ma più in punta di fioretto rispetto all’ascia a due mani dello Zoolander originale“.