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Lo ammetto: quando ho visto i primi trailer di Zootropolis, ho subito pensato fosse un bel film, anche se credevo si rivolgesse principalmente ai bambini.

Mi sbagliavo, eccome se mi sbagliavo!

Avete presente Elsa di Frozen in confronto alle altre Principesse Disney? Ecco! La stessa similitudine la possiamo fare tra i personaggi antropomorfi presenti in Zootropolis e quelli degli altri film visti fino ad ora.

In questo lungometraggio animato troviamo una serie di valori morali che guardano “Inside Out” della Pixar con sufficienza, dicendogli: “Prendi e porta a casa!

zootropolis

Partiamo, però, dall’inizio.

[Inutile dirvi che, da questo momento in poi, potrete incorrere in numerosi spoiler]

Zootropolis, di base, è un poliziesco sulla falsa riga di Beverly Hills Cop o 48 ore, in cui due personaggi diversi tra loro dovranno collaborare per risolvere un caso.

Nello specifico, la protagonista, una poliziotta coniglio di nome Judy Hopps, tiene sotto scacco con una minaccia la volpe Nick Wilde per ricevere l’aiuto che le serve in modo da poter ritrovare entro 48 ore Mr. Otterson, una lontra scomparsa dalla città assieme ad altri 13 animali.

Judy è un personaggio “positivo” in quanto non si limita a subire il destino di diventare una contadina come i suoi simili, ma lotta per diventare una poliziotta e, una volta tale, si batte ancora per conservarne lo status in una società in cui il ruolo delle forze dell’ordine è affidato ad animali ritenuti più forti.

La trama, segue le avventure di Judy e Nick, nemici giurati che impareranno a conoscersi e a rispettarsi, indagando assieme attraverso i quartieri di una città abitata da animali antropomorfi, in una realtà dove l’essere umano pare non esistere e le specie (predatori e prede) hanno imparato a convivere.

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Vivremo un continuo tiro alla fune tra noir e commedia: se, da un lato le indagini ci tengono con il fiato sospeso, dall’altro non mancano neanche le scene esilaranti e le citazioni prese da numerosi film e serie Tv.

Anche la trama ci riserva diversi colpi di scena e ribaltamenti.

Il lupo diventa agnello e l’agnello diventa lupo, cosicché si impara a capire che non sempre il “buono” si possa identificare con quello che conosciamo e, soprattutto, con quello in cui ci riconosciamo.

In quest’ottica, sono principalmente due le azioni di Judy che ci dovrebbero spingere a riflettere: commette l’errore di identificare l’agnello (con cui divide un destino da “comparsa sociale”) con il buono da difendere e, pur credendo di essere diventata amica di Nick, messa alle strette dimostra un’istintiva ritrosia nei confronti di quest’ultimo.

Al classico motto Disney “Puoi sognarlo, puoi farlo”, in Zootropolis si affianca il motto cittadino, quello che spinge Judy ad abbandonare la campagna per seguire il suo sogno: “A Zootropolis ognuno può essere ciò che vuole”.

Questo “Credo” lo ritroviamo in ogni dettaglio, a partire dai singoli quartieri, personalizzati in modo che ciascuna specie possa vivere secondo le proprie necessità e abitudini, fino a raggiungere l’apice nel punto di ritrovo Zen per nudisti, dove possiamo trovare anche gli animali con abitudini considerate più “strane” da chi è abituato ad indossare vestiti (esilarante il dialogo in cui ci vengono fatti passare per pervertiti degli animali che vogliono solo restare “al naturale”).

La parola chiave, quando parliamo della città di Zootropolis è “convivenza”, intesa come integrazione. Abbiamo, infatti, numerosi quartieri che celebrano culture differenti. Si va dall’elegante Piazza Sahara, abitata dagli animali del deserto, passando per Tundratown (orsi polari e alci), proseguendo, poi, per il Distretto Foresta Pluviale e Little Rodentia, abitata da roditori. Vi sono poi il Distretto abitato dai Cervi e la Tana dei Conigli anche se la vera rivelazione è la Savana Centrale, il crocevia dove tutti vivono assieme e non importa se sei grande o piccolo perché la città sarà a tua misura (e lo saranno anche le porte della Metro).

La cura dei dettagli, come da tradizione Disney, è minuziosa: agli animali sono state date caratteristiche e personalizzazioni talmente accurate da far togliere il cappello a Orwell: dal cellulare con il logo di una carota morsicata, passando per i Taxi Zuber fino ad arrivare agli spassosissimi personaggi ammiccanti a determinate categorie sociali (nel caso del doppiaggio italiano citiamo Paolo Ruffini che ha caratterizzato il livornese Yax, con tanto di cadenza dialettale e mosche al seguito).

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Il mondo di Zootropolis è più realistico che mai, grazie alle nuove tecniche sviluppate per l’occasione e ad un sapiente studio della luce, volto a far percepire allo spettatore anche le folate di vento tra le foglie o la morbidezza del pelo dell’animale (mirabolante la scena in cui Nick tocca il pelo sulla testa dell’assistente del Sindaco).

Le citazioni prese da film e serie TV sono continue e calzanti e per coglierle tutte (dal personaggio che ama il cappuccino con molta schiuma ai chimici di laboratorio che sintetizzano qualcosa di blu e fanno riferimenti a un certo “Jesse” e ad un certo “Walter), sarebbe necessario riguardarlo più volte.

Se Zootropolis non fosse un’avventura spensierata, potrebbe tranquillamente essere una dichiarazione politica: il rimando al nostro Mondo razzista e violento, infatti, è lampante tanto quanto la divisione tra predatori e prede, “noi” e “loro”, maggioranze e minoranze.

Judy, in questo film, inoltre ci insegna a non cedere alla paura, vivendo la nostra vita senza lasciarci scoraggiare da avversità e soprusi, mantenendo la determinazione e non perdendo mai la speranza: solo così, infatti, possiamo aspirare a diventare ciò che desideriamo maggiormente essere.

La forza del copione, però, non sta nel condurre lo spettatore in un già visto percorso di accettazione ma procede in senso inverso, partendo da una convivenza idilliaca (almeno apparentemente), smontandola fino a recuperarla in un secondo momento – questa volta, però, con la consapevolezza che sarà necessario gettare delle basi più solide perché non è chiudendo gli occhi sulle differenze che si impara a convivere, bensì imparando a conoscerle e accettarle.

Prima di lasciarvi, vorrei parlare di due elementi extra che era impossibile evitare di citare: parlo della cantante Gazelle (aka la Shakira della savana, che con il suo brano “Try Everything” incarna perfettamente i valori trasmessi dal film) ed il bradipo Flash, talmente speciale che può essere presentato solo attraverso il video sottostante.

Per concludere, è decisamente impossibile, guardando Zootropolis, non pensare a temi quali tolleranzaconvivenza tra etnie diverse, strategie della paura ed evoluzione della società ma, allo stesso tempo, dobbiamo guardare ai valori che ci mostrano Nick e Judy, due Umani (si avete letto bene) che imparano a conoscersi e rispettarsi senza generalizzare, perché ogni individuo è unico, indifferentemente dalla categoria a cui la nostra mente potrebbe istintivamente associarlo.

Se l’avete visto o siete in procinto di farlo, fatemi sapere cosa ne pensate.

E ricordate: Ognuno può essere ciò che vuole.